Il conservatore scientifico della collezione dei Cappuccini parla delle tecniche di imbalsamazione
«Il Maestro del Sonno eterno»
di Rossella Jannello
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«Il Maestro del Sonno eterno» è il titolo del suo saggio, ma è anche il «manifesto» degli interessi culturali delll’autore.
E «interrogare» i morti per conoscere meglio i vivi è il senso del lavoro dell’antropologo siciliano Dario Piombino-Mascali.
Trentacinquenne, messinese, Piombino-Mascali ha un curriculum di tutto rispetto. Laurea in Antropologia nell’università di Pisa, dottorato di ricerca in Paleoantropologia e Patocenosi nell’università di Leicester (Regno Unito), ricercatore senior dal 2008 nella prestigiosa Accademia Europea di Bolzano (l’unico Ente di ricerca, nato dopo il ritrovamento dell’Uomo del Similaun, che si occupa di studiare le mummie umane), borsista della National Geographic Society, consulente antropologo dei Musei Vaticani, ricercatore associato nel Reiss-Engelhorn Museen di Mannheim (Germania).
Per l’Eurac Piombino-Mascali è il coordinatore del progetto mummie siciliane e da un anno è anche Conservatore Scientifico della grande collezione di mummie umane esposte nelle Catacombe dei Cappuccini di Palermo. Ed è proprio qui che si dipana, la storia struggente e straordinaria che l’antropologo racconta nel suo libro «Il Maestro del Sonno eterno» (La Zisa, Palermo, 2010), presentato nei giorni scorsi a Catania. Balzato alle vette delle classifiche e apprezzato sia dagli addetti ai lavori sia da un pubblico di non specialisti.
“Il Maestro del Sonno Eterno” svela il segreto relativo all’imbalsamazione di Rosalia Lombardo, la piccola mummia custodita alle Catacombe dei Cappuccini di Palermo ritenuta da molti la più bella del mondo.
Dario Piombino-Mascali accompagna con garbo il lettore alla scoperta di una tecnica millenaria, ma soprattutto getta nuova luce su una figura, quella dell’imbalsamatore Alfredo Salafia, molto nota ai suoi tempi in Italia e in America, autore – grazie a un “metodo” fin qui ritenuto perduto – di imbalsamazioni di personaggi eccellenti come lo statista Francesco Crispi e dei notabili dell’epoca.
Una cura, una precisione che il ricercatore non ha riservato solo alla piccola «Bella addormentata» di Palermo. L’unico mummiologo siciliano ha avviato infatti uno studio sistematico su tutto il vasto patrimonio dei Cappuccini di Palermo.
«Stiamo per la prima volta procedendo – spiega – alla campionatura dei reperti mummificati, sotto l’egida della Sovrintendenza di Palermo. Fin qui abbiamo schedato oltre 1000 mummie ma il patrimonio è più esteso perchè ci sono altri corpi mummificati nelle casse, alcune delle quali sigillate. La situazione non è delle più semplici ma ci sono le condizioni per lavorare. Il problema però è l’edificio che ospita questi reperti che abbisognerebbe di interventi strutturali per assicurare alle mummie delle condizioni migliori di conservazione».
La schedatura – spiega l’antropologo – è propedeutica ad analisi biomediche ed epidemiologiche. «Tutte informazioni fondamentali per capire usi, costumi, modi di vita e malattie dei siciliani che ci hanno preceduto».
- In che senso? Che cosa ci possono dire le mummie?
«Sono a tutti gli effetti un patrimonio archeologico. Intanto perchè rappresentano individui realmente esistiti, ma anche perchè a corredo ci sono artefatti archeologici come i vestiti, gli oggetti, la cassa, studiando i quali è possibile sapere di più dell’epoca alla quale il morto apparteneva. Attraverso analisi biomediche, con l’utilizzo dei moderni strumenti diagnostici è possibile poi reperire altri dati importanti. Nel gruppo delle mummie di Savoca, per esempio, abbiamo potuto accertare casi di gotta, malattie della colonna vertebrale, casi di cancro e lo studio del Dna, ricavato da minuscoli reperti ci ha permesso di stabilire, ad esempio quali erano i batteri che tipizzavano la tubercolosi nel secolo scorso, diversi da quelli attuali. Fornendo informazioni mediche importantissime. Ecco, in questo senso lo studio dei morti serve anche ai vivi e ai contemporanei».
- Ma l’imbalsamazione è una pratica ormai superata?
«Come rituale di massa ha inizio nel 700 in Francia e ha il suo picco nella seconda metà del 1800. Dopo i conflitti mondiali il ricorso massiccio all’imbalsamazione viene meno. La serie di lutti che la guerra creò fece sì che la morte diventasse un tabù da allontanare, anche seppellendo rapidamente i morti. Ma la pratica non si è mai fermata. Negli Usa anzi, tuttora, la tanatoprassi è considerata un rituale funerario preferenziale perchè permette lunghe esposizioni del defunto».
- Palermo a parte, qual è la situazione del patrimonio mummiale siciliano?
«Oltre alla raccolta dei Cappuccini che si è arricchita per quattro secoli, i gruppi più grossi di mummie in Sicilia si trovano a Savoca, Piraino, Novara di Sicilia, Santa Lucia del Mela, Burgio. Poi ci sono gruppettini sparsi o qualche singolo caso interessante. Ma tutte, creda, meritano studi accurati».










