UN ALTRO CADUTO PER LA PACE
Roma ha dato il suo ultimo saluto al caporal maggiore Matteo Miotto il giovane alpino ucciso da un cecchino il 31 dicembre in Afghanistan mentre era in servizio all’interno della base avanzata “Snow”, nella valle del Gulistan.
La bara, portata a spalla da sei compagni di divisa del giovane militare, ha attraversato la piazza antistante la chiesa di Santa Maria degli Angeli accompagnata dalle note della Preghiera dell’Alpino e dagli applausi di militari e comuni cittadini.
La cerimonia funebre è durata poