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Archivio per 7 maggio 2011

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Come Obama ammazzò Osama

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Il bussa-finestra

di Daniele Semeraro

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C’erano una volta il “puliscimerda”, ma anche “l’urinatore” o ancora il “bussafinestra”. Per non parlare dell’”organizzatore di orge”.

Non stiamo inventando nulla: si tratta, infatti, di lavori incredibili (e, spesso, anche difficili da “digerire”) svolti realmente nel corso della storia. E in un momento di crisi economica non possiamo far altro che constatare: meno male che non esistono più… altrimenti in molti sarebbero costretti a fare colloqui per l’ambito posto di “addetto alla defecatio di questo o quel ministro” o di “bambino delle botte”.

Leggete con calma l’articolo e poi non meravigliatevi se correrete dal vostro capo e lo abbraccerete, ringraziandolo per avervi dato un lavoro “normale”.

Iniziamo la nostra carrellata parlando del “bussafinestra”, un lavoro molto diffuso in Inghilterra e Irlanda durante la Rivoluzione industriale. Il “bussafinestra” non era altro che un uomo che si svegliava poco prima dell’alba e che, con un lungo bastone, andava a bussare alle finestre dei propri clienti… per svegliarli. Nell’epoca delle prime industrie e del lavoro come lo conosciamo noi, si trattava di un’occupazione di grande responsabilità: non ci si poteva più affidare al canto del gallo o al sorgere del sole, ma c’era bisogno di una sveglia molto più “performante”. Per ogni abitazione, il “bussafinestra” doveva aspettare che il cliente si affacciasse al balcone per confermare di essere sveglio; fin quando non riceveva l’ok, doveva continuare a bussare.

Decisamente più divertente era il lavoro di “pianificatore e organizzatore di orge”.

Si trattava di un lavoro molto singolare, e probabilmente anche un po’ “sfigato”, permettetecelo: ai tempi degli antichi greci e degli antichi romani, un pianificatore di orge veniva infatti assoldato da ricchi signori che volevano organizzare feste, festini e banchetti (un lavoro – tra l’altro – che viene svolto anche ai giorni nostri, se ci pensate bene). Oltre a trovare ragazze e coppie per l’orgia vera e propria, il planner doveva occuparsi anche del cibo e della musica. Unico lato negativo del lavoro, se così si può dire: non si poteva partecipare alle feste ma bisognava restare all’ingresso della casa per sincerarsi che tutto procedesse per il meglio.

Parliamo ora dell’“urinatore”, che in realtà però è un lavoro molto meno sporco di quanto si possa pensare… solo molto faticoso!

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E’ un errore popolare molto diffuso credere che coloro i quali si lamentano più rumorosamente a favore del pubblico siano poi quelli che sono più preoccupati per il suo benessere.

E. Burke

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Perfetta in_giustizia

Così anche la più mite mucca diventa pazza… di rabbia!

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16 anni iniziali a Tanzi…

meno indulto,

meno prescrizioni,

meno giorni già scontati (pochi),

meno cavoli vari…

uguale: si e no un paio d’anni

salvo poi uscire per motivi di salute ( prevedibili )
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Alla fine chi ne esce male

 è sempre l’onesto cittadino.


Disgustosa situazione

da paese incivile e corrotto.

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La triste fine di chi comanda

Poesia di Giuseppe Carruba Toscano

LA RICONOSCENZA

 
di Giuseppe Carruba Toscano
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In questa poesia, al poeta Giuseppe Carruba Toscano bastano pochi tratti per disegnare la triste fine di alcuni personaggi una volta famosi e adulati, ma alla fine caduti in disgrazia. Succedeva a Sutera, è successo a Milena, succede ancora in ogni parte del mondo. E il fatto dovrebbe indurre alla riflessione in primis gli amanti del potere.
 
Dunque ci fu un tempo in cui Lui comandava, aveva tutti al suo fianco, era adulato e la buona sorte di ognuno pendeva dalle sue labbra. Poi perse il potere e mezzi e finì solo e abbandonato in un angolo come se non avesse fatto mai bene a nessuno! Chi passa da lì lo guarda appena, passa oltre lontano per non farsi notare, o abbassa lo sguardo. Lui resta in silenzio e immobile come un allocco. 
Carruba Toscano rivela che simile sorte tocca a chi raggiunge il potere facendo finta di servire il popolo mentre cerca di realizzare solo se stesso e i propri scopi. Ebbene quando si è al potere si riesce a tenere legati a sè tanti adulatori che sciamano come api in cerca di fiori a cui suggere il nettare per fabbricarsi miele e cera. Ma quando i fiori appassiscono vanno via in cerca di altro miele ovunque si trovia perchè in realtà la sola cosa che le attira è solo il miele!

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