Può capitare a tutti …
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La bambina di quasi due anni che lo scorso 18 maggio il padre aveva lasciato in macchina, per cinque ore sotto il sole, è morta.
La madre ha rotto il silenzio: “Può capitare a tutti”. Così ha detto in un’intervista a SkyTg24. Eh già, può capitare a tutti. Così, come ci si dimentica del latte sul fuoco, del cellulare in macchina, dell’ombrello dal parrucchiere. Con la differenza che una bambina non è un tegamino di latte, non è un cellulare, né un ombrello.
Avrei capito questa madre se avesse detto che lo sfortunato genitore è esaurito, che soffre di amnesie, che non sta bene. Ha riferito invece che il “padre esemplare” voleva che tutto fosse perfetto, che lei non si doveva preoccupare di nulla, e per questo non si fermava mai, perché si preoccupava della compagna, della sua gravidanza e della piccola. E l’ha dimenticata in macchina, la piccola. E poi c’era il lavoro, e la casa appena costruita…
Non sarebbe stato meglio che la signora non l’avesse rotto il silenzio?











Non è il primo caso. E non è il caso di infierire sul dolore di quella famiglia. Se fosse capitato a lei, bel Renato?
Rispettiamo quel dolore e la decisone di donare gli organi che è come fare rivivere in altri la sfortunata Elena.
Non comportiamoci come sciacalli nei confronti di quel padre che sicuramente non avrebbe voluto uccidere la figlia.
Quel brutto ceffo di Renato, pensa al pianto inascoltato della bambina abbandonata, alla sua sofferenza, a quante volte avrà chiamato la mamma e il papà, alla sua brutta morte in una macchina sotto il sole cocente, e non può tollerare la superficialità della madre che riesce a rilasciare interviste dopo simile tragedia. Una bambina non è un ombrello.
Se fosse capitato a me, non riuscirei a parlare, e forse a sopravvivere, bellissima Betta.
La bambina è morta ormai. Ora ammazziano anche il padre per farle piacere?
Caro Pierri, già il rimorso che proverà per tutta la vita non è una pena sufficiente?
Lei, mi scusi, é un padre?
Non intendo difendere quel padre ma nemmeno accanirmi come fa lei, dove vuole arrivare con questo suo ragionare da inquisitore?
Anche se un giudice lo condannerà, nessua condanna varrà il rimorso. Che necessità c’è di distruggere anche il rapporto di coppia e minare la prossima nascita?
Mi sembra che lei, sotto la scorza dell’uomo pio e giusto, sia invece una vescica piena di fiele.
troppa premura per le cose del mondo. a che vale conquistare il mondo se poi uno perde sè stesso?RAVVEDETEVI
Chiedo scusa a tutti. Ho ricevuto critiche per questa lettera, e su questo sito anche insulti. Può darsi che mi sbagli, oppure che non mi sia spiegato bene.
Trascrivo ciò che ho inviato ad alcuni amici, i quali spero mi aiutino a capire, senza offendermi.
Cari amici, ricevuto critiche per questa lettera. Luca Telese e Luigi Cancrini hanno elogiato la madre che ha elogiato il padre distratto. Io non riesco a capire…Forse è un mio difetto. Sarà che giudico usando me stesso come metro. Quando portavo le mie bimbe in macchina, il mio solo pensiero erano loro. La separazione era soltanto materiale, giacché occupavano il primo posto nella mia mente. E con questo non voglio dire d’essere stato un “padre esemplare”. E’ difficilissimo essere padri esemplari. Però sono persuaso che se ci si dimentica per cinque ore d’una bambina, ci sono due possibilità: o si è un cattivo padre, o non si sta bene in salute. In quest’ultimo caso è giusto capire, perdonare, giustificare, ma non elogiare. Però, potete sempre darmi una mano a capire meglio.
Un caro saluto
Renato Pierri
La Stampa; Affaritaliani 23 maggio 2011; con i rispettivi titoli:
La piccola Elena. Era meglio il silenzio
La piccola Elena non è il “latte sul fuoco”
La bambina di quasi due anni che lo scorso 18 maggio il padre aveva lasciato in macchina, per cinque ore sotto il sole, è morta. La madre ha rotto il silenzio: “Può capitare a tutti”. Così ha detto in un’intervista a SkyTg24. Eh già, può capitare a tutti. Così, come ci si dimentica del latte sul fuoco, del cellulare in macchina, dell’ombrello dal parrucchiere. Con la differenza che una bambina non è un tegamino di latte, non è un cellulare, né un ombrello. Avrei capito questa madre se avesse detto che lo sfortunato genitore è esaurito, che soffre di amnesie, che non sta bene. Ha riferito invece che il “padre esemplare” voleva che tutto fosse perfetto, che lei non si doveva preoccupare di nulla, e per questo non si fermava mai, perché si preoccupava della compagna, della sua gravidanza e della piccola. E l’ha dimenticata in macchina, la piccola. E poi c’era il lavoro, e la casa appena costruita…Non sarebbe stato meglio che la signora non l’avesse rotto il silenzio?
Renato Pierri