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Archivio per 29 maggio 2011

Milocchesità ad Asti /1

MOMENTI D’INCONTRO TRA PARENTI

di Giuseppe Virciglio

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Il grado della “milocchesità” varia considerevolmente all’interno della comunità di milocchesi residenti ad Asti, come dal modello dei cerchi concentrici; nel primo cerchio metteremo la parentela e via via l’amicizia, il vicinato per arrivare alla comunità.

Iniziamo delineando dapprima i momenti d’incontro caratterizzanti la “frequentazione”, con particolare riferimento, nell’ordine, ai rapporti tra le famiglie, ai luoghi di ritrovo degli uomini milocchesi e, infine, alle manifestazioni pubbliche di richiamo per la comunità.

A livello di parentado ci si può ritrovare anche più volte alla settimana.

Cognati e cognate, fratello e sorella, suocere e nuore, figli sposati e genitori, solitamente hanno in comune forme minimali di cooperazione per attività legate alla gestione della famiglia e al tempo libero, che possono presupporre uno scambio di oggetti o di servizi, che spesso si risolve in brevi, ma ripetuti, contatti. Questa modalità di rapporto è consacrata con apposite visite ai parenti, relegate perlopiù al pomeriggio della domenica, che sono considerate il simbolo dell’unione tra parentado e sottintendono disponibilità alla solidarietà in caso di bisogno.

Anche se con minore frequena, possiamo ritrovare scambi di visite domenicali tra amici spesso legati dal vincolo di comparatico.

In questo tipo di incontro vi deve essere un rigido equilibrio nello scambio delle visite, nel senso che gli incontri debbono avvenire alternativamente a casa di uno o dell’altro, per dimostrare la tendenza equalitaria del rapporto.

Esiste poi una rete di incontri, costituita da scambi di visite che si estendono alla parentela allargata, sia agnatizia che cognatizia e ai “conoscenti”, ovvero persone con le quali si è avuto un buon rapporto di vicinato a Milena e ad Asti.

Questo scambio di visite è legato a decessi, nascite, e malattie; in quest’ultimo caso se la malattia è grave sarà fatta durante la degenza, comunque, necessariamente, dopo la guarigione. Spesso le persone più anziane si preoccupano di non far sapere che un congiunto è affetto da una malattia cronica, perchè provano segno di vergogna, ritenendo che, se gli estranei vengono a conoscenza della salute cagionevole del congiunto, possa essere intaccato l’onore della famiglia.

La visita è la sopravvivenza più o meno formale dell’antica solidarietà che prevedeva uno scambio alimentare: una volta, al paese era solitamente costituito da pacchi di pasta, olio, uova e galline, nei primi casi; e zucchero, uova e ciambelle in caso di malattia; ora avviene solamente lo scambio di generi voluttuari (zucchero, caffè, dolci e bottiglie di liquore), ricalcando il modello della vecchia aristocrazia milocchese.

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DOPO ELENA, JACOPO…

(Reuters)

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Un bimbo di 11 mesi è morto dopo essere stato lasciato in auto dal padre per qualche ora a Passignano sul Trasimeno, in provincia di Perugia.

L’uomo – 41 anni, originario del paese che si affaccia sul lago e custode del Club velico del Trasimeno – è indagato per omicidio colposo dalla procura di Perugia, come riferiscono gli inquirenti, aggiungendo che si tratta di un atto dovuto. La madre – una psicologa di origine albanese – è svenuta quando è stata informata al telefono dell’accaduto dal marito.

Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, il bimbo, che si chiamava Jacopo, è stato lasciato nell’auto parcheggiata nel piazzale del circolo velico prima delle 9.00. Il padre si è accorto che il bambino era rimasto nell’auto verso le 12,30 quando stava per tornare a casa. L’uomo prima di allertare il 118 ha cercato inutilmente di soccorrerlo. Inutili anche i tentativi effettuati sul bimbo dal titolare di un bar che si affaccia sul lago.

