Museo etnografico siciliano Giuseppe Pitrè
Fondato nel 1909 dallo studioso di tradizioni popolari Giuseppe Pitrè, ha sede nella dependance della Casina Cinese all’interno del Parco della Favorita.Vi si può anche ammirare , ancora intatta , la cucina della Casina Cinese
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La casa del folklore siciliano
da sicily4you,it
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Nel 1934 Giuseppe Cocchiara, allievo ideale di Pitrè, riceveva l’incarico di riordinare quello che oggi è il custode della tradizione popolare siciliana : il museo etnografico siciliano “G. Pitrè”.
La sede scelta venne individuata nella “Casina alla cinese” che attualmente lo ospita: una Palazzina settecentesca eretta nel Parco della Favorita, a Palermo, da Veneziano Marvuglia, i cui locali, originariamente destinati alla servitù, furono convertiti a museo.
Non è da trascurare che il museo etnografico è, tuttora, ospitato in un edificio che non ha nulla a che vedere con le sue collezioni.
Nel 1934 Giuseppe Cocchiara si oppose fermamente al progetto del Marconi che prevedeva il trasferimento del patrimonio etnologico nella Palazzina cinese; le collezioni, infatti, avrebbero sofferto moltissimo del confronto violento con la visione aulica della vita rappresentata nei suoi spazi interni. Secondo Cocchiara sarebbe stato molto meglio considerare gli annessi dell’edificio, costituiti dai servizi generali e dalla cucina. “La casina, infatti, – sostiene Pagnano- presentava l’eccezionale dato distributivo della cucina “segregata” dalla residenza, per allontanare gli odori e la circolazione dei cuochi e sguatteri.
Da ricerche di archivio è emerso che la cucina borbonica, oggi adibita a sala dei presepi, risultava disposta diversamente da come appare ed è da recuperare insieme alla grande scuderia. Tutte le modifiche, dunque, vanno cancellate per riproporre l’assetto dato da Emanuele Alessandro Marvuglia nel secolo scorso.
Tuttora il museo etnografico, considerato uno degli esempi di maggiore interesse in Europa, documenta le tradizioni popolari siciliane attraverso il ricamo, la filatura, la lavorazione del ferro battuto, ed ogni altra attività espressa nelle manifatture.
Vi si trovano anche uno splendido presepe del ’700 di Giovanni Matera e il busto di Giovanna Bonanno, una rinomata fattucchiera detta “la vecchia dell’aceto”.












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