Il mitico Arciprete Taffàro alla stazione fu accolto con la banda musicale
di Giuseppe Virciglio
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A partire dal 1963 e fino agli ultimi anni ’60, ad Asti presso la parrocchia S. Paolo è stato attivo, con un’intensità che è andata scemando nello stesso decennio, il circolo “Milena”. Questo circolo, per le modalità di costituzione può essere dovuto alla combinazione di tre elementi:
1) la grande massa di immigrati da Milena, costituita in gran parte da nuclei familiari con capi famiglia di mezza età, che nei primi anni ’60 si è concentrata ad Asti;
2) il fatto che a Milocca, proprio per la suddivisione in robbe, i “vincoli di solidarietà sono più forti che nelle altre località di Sicilia” (Gower Chapman, 1985, p.170), cosa che in quegli anni faceva diventare Asti quasi una “robba di Milocca”;
3) l’incontro di alcuni leader della comunità con don Giulio Martinetto, parroco di S. Paolo, sacerdote con spiccate capacità organizzative (molte delle organizzazioni cattoliche ad Asti ruotavano in queli anni attorno alla sua figura) e di elazioni umane.
Gli scopi del circolo erano fondamentalmente queli di garantire l’assistenza materiale alle famiglie più indigenti ed aiutare i compaesani nella ricerca di un posto di lavoro.
Per indicare il livello di paretcipazione dei compaesani al circolo è eloquente l’espressione usata da uno dei fautori di questa organizzazione, Calogero Schillaci, che abita a fianco dell parrocchia S. Paolo: “dapprima currivanu tutti pi cà”, dapprima venivano tutti qua.
Il circolo aveva un suo organigramma, costituito da un suo presidente, Salvatore Cannella, (uno tra i primi immigrati, ad Asti dal 1955), allora terntaduenne, oggi artigiano piastrellista, eletto pubblicamente dai compaesani, e da un comitato comprendente con una presenza diversa nel tempo: Gaetano Diliberto, Calogero Schillaci, Salvatore Ferlisi, Giuseppe Palumbo, Giuseppe Buttaci, Francesco Mendola, Carmelo Cannella e Gioacchino Ferlisi.
Compito di questo comitato era quello di individuare i casi bisognosi, sottoportli all’attenzione dell’assistente ecclesiastico del circolo, don Martinetto, che, attraverso la sua rete di rapporti con commercianti, politici, dirigenti industriali della città, avrebbe cercato una soluzione.
Il ruolo di questo sacerdote non era solo quello di sostituire o integrare la funzione svolta dai funzionari dell’Ente comunale assistenza o dell’Ufficio di collocamento spesso figure in sè e di per sè neutre, ma era soprattutto quello di agente infrastrutturale, che, proprio salvaguardando “i sensi di fraternità nel ricordo della terra natale” dei milocchesi, tendeva a normalizzare il rapporto tra la comunità di immigrati e la città, richiedendo dapprima, come lui stesso fece stampare nel retro della tessera del circolo “Milena”, “di tenere una buona condotta religiosa e civile” e poi, come vedremo, una chiara adesione politica.
Quella che possiamo definire la consacrazione del circolo, avvenne nel marzo del 1963 con la visita dell’arciprete di Milena, Salvatore Taffaro. La maggior parte degli intervistati ricorda quella visita pastorale come un grande momento di partecipazione e di festa collettiva.
Don Martinetto organizzò in onore dell’arciprete un pranzo a cui parteciparono circa 240 persone. Ogni famiglia di Milena aveva la facoltà di inviare un suo rappresentante.
A quel pranzo, che si tenne al “Leon d’oro” di via Cavour (oggi questo ristorante non c’è più), presero parte anche il cav. Cane, consiglier comunale della Dc e il rag. Bianco, allora capo personale della Saclà, due testimoni privilegiati della storia dei milocchesi ad Asti.
Quella visita pastorale dell’arciprete, che alla stazione fu accolto con la banda musicale, è entrata nella memoria collettiva assumendo nel ricordo il valore di un mito, che molte famiglie, allora già ad Asti, rispolverano attraverso una foto di gruppo a ricordo di quel particolare momento.
L’arciprete di Milena durante il periodo di vita del circolo, come si può leggere sul Bollettino parrocchiale di S. Paolo, venne ad Asti altre due volte: una volta nel 1965 con il vescovo di Caltanissette, come già ricordato, e una seconda volta nel 1968. Lui stesso durante l’intervista dice che queste due visite assunsero carattere più formale della prima, che invece ricorda come un momento di alta umanità.
Nel fondare il circolo di comune accordo, tutti i milocchesi avevano deciso che “la politica nun ci aviva a tràsiri” nel senso che non si doveva fare politica all’interno del circolo.