Jacopo, secondo quanto riferiscono i carabinieri, è morto per arresto cardio-circolatorio causato da una prolungata esposizione ai raggi solari all’interno dell’auto.

Qualche giorno fa, in un caso analogo, una bimba di 22 mesi è morta a Teramo dopo essere stata dimenticata in macchina per alcune ore dal padre, convinto di averla portata all’asilo.

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LEGGI COME PUO’ MORIRE UN BAMBINO RIMASTO CHIUSO IN MACCHINA CON I FINESTRINI CHIUSI SOTTO IL SOLE

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di Lillo Montalto Monella
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Metà degli alimenti prodotti oggi vengono scartati durante la filiera produttiva e non arrivano neppure al banco vendita. Lo dimostra uno studiocondotto dallo United Nation’s Environment Programme (UNEP). Degli alimenti superstiti, poi, circa un terzo finisce nel cestino a pochi giorni dall’acquisto.
A Londra si è scelto di combattere la macchina dello spreco tornando alle origini. Più precisamente, al rituale del banchetto medievale, quando le comunità si riunivano per condividere cibo, idee e divertimenti in maniera teatrale e festosa.

“Non diamo da mangiare ai senzatetto: vogliamo piuttosto nutrire la comunità, il Paese intero”, mi spiega con una punta di orgoglio Stephen Wilson, fondatore venticinquenne della People’s Kitchen di Hackney, Londra. Quello che si fa alla “cucina del popolo” è in realtà molto semplice: banchettare in comunità con quegli alimenti che verrebbero altrimenti gettati nell’immondizia. Proprio come i contadini della gelida Europa medievale, che spigolavano dai campi dei padroni alla ricerca di cibo ancora commestibile, i pochi volontari dell’associazione spendono la loro domenica mattina a raccogliere cibo ancora in buone condizioni dai commercianti del quartiere.

“Quando il progetto è partito, a novembre scorso, ci appoggiavamo al New Spitafield Market (il più grande mercato ortofrutticolo del paese). Poi le cose sono cambiate, complice anche una maggiore attenzione a questioni igienico-legali legata alle imminenti Olimpiadi. Ora ci riforniamo principalmente da tre-quattro alimentari della zona”, ci spiega Daniel, 23 anni, pubblicitario.

Terminato il giro di pattugliamento, la manciata di volontari scarica il raccolto sui lunghi tavoli del Passing Clouds, casa base e centro culturale nel cuore del quartiere orientale di Hackney, e inizia a pelare le verdure raccolte.

La gente affluisce poco alla volta e in breve ci si ritrova tutti seduti a tagliare rape e chiacchierare, mentre un piccolo Mac diffonde un po’ di musica funky in sottofondo. Dopo mezz’ora, nel bel mezzo della nostra intervista, Stephen mi dà un coltello e sorridendo mi indica un cesto di cipolle. Mi siedo e mi metto al lavoro – che altro posso fare? – iniziando a conversare con il mio vicino di posto.

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Sanità convenzionata. Mancuso: «Nisseno penalizzato»

Michele Mancuso

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Il presidente del Consiglio provinciale di Caltanissetta ed esponente di Forza del Sud, Michele Mancuso, interviene sul delicato tema delle prestazioni specialistiche convenzionate esterne (laboratori d’analisi, studi per visite cardiologiche e tutti quei servizi essenziali offerti dagli specialisti sul territorio) erogate sul nostro territorio.

«Da circa dieci anni la nostra provincia viene derubata delle risorse e delle prestazioni sanitarie. Infatti le prestazioni specialistiche convenzionate esterne a causa di un “errore burocratico” sono state diminuite con danni sia agli specialisti convenzionati sia ai pazienti. La popolazione dell’intera provincia, infatti, ha avuto diritto a meno prestazioni rispetto a quelle che invece sono state dirottate in altre provincia siciliane.

