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Archivio per 18 maggio 2011

Ancora un ribaltone in consiglio

La maggioranza non c’è più

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In attesa di pubblicare gli atti delle delibere del consiglio comunale scorso, crediamo utile informare la cittadinanza dell’ennesima prova che non esiste più la maggioranza che sosteneva il sindaco Giuseppe Vitellaro.

L’ormai ex maggioranza è scesa da 9 a 7 consiglieri per il distacco di due (Tona e Vella) che si sono dichiarati indipendenti. La minoranza è ferma a 6 componenti. 

Il voto degli indipendenti quindi è diventato determinate e probabilmente lo sarà anche in seguito. La riprova c’è stata anche questa volta, quando:

  • è stata bocciata (per 8 a 7) una proposta del capogruppo di maggioranza (?) Claudio Cipolla;
  • è passata (per 8 a 7) una proposta dell’ex sindaco Randazzo  sullo stop alle gare al ribasso per il centro commerciale ;
  • è passata (sempre per 8 a 7) la proposta del presidente del consiglio comunale di rinviare l’esame della relazione del difensore civico

Mentre con voto unanime sono state rinviate tutte le interrogazioni della minoranza per l’assenza del sindaco, già atterrato in terra di Francia per l’importante inaugurazione di una piazza di Aix-les-Bains a Milena e per l’occasione sostituito dall’assessore Giuseppe Ingrao (era assente anche il vicesindaco).

Sul centro commerciale è stato scontro.

Miena - Centro commerciale

Prima della trattazione della proposta della minoranza di porre fine alla gara al ribasso riguardo all’affidamento dello stesso (andata due volte a vuoto) e di costituire una commissione consiliare ad hoc che cerchi di trovare la migliore soluzione, è stata data lettura di una lettera di disponibilità ad affittare il centro da parte di alcuni commercianti locali intenzionati ad offrire 24mila euro l’anno, dell’esistenza della quale  MML aveva dato notizia.

A questo punto l’inatteso epilogo.

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Ictus prevenibile

MAGGIO IL MESE DELLA PREVENZIONE

di Brigida Stagno

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Individuazione e cura dei fattori di rischio, riconoscimento dei campanelli di allarme, cure tempestive: sono le misure fondamentali capaci di ridurre il numero delle morti e dei pazienti invalidi colpiti da ictus, malattia evitabile in 2 casi su 3.

L’allarme è nelle cifre: l’ictus colpisce in Italia ogni anno 200 mila persone (nel mondo ben 15 milioni), 4200 delle quali sotto i 45 anni. E’ la prima causa di invalidità, la seconda di demenza, la terza di morte dopo malattie cardiovascolari e tumori. Il 40 per cento dei pazienti con ictus muore o rimane permanentemente disabile in modo più o meno grave (emiparesi, disturbi del linguaggio, della deglutizione e dell’attenzione).
Per questo A.L.I.Ce. Italia Onlus, l’Associazione per la lotta all’ictus cerebrale, una federazione di associazioni regionali di volontariato non lucrative, attiva dal ’97, promuove dal 14 al 21 maggio la settimana della prevenzione, con screening gratuiti dei principali fattori di rischio (tra cui la l’ipertensione arteriosa) in molte farmacie italiane che aderiscono all’iniziativa.
 
La forma più frequente è l’ictus ischemico (l’80 per cento dei casi), dovuto all’occlusione di un vaso cerebrale causato da un trombo (spesso conseguenza di una fibrillazione atriale), che porta a un grave danno cerebrale, mentre nel restante 20 per cento lo stroke è di natura emorragica, dovuto soprattutto dall’ipertensione, più raramente alla rottura di un aneurisma o di una malformazione vascolare intracranica congenita.
 
