Pranzi e spese per abiti e profumi con la carta di credito dell’Ato rifiuti Cimino a giudizio per peculato.
di Valerio Martines
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Shopping, e anche a caro prezzo, con la carta di credito dell’Ato Ambiente CL1. Pranzi e cene nelle trattorie di Palermo o nei ristoranti del centro storico nisseno e in alcuni di Milano, ma anche spese personali nelle boutique del capoluogo lombardo e nissene. Abiti griffati e costosi profumi. La card incriminata è quella che possedeva, per il suo ruolo di ex presidente della società d’ambito, Giuseppe Cimino.
È di peculato l’accusa per la quale il Gip Lirio Conti, giorno 16, ha disposto il processo col rito immediato chiesto dai pubblici ministeri Alessandro Aghemo e Giovanni Di Leo. Così, saltando l’udienza preliminare, Cimino (difeso dall’avv. Sergio Iacona) dal 27 settembre sarà processato in Tribunale. E l’Ato (assistito dall’avv. Dino Milazzo) ha già preannunciato che sarà parte civile al dibattimento. Cimino, nel corso dell’interrogatorio del 13 maggio scorso, ha sostenuto che era convinto di potere utilizzare lecitamente la carta di credito della società d’ambito.
È un’indagine contabile del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza che ha fatto finire Cimino sotto inchiesta. L’input è arrivato con una nota redatta il 5 aprile scorso dall’attuale liquidatore dell’Ato Ambiente, Elisa Ingala, in cui evidenziava lacune nei bilanci degli ultimi anni relative a spese sostenute da Cimino sotto la sua gestione con la carta numero 4532211853312199 intestata al Monte dei Paschi di Siena e di proprietà dell’ente.
Un ammanco alle casse dell’Ato CL1 che magistrati e finanzieri hanno quantificato per un ammontare di poco più di 41mila euro e accertato tra il 15 novembre 2006 fino al 15 gennaio di quest’anno.
- Ma Cimino, secondo l’accusa, avrebbe anche effettuato numerosi prelievi in contanti o emesso assegni che gli veniva riferito sotto la voce “crediti verso amministratori”.
- E poi vi sono le molteplici “strisciate”. Come a Palermo, dove al ristorante “Lo strascino” il 31 marzo 2007 paga un conto da 150 euro e poi, il successivo 5 aprile, un altro da 249 euro da “Sariddu e figli”,e ancora “Il Cambusone”, “A cuccagna”, “La cantina”, “La muciara” e “Francu ‘u piscaturi” a Porticello. E in città vi sono i ristoranti “Centro Storico”, “Al Duomo” e “50&50″.
Ma non è tutto, perché l’ex presidente dell’Ato Cl1, sempre secondo il monitoraggio di denaro effettuato dalle Fiamme Gialle, avrebbe comprato capi e accessori costosi, come il 13 ottobre 2007 risulta nella boutique palermitana di Giovanni Aiello (388 euro la spesa registrata), e poi da “Bata Scarpissima” (272,90 euro), “Non solo Sport” (223,60 euro), da “Look”, dove l’8 novembre 2008 spende 550 euro e il 14 novembre altri 215 euro, così come 400 euro da “Club 70″ il 5 dicembre. Il 17 febbraio 2009 esce la carta di credito alla Gastronomia Castiglia e paga 140 euro, mentre alla profumeria Greco acquista prodotti per 150 euro.- Alcune delle spese riscontrate dai finanzieri, inoltre, sono avvenute a Milano: qui, è il 19 giugno 2009, Cimino spese 575 euro nel punto vendita “Louis Vuitton” della Galleria Vittorio Emanuele. Sempre nel capoluogo lombardo, altri due conti a distanza d’un giorno nel ristorante “Trussardi alla Scala” (prima 246 euro il 14 ottobre, l’indomani 192 euro) o da “Papà Francesco”. A febbraio del 2010 – tra il 24 e il 26 – in un’altra trasferta nella città meneghina, Cimino ha mangiato e pagato di nuovo da “Trussardi alla Scala”, da “Cracco”, da “Savini” e al ristorante “Santa Lucia”.
- Altre spese pure per il bricolage, come quelle effettuate da China Antonio & C. (49,80 euro) e Brico Market (142,70 euro).











questo e il motivo per non pagare le bollette.
bella mondezza !!
hoversato il 40% in più nelle tasche di cimino (minuscolo)
VERGOGNA
Ecco perchè Cimino non ha mai denunciato il dott. Cipolla quando il dottore si batteva contro l’ATO. FORZA DOTTORE CIPOLLA CONTINUA LA TUA LOTTA CONTRO IL MALAFFARE DOVUNQUE S’ANNIDI.