Adesso è arrivato il momento di dire basta. Infatti, in attuazione della L.R. 5/09 tali prestazioni e tali risorse devono finalmente essere restituite ai legittimi destinatari. Il nostro territorio e la cittadinanza se ne devono impadronire per avere finalmente dei ritorni positivi. Certo della disponibilità della dirigenza dell’Azienda Sanitaria Provinciale ritengo opportuno, laddove necessario, portare avanti di concerto con gli organi competenti tutte le misure utili al raggiungimento di tale obiettivo.

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Troppi distratti in giro

Un monumento per i genitori distratti

di Renato Pierri

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Trascrivo da La Repubblica del 28 maggio:

  • “Professor Ammaniti, poteva capitare anche a una madre di dimenticarsi così a lungo un figlio, tanto da farlo morire?”.
  • “No, non credo, le madri sempre, ma soprattutto nei primi anni di vita, hanno una sorta di sensore biologico, genetico, che le porta a ricordarsi dei figli in ogni caso. Anche in situazioni di forte stress e di giornate convulse. Basti pensare al classico esempio: se il neonato piange, la madre si sveglia mentre il padre continua a dormire”.

Il professore si è dimenticato della madre che a Merate, il 30 maggio del 2008, per distrazione lasciò in macchina la figlioletta di appena due anni per l’intera mattinata. La bimba morì. Era il giorno del suo secondo compleanno.

Vorrei aggiungere che io sono proprio fortunato, giacché, pur essendo uomo, dovevo avere quella sorta di sensore biologico, giacché mi svegliavo solo se la neonata respirava in modo diverso.

L’articolo poi di Francesco Merlo sullo stesso quotidiano, sfiora il ridicolo: “C’è una sola certezza in questa tragedia: è morto il figlio di un padre affettuoso, vittima dell’amore di suo padre. Sul lago Trasimeno le luci dell’amore sono diventate così abbaglianti da oscurare la vista”.

Ma che dice? Vogliamo fare un monumento alla mamme (fornite di sensore biologico) e ai papà (privi di sensore) distratti che lasciano i figlioletti in
macchina?

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Alessandro Pagano

di Alessandro Pagano

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C’è un nesso fra “SOS Tata”, il programma de LA7 che tanto successo miete fra il pubblico televisivo e l’attuale crisi economica?

Secondo me c’è! Ma andiamo in ordine.

Scenario n°1: facendo zapping scopro che ci sono ancora programmi degni di questo nome. “SOS Tata” non ha niente di speciale per carità, ma in tempi come questi anche un programma che non è spazzatura fa notizia. Nella puntata che ho visto e che ha goduto di ottima audience, una tata spiega a due genitori quarantenni come educare i loro figli, visto che il papà e la mamma in questione sono praticamente un disastro con i loro bebè. I due genitori sembrano un classico della nostra Italia: si sono sposati quasi trentacinquenni (sia perchè hanno trovato tardi il lavoro, sia perchè non  hanno voluto rinunciare ad una vita abbastanza comoda a casa dei loro rispettivi genitori) e hanno generato due figli che però sono pieni di problemi educativi già alla loro tenera età.

Scenario n°2: l’Italia e l’Europa invecchiano velocemente. Nel 2010 in Italia sono nati 557.000 bambini, quasi 12.000 in meno rispetto al 2009 e  l’indice di natalità è sceso a 1,40 (il ricambio generazionale è garantito a 2,1 figli per coppia).

Non deve sorprendere: siamo nel mezzo della peggiore crisi economica da 80 anni a questa parte e abbiamo un sistema lavorativo e sociale caratterizzato da una “precarietà” diffusa (non è facile crescere un figlio quando si hanno oltre 35 anni, si guadagnano 1000/1500 euro in due, si vive in città e non si può avere alcun aiuto da nonni e da parenti).

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14,15-21.

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Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre,
lo  Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e
non lo conosce.

Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e  sarà in voi.
Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.
Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.
In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.
Chi  accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama
sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

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