Questa è la mia traduzione di una “cronaca” scritta nel luglio 1933 da Rubem Braga, un giornalista brasiliano che fu reporter di guerra in Italia durante il secondo conflitto mondiale. Mi sembra il paradigma di questo tipo di genere narrativo. Buona Lettura e Buona Pasqua, Giuseppe Butera.
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Nell’ora neutra del primo mattino
di Rubem Braga
Molti uomini, ma anche delle signore, hanno ricevuto la visita del Diavolo e hanno chiacchierato con lui in modo elegante e paradossale. Centinaia di scrittori in mancanza di argomenti interessanti hanno inventato un dialogo con il Diavolo.
Quanto a me, il caso e’ diverso. Non e’ entrato all’improvviso nella mia stanza, non e’ spuntato fuori dal buco della serratura, ne’ da sotto la luce rossa dell’abat-jour. Ha passato un’intera giornata con me. Siamo scesi insieme in ascensore, siamo andati per strada, abbiamo lavorato e abbiamo cenato insieme. Confesso che all’inizio ero un po’ preoccupato.
Quando sono andato a comprare le sigarette ebbi paura che rivolgesse qualche galanteria grossolana alla commessa del tabaccaio. Era una signorina dagli occhi color “garapa” (spremuta di canna da zucchero) e capelli castani, molto semplice, che conosco e mi conosce, nonostante non ci siamo mai salutati. Ma il Diavolo si comporto’ educatamente. La giornata – era un sabato – trascorse senza novita’. Mi rimase accanto mentre lavoravo in redazione, poi al ristorante, dal lustrascarpe, dal barbiere. Io gli offrii un caffe’; lui mi pago’ il biglietto del tram. Nel pomeriggio non gli davo piu’ del Belzebu’, ma solo Bebu’ e lui mi dava del Rubem. La nostra familiarita’ cresceva rapidamente anche senza volerlo. Quando un cieco ci chiese l’elemosina, gli detti duecento re. E’ mia abitudine dare sempre duecento re. Lui invece gliene diede duemila, non so se per capriccio o perche’ non aveva spiccioli. Parlammo poco; ci mancavano argomenti.
La sera, dopo cena, siamo andati al cinema… Mi venne di nuovo l’ansia che avevo sentito di mattina. Per coincidenza lui si sedette vicino a due ragazze che conoscevo vagamente, amiche di una mia cugina che abita in periferia. Ebbi paura che le importunasse; mi sarei sentito a disagio. Lo vigilai per tutto il primo tempo, ma lui se ne stava tranquillamente al suo posto; mi rasserenai. Fu quando mi accorsi che alla mia sinistra si era seduta una ragazza che mi sembro’ simpatica. La osservai nella penombra. La sua pelle era bruna e i capelli quasi crespi. Sentivo il tepore del suo corpo. Seguiva il film con molta attenzione. Lentamente toccai il suo braccio con il mio; era facile e naturale; succede sempre per caso alle persone sedute una accanto all’altra al cinema. Ma quella banale carezza mi inondo’ le vene di desiderio. Strisciai leggermente la mano a sinistra. La ragazza continuava a guardare lo schermo. Mi parve bellissima ed ebbi l’impressione che anche lei fosse emozionata quanto me e cio’ le facesse piacere. Ma in quel momento sentii una risata sommessa e mi girai. Bebu’ mi stava guardando. In realta’ non stava ridendo; era serio. Ma lessi nei suoi occhi qualcosa di malizioso. Ne ebbi vergogna come un bambino. Il film fini’ e non parlammo affatto dell’incidente.
Me ne andai al giornale per fare il mio turno di notte. Ne parlammo apertamente sul far del giorno. Il mattino possiede un’ora neutra che osservo da molto tempo. E’ quando passo l’intero pomeriggio lavorando e dopo lavoro ancora fino a mezza notte in redazione. Sono stanco ma non mi viene la voglia di dormire. E’ proprio allora che, non so come, arriva l’ora neutra. Bebu’ ed io rimanemmo davanti a una bottiglia di birra in un bar qualsiasi. Abbiamo bevuto lentamente,senza piacere e senza fastidio.
Avevo in testa una vaga sensazione di effervescenza, qualcosa di tiepido,come un piccolo peso. Questo mi succede sempre: e’ il primo mattino dopo una giornata di duro lavoro.Chiacchierammo non ricordo su che cosa. Ordinammo un’altra birra.Ripetemmo molte volte il comando. Ci fuun momento in cui guardai la sua faccia ordinaria, quell’aria da burocrata avariato, e dissi:- Bebu’, non sembri il Diavolo. Sei piu’ che altro, come si suol dire, un povero diavolo.Mi fisso’ con quei suoi occhi scuri e disse:- Un povero diavolo e’ un povero Dio che ha fatto fiasco.Lo disse senza nessuna solennita’,come se non avesse appena finito di creare un aforisma. A un tratto mi chiese se credevo nel Bene e nel Male. Non risposi; non ci credevo.
Ma la nostra conversazione stava diventando ridicola. Non mi garbava affatto di dover parlare su tali argomenti vaghi e solenni. Glielo dissi, ma lui non mi diede minimamente retta. Grugni’ soltanto:-
Esistono. Dopo allargo’ un po’ il nodo della cravatta e disse:- C’e’ il Bene e c’e’ il Male, ma non e’ come credi tu. In fin dei conti, chi sei tu?A cosa pensi? Sicuramente a quella ragazza che vende sigarette, dagli occhi color “garapa”, dai capelli castani…Queste parole di Bebu’ mi dispiacquero.Aveva detto esattamente, come per caso: “quella ragazza dagli occhi color garapa…” Era la maniera in cui ero solito esprimermi mentalmente, era questa l’immagine che mi veniva in mente ogni qualvolta pensavo agli occhi di quella giovane. So che non e’ un paragone originale; ci sono molti occhi con quello stesso colore un po’ verde, un po’ scuro, di spremuta di canna da zucchero; occhi dolci, molto dolci; e molte persone l’hanno gia’ osservato; e anche io ho gia’ visto questa immagine in una poesia, non
mi ricordo di chi.
Ma la coincidenza era impressionante; non poteva essere pura coincidenza. Bebu’ leggeva i miei pensieri e, quel che era peggio, li leggeva senza nessun interesse, come si legge un giornale dell’altro ieri. Ciò ‘ mi innervosiva:- Guarda, Bebu’, non stiamo parlando di me. Tu stavi discutendo il Bene e il Male. Un discorso sciocco…Lui non ci fece caso:- Va bene, Rubem: il Bene e il Male esistono, ci puoi credere. Tu sei vissuto molto tempo a São Jose’ do Rio Branco,non e’ vero? – Per quasi due anni. Lavoravo con mio zio. Un posto fin troppo tranquillo…- Ecco. La’ c’era un sindaco, un vecchio sindaco, il Colonnello Barbirato. Ma il nome non importa. Immagina un po’: un paesetto in cui c’e’ sempre un sindaco,sempre lo stesso. Questo sindaco non sara’ mai deposto, non fara’ mai a meno di essere rieletto, sara’ sempre il sindaco. E c’e’ sempre un uomo che gli fa l’opposizione. Quest’uomo una volta volle deporre il sindaco, ma fu sconfitto e sempre lo sara’. Il popolo della città teme, disprezza, stima, odia il sindaco;non importa. Ecco, e’ proprio cosi’.Bebu’ verso’ un po’ di birra nel bicchiere e continuo’ a parlare:- Ecco: il Bene e il Male. Il sindaco ritiene che le panchine del giardino devono essere
sistemate davanti alla Chiesa: questo e’ il Bene. L’uomo dell’opposizione ritiene che devono rimanere attorno al chiosco? Questo e’ il male. Pero’…- Bebu’, smettila di annoiarmi.
- Non mi interrompere. Conosci la mia storia. Ho fatto una rivoluzione contro Dio. Sono stato sconfitto, ho perduto, sono stato esiliato; non ho avuto mai e neanche ho implorato amnistia. Dio mi ha sconfitto per tutti i secoli dei secoli,per l’eternita’. E’ l’eterno sindaco, nessuno puo’ farci niente. Adesso, se hai coraggio, immagina un po’ questo:esco dal mio inferno una bella sera,raduno i miei, faccio una campagna di radiodiffusione, provvedo delle armi,vado fino al Paradiso e sconfiggo quel mascalzone. Espulso di la’ quella canaglia, tutte quelle undicimila vergini,tutta quella immonda santeria. Che
succede?Non risposi. Mi innervosiva quel modo di parlare. Bebu’ continuo’ con veemenza:- Succede questo, bestia: non succede niente! Hai notato che succede quando vince una rivoluzione? Gli uomini si arrendono dinnanzi al fatto compiuto.