I fattori di rischio? Il sesso (più colpiti gli uomini), l’età (più frequente dopo i 50 anni) e l’ereditarietà, non modificabili, mentre tra i fattori evitabili e curabili ci sono l’ipertensione, vero e proprio “killer silenzioso”, le malattie cardiache (fibrillazione atriale, valvulopatie, ischemia), l’obesità, il diabete, la presenza di placche aterosclerotiche dei grossi vasi, l’alimentazione sbagliata (con eccesso di grassi saturi, alcol e sale), l’alterazione dei grassi nel sangue, l’uso di contraccettivi orali (soprattutto quelli ad alto contenuto di estrogeni), il fumo e l’abuso di alcool e droghe, che riguardano sempre più giovani, la sedentarietà e l’emicrania.
 
“La conoscenza di cosa sia un ictus, come si manifesti e quanto sia importante il ricovero in ospedale il prima possibile è purtroppo molto scarsa – afferma la professoressa Maria Luisa Sacchetti, Presidente della Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus e neurologa vascolare presso l’Azienda Ospedaliera del Policlinico Umberto I di Roma.- “I risultati di uno studio realizzato da A.L.I.Ce. con il CENSIS e l’Università di Firenze sono sconfortanti: su 1.000 persone intervistate, circa l’80 % afferma di conoscere la malattia, ma di questi, solo la metà sa che l’ictus colpisce il cervello!”.
 

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Studi dentisti in piena

GERMANIA, TUTTI PAZZI PER LA DENTISTA

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Tenere distratti i pazienti maschi per non far sentire loro il dolore.

È l’escamotage particolarissimo inventato da una dentista tedesca di Monaco di Baviera, che per non fare agitare i propri pazienti ha pensato bene di comprare per sé e per le sue assistenti (rigorosamente ragazze belle e procaci) dei tipici vestiti bavaresi molto scollati.

E così Catherine, con le sue dieci assistenti, lavora ogni giorno con i vestiti dell’Oktoberfest.

“La cosa più importante per noi – ha spiegato la dentista – è tenere lontani i pazienti dalla paura. Vedere una donna in push-up è sicuramente un buon metodo per anestetizzare i maschi e tenerli distratti”. E le assistenti – direte voi – si sono ribellate a quest’uso un po’ “particolare” del corpo femminile? Niente affatto: “Preferisco lavorare vestita in questo modo piuttosto che con il camice – ha spiegato Larisa, una di loro – perché mi piace apparire bella anche quando lavoro”.

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Anni ’70. Noi che…

Da La Trazzera
 
- Noi, che le nostre mamme mica ci hanno visti con l’ecografia.
- Noi, che a scuola ci andavamo da soli e da soli tornavamo.
- Noi, che la scuola durava fino alla mezza e poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (si, anche con papà).
- Noi, che eravamo tutti buoni compagni di classe, ma se c’era qualche bullo, ci pensava il maestro a sistemarlo sul serio.
- Noi, che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, mamma a casa te ne dava 2.
- Noi, che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa erano guai.
- Noi, che quando a scuola c’era l’ora di ginnastica partivamo da casa in tuta, tutti felici.
- Noi, che la gita annuale era un evento speciale e nelle foto eravamo sempre sorridenti.
- Noi, che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su internet.
- Noi, che la vita di quartiere era piacevole e serena.
- Noi, che andare al mare nei sedili posteriori della 850 di papà o nella 1100 di nonno era una passeggiata speciale e serbiamo ancora il ricordo di un bagno “pulito” a Rimini o a Fregene.
- Noi, che alla Domenica andavamo sempre al ristorante, perché ogni papà poteva permetterselo.
- Noi che alla Domenica c’erano sempre le paste.
- Noi, che facevamo 4 mesi di vacanza al mare, da Giugno a Settembre.
- Noi, che non avevamo videogiochi, né registratori, né computer. Ma avevamo tanti amici .
- Noi, che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci e i canali erano solo 2.
- Noi, che andavamo a letto dopo Carosello.
- Noi, che sapevamo che era pronta la cena perché c’era Happy Days con Fonzie.
- Noi, che guardavamo allucinati il futuro con “Spazio 1999″ .
- Noi, che se la notte ti svegliavi e accendevi la TV vedevi solo il monoscopio Rai con le nuvole o le pecorelle di interruzione delle trasmissioni.
- Noi, che ci sentivamo ricchi se avevamo ‘Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini’.
- Noi, che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
- Noi, che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più fico e che se anche andavi in strada non era così pericoloso.
- Noi, che dopo la prima partita c’era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
 

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Tra Fede e Ragione

Scienza e Società fra Fede e Ragione

 di Alessandro Pagano

 

Il Prof. Antonino Zichichi e il Ministro Angelino Alfano non hanno deluso le attese, ricevendo entrambi alla fine dei loro interventi applausi lunghi e fragorosi, e il convegno nazionale “Scienza e Società fra Fede e Ragione” non poteva avere epilogo migliore. Ma perché questo convegno? E soprattutto, perché ora? Perché con questi relatori? C’è una umanità spenta ”, dicono i sociologi.

Tutti e in particolare il mondo giovanile, stanno attraversando una inquietudine che genera sofferenza, preoccupazione, solitudine, disorientamento, delusione, paura, mancanza di prospettiva, noia, aridità nelle relazioni, apatia, scetticismo, sfiducia. Non è una esagerazione, perché questa è una “società  liquefatta”  come dice Zygmund Bauman. Meglio ancora  una “società coriandolizzata ” come dice Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS. Ecco perché abbiamo avuto l’ idea di far riflettere il corpo sociale, e poi fargli una proposta. Perché si sa, chi non semina, non raccoglie ! Dice Gianni Cantoni: “Gli uomini sono più figli del loro tempo, che dei loro genitori ”. E gli educatori devono essere sempre in competizione con il TEMPO che si sta vivendo, cioè con le tendenze culturali dell’epoca.

Sin da quando è nata l’umanità, gli educatori, per essere competitivi rispetto alle tendenze trasgressive, devono possedere almeno due fattori:

  • a) devono essere esempi di vita, cioè Testimoni.
  • b) devono creare oasi culturali che formino, che diano senso alla vita, che sappiano rispondere alle grandi domande dell’uomo, che indichino la rotta.

Oggi la rotta sta nel ritrovamento della Speranza!

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Tarantella d’autore

Nelle parole del noto scrittore esiliato in Lucania a causa della sua attività antifascista, nella sua curiosità e nel suo stupore, tutto il sapore di una danza istintiva e primitiva, sanguigna… perfetta metafora dell’amore e dei suoi insondabili quanto misteriosi percorsi.
Erano i tempi in cui la danza, in alcune realtà, rappresentava forse l’unico mezzo per sentirsi veramente liberi. Di “osare”, di amare, e perfino di vivere. Tempi sicuramente difficili in cui solo un gesto istintivo, uno sguardo fugace ma intenso, una carezza rubata, una sussurrata promessa, potevano trasformare un terribile inferno in un dolcissimo angolo di paradiso.

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“Avevano sgombrato la stanza, e una ventina di giovani contadini e contadine, [...] , ballavano al flebile suono della zampogna. Era una specie di tarantella, i danzatori non si toccavano che la punta delle dita, girandosi attorno, come in una specie di ruota, o di corteggiamento cadenzato. Poi tutti si fermarono, e si fecero in mezzo alla stanza, tenendosi per mano, un giovane contadino e la sua fidanzata[...]. Tutti tacquero, e restarono a guardare; e la zampogna intonò una nuova nasale, singhiozzante, belante, animalesca tarantella.

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I due fidanzati avevano un senso naturale della danza; come di una sacra rappresentazione; cominciarono con passi guardinghi avvicinandosi e volgendosi repentinamente le spalle, aggirandosi in cerchi senza incontrarsi, battendo il piede in cadenza, con occhiate e gesti di ritrosìa e di rifiuto; poi andarono accelerando i passi, sfiorandosi al passaggio, prendendosi per le mani, e ruotando come trottole; poi, su un ritmo sempre più rapido, i cerchi si strinsero, finché cominciarono a urtarsi, nel loro piroettare, con gran colpi di fianchi; e si trovarono infine uno di faccia all’altro, danzando con le mani alla vita, come se la pantomima della schermaglia amorosa e dei simulati rifiuti fosse finita, e dovesse ora cominciare una danza d’amore.”

(da: “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi)

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