Filippo Cordova?
«Il più importante uomo del Sud»:
parola di Cavour
di Walter Guttadauria
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Ed è proprio così che il conte Camillo Benso, tra i maggiori protagonisti del Risorgimento italiano e più che mai ritornato in auge in questi tempi di celebrazioni del 150° dell’Unità nazionale, definiva l’illustre figlio della terra di Sicilia, e della provincia nissena in particolare, di cui oggi ricorre il bicentenario della nascita.
Filippo Cordova, anch’egli tra i protagonisti in quel contesto storico, nacque il primo maggio 1811 ad Aidone, all’epoca comune della nostra provincia: e anche se quel territorio non ci appartiene più, ciò non toglie che la memoria di Cordova, che visse e morì da nisseno, e che lustro diede a questa provincia, avrebbe potuto essere rimarcata da questa città, da questa provincia, giusto in concomitanza con il 150° dell’unificazione. E invece, nessun omaggio alla sua memoria. Ci permettiamo, quindi, di ripercorrere qui la vita e l’impegno politico di questo personaggio, in un breve profilo biografico, ricordando comunque come i nisseni del passato abbiano, per fortuna, almeno loro omaggiato l’illustre conterraneo.
Di famiglia nobile, Filippo Cordova manifesta fin dall’infanzia una incredibile precocità: a 7 anni fa poesie, a 12 compone un poemetto sull’amicizia, a 13 tre tragedie. Si laurea a Catania in legge a soli 17 anni. Da giovane avvocato esercita a Caltanissetta. Nel 1831 entra nello studio dell’avvocato Agnetta a Palermo, dove conosce diversi patrioti, tra cui Michele Amari, Vincenzo Fardella di Torrearsa, Ruggero Settimo. Aiutato dallo zio-cugino Gaetano Scovazzo nel 1838 partecipa al «Congresso scientifico di Clermont-Ferrand» e si fa conoscere presso l’Accademia di Francia.
Eletto al Consiglio provinciale di Caltanissetta, nominato poi consigliere d’Intendenza, nel 1839 studia le decime feudali in Sicilia per alcuni Comuni e nel 1841 partecipa al «Congresso scientifico» a Napoli. Tramite il principe di Canino entra a far parte della massoneria nella loggia Ausonia che ha l’obiettivo dell’Unità d’Italia con capitale Roma: diviene poi esponente di punta del Grande Oriente d’Italia, assumendone la carica di Gran Maestro il 1º marzo 1862.
Nel gennaio 1848, quando la Sicilia si ribella ai Borboni, è designato segretario del comitato rivoluzionario provinciale ed eletto in marzo deputato alla Camera dei Comuni. Si occupa della redazione dello Statuto siciliano e il 13 agosto Ruggero Settimo lo nomina ministro delle finanze nel governo guidato dal marchese Torrearsa.
Come ministro propone l’introduzione della carta moneta e la trasformazione del Banco di Sicilia, e per decreto stabilisce che i beni ecclesiastici e le argenterie delle chiese vengano dati in pegno per i prestiti allo Stato; abolisce inoltre l’odiata tassa sul macinato che grava particolarmente sugli strati più poveri della popolazione; ma sono provvedimenti che gli creano notevoli avversioni.
Nel maggio 1849 l’esercito del re Ferdinando guidato dal Satriano riconquista la Sicilia e il patriota è costretto all’esilio prima a Marsiglia e poi a Torino. Qui il Cordova, che già ha fatto esperienza giornalistica in Sicilia con il suo giornale «La Luce» di tendenza liberale, entra a far parte della redazione del giornale «Il Risorgimento» diretto da Cavour e ne diviene a sua volta direttore. Insegna inoltre diritto presso l’Istituto Commerciale e statistica ed economia politica presso il Collegio Nazionale di Torino.
Nel 1857 Cavour lo chiama a dirigere l’Ufficio di statistica del ministero delle finanze e due anni dopo pubblica una relazione sul censimento generale del Regno.
Ed è proprio Filippo Cordova che fornisce a Garibaldi la carta topografica della Sicilia per la spedizione dei Mille e nel luglio del 1860, a isola liberata, può rientrare a Palermo. Garibaldi lo nomina inizialmente procuratore generale della Corte dei Conti, ma viene in seguito espulso dalla Sicilia in seguito alla lotta politica scatenatasi tra Giuseppe La Farina, inviato di Cavour, e Francesco Crispi, segretario di Garibaldi. Dopo aver soggiornato a Napoli, Cordova rientra in Piemonte e Cavour lo nomina segretario del ministero delle finanze nel primo governo del Regno, con il compito di unificare i bilanci degli Stati preunitari. Si batte per l’annessione della Sicilia al regno d’Italia e nel nuovo parlamento viene eletto deputato nei collegi di Caltanissetta, Caltagirone e Siracusa.
Dopo la morte di Cavour viene nominato al ministero dell’agricoltura e commercio nel primo governo Ricasoli (1861-1862), ed è poi ministro di grazia e giustizia nel primo governo Rattazzi (1862), consigliere di Stato e ancora ministro dell’agricoltura nel secondo governo Ricasoli (1866-1867).
Sofferente di cuore, la morte lo ghermisce prematuramente a soli 57 anni, a Firenze, il 16 settembre 1868. La sua scomparsa viene appresa con cordoglio generale e solenni sono le esequie che gli vengono tributate, con orazioni funebri del consigliere Raeli e del deputato Massari.
A Caltanissetta si rende onore alla memoria dell’illustre statista con varie iniziative: una di esse è la collocazione a cura del Municipio – il primo settembre 1904 – del busto marmoreo all’interno della villa cittadina che gli viene intitolata. La scultura, realizzata nel 1861, è opera di un altro nisseno, anch’egli morto lontano dal suolo patrio e anch’egli a Firenze, Giuseppe Frattallone. Nel basamento del monumento il Cordova viene ricordato come «oratore, patriota, statista insigne, gloria della provincia di Caltanissetta». E difatti anche la Provincia gli rende onore, e il ritratto del Cordova figura tra i sei medaglioni degli uomini illustri dipinti da Pasquale Sozzi nella sala della Deputazione provinciale (oggi ufficio del segretario generale).
In occasione del primo centenario della nascita, il Comune gli dedica inoltre la lapide affissa a destra dell’ingresso del teatro «Margherita» con questa iscrizione:
«Filippo Cordova / prodigio di memoria e di eloquenza / in questa sua patria di adozione / cospira perché libertà trionfi / e ne l’esilio nei Parlamenti / nei Consigli de la Corona / riconferma / la sua fede incrollabile / nei grandi ideali. / Nel primo centenario de la nascita / Caltanissetta 1911».