Il Bene sara’ il Male e il Male sara’ il Bene. Chi ha passato la vita adulando Dio andra’ all’inferno, per imparare a non fare piu’ lo scemo. Io faro’ la diroccata: invece degli angioletti, i diavoletti; invece dei santi, i demoni. Tutto rimarra’ lo stesso, ma esattamente il contrario. Non avro’ neanche bisogno di modificare le religioni. Basta cambiare una parola nei libri santi: dove si legge “no”, scrivere”si’”, dove si legge “peccato”, scrivere “virtu’”. E il mondo continuera’ ad andare avanti. Voi non vi metterete a seguire lamia legge, come non seguite neppure quella sua; non importa, sara’ sempre la legge.Mi sentivo frastornato. Vedevo che fuori,sulla strada, le lampade si spegnevano e mormorai: sono le sei. Bebu’ parlava con aria sconsolata:- Ma non ti preoccupare. Quel furfante e’forte. E’ possibile deporlo? Impossibile!
Impossibile…Lo guardai in faccia. Nei suoi occhi, ben in fondo, molto lontano, c’era un raggio di luce. Era una piccola, misera speranza, molto distante, ma ancora irriducibile. Sentii pena di Bebu’. E’ strano, non posso guardare cosi’ una persona, in fondo agli occhi, senza sentire pena. Mi misi a consolarlo: – Inoltre, caro mio, non servirebbe a niente. Va bene cosi’ come sei. Hai pure un certo prestigio, tu… – Sto bene io? Canaglia! Pensi che quando mi ribellai l’ho fatto per capriccio? Conosci il mio piano di governo, sai quali sono stati gli ideali che mi spinsero alla lotta? Sapresti spiegare perche’, lungo tutti i secoli, da quando il mondo non era mondo fino ad oggi, per sempre, sono stato io,Lucifero, l’unico ad avere il fegato di ribellarmi? Lo sai che, modestia a parte, ero il primo della classe? Ero il più brillante, il piu’ felice, il piu’ puro, ero fatto di luce. Perche’ mai mi sarei ribellato contro di lui, rischiando tutto?L’attuale governo dice che fui spinto dall’ambizione e dalla vanita’. Ma tutti i governi dicono la stessa cosa su tutti i rivoluzionari sconfitti!
Guarda, sei cosi’ somaro che devo proprio dirtelo. Questa schifezza non sarebbe rimasta cosi’com’e’. Potrei spiegarti il mio programma; non lo faccio, perche’ non sono uno di questi politici idioti che
stanno sempre a salvare la patria con piattaforme di governo. Ma rifletti un po’,bestiolina mia. Dio mi ha sconfitto, mi ha stritolato, e non e’ esistito nessun altro vincitore come lui cosi’ infame verso
un vinto. Ma per l’amore che nutri verso questa canaglia, dimmi: che cosa ha fatto lui finora? La vita che ha organizzato lui e che dirige lui non e’una miseria? – una porca miseria? Lo sai perfettamente. Gli
uomini non soffrono, non si ammazzano a vicenda,non passano il tempo facendo sciocchezze? E’ impossibile nascondere il fallimento. Dio e’ fallito, mi-se-ra-men-te fallito! E adesso, via, dimmi pure: per
quanto io potessi essere peggiore, amico mio, credi proprio possibile che organizzassi un mondo cosi’ ridicolo e sporco?
Non risposi a Bebu’. Vuotammo in silenzio l’ultimo bicchiere di birra. Quasi ne ordinava un altro, ma mi accorsi con disappunto che non avevo piu’ soldi intasca. Anche lui fece la stessa costatazione. Uscimmo. Fuori era ormai giorno fatto:- Accipicchia! Che sole luminoso, Bebu’!Devono essere le sette.Ci avviammo verso l’angolo del Corso.Mi chiese:- Dove vai adesso?- Vado a dormire. E tu? Bebu’ mi guardo’ con quei suoi occhi scuri e rispose con un angelico sorriso:- Vado a messa…
Rubem Braga (1933)
Trad. di Giuseppe Butera
butera@…










diavolo di un diavolo. Veramente simpatico questo buon diavolo
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