Bompensiere, opposizione in Consiglio assente, nessuno vuole subentrare ai quattro dimissionari
Da “La Sicilia” del 14 maggio 2011, pag. 45
.
C’è un Consiglio comunale in provincia di Caltanissetta che è (quasi del tutto) senza opposizione politica: un fatto inusuale che si verifica a Bompensiere, dove il Consiglio (che normalmente è costituito da dodici consiglieri) è stato eletto nel giugno del 2008 assieme al sindaco Salvatore Lo Sardo.
Una situazione che si verifica da quasi un mese fa, da quando quattro consiglieri di minoranza (Santo Diliberto, Angela Licata, Alfonsina Martorana e Paolino Tona) hanno deciso – per dimostrare al sindaco ed al presidente del Consiglio Salvatore Ciraolo la non condivisione del loro operato di dimettersi.
Il “problema” rischia di rimanere a lungo irrisolto anche perchè anche gli altri componenti della lista di minoranza sembrano intenzionati a non entrare in Consiglio, tra questi i primi dei non eletti, e cioè Luigi Trapani, Giosuè Marotta, Michelangelo Fuoco e Giuseppe Licata.
«La decisione dei consiglieri di opposizione – rileva l’ex sindaco di Bompensiere avv. Salvatore Licata – vuole rappresentare il gesto politico estremo per reagire ad uno stato di cose che a Bompensiere sono divenute inaccettabili ed insopportabili per un Comune che si vuole definire civile. Con questo gesto l’opposizione vuole dimostrare di non essere connivente con una amministrazione comunale inerte, incapace, inadeguata il cui massimo rappresentante ha intrapreso in questo scorcio di legislatura delle iniziative amministrative che per numero e qualità non sono neanche degne di un amministratore di condominio. Tuttavia, la ragione politico-amministrativa, giustificata dall’inadeguatezza ed inconcludenza del sindaco e dalla conseguente paralisi in cui versa il Comune, rappresenta uno dei tanti motivi che hanno portato a questa decisione estrema».
«Bompensiere – aggiunge Licata – sembra sprofondato in un baratro culturale che non ha eguali nella storia della Repubblica, oggetto di una deriva istituzionale preoccupante e destabilizzante. L’ammorbamento delle istituzioni trova la sua cassa di risonanza nel Consiglio comunale dove già da diverso tempo è venuta meno la praticabilità democratica e dove quello che dovrebbe essere un organo collegiale locale rappresentativo, e per questo prestigioso e degno di grande rispetto, è divenuto una sorta di ibrido tra fossa dei leoni e circo equestre. Questo stato indecoroso e avvilente di cose è da ricondurre ad un sindaco che non ha mai compreso il senso vero delle istituzioni e della rappresentanza pubblica in quanto avvezzo alla demonizzazione dell’avversario, oltre che dedito ad una deludente conduzione dell’attività amministrativa».
«Questo atteggiamento – conclude l’ex sindaco -è sintomatico di una certa concezione della cosa pubblica, si è inevitabilmente riversato sul Consiglio comunale dove alcuni consiglieri di maggioranza, hanno assunto la funzione di veri e propri gregari del sindaco. Il dato vero è rappresentato dalla devastante deflagrazione del tessuto politico-sociale di questo piccolo Comune. Degrado politico e disgregazione sociale che garantiscono l’affermazione di un assetto antidemocratico grazie al quale ogni forma di dissenso e di opposizione ad una certa gestione del potere sembra definitivamente repressa».
G. S.











Da che bel pulpito viene la predica. Erano sin troppo bene abituati questi Licata nella PRIMA REPUBBLICA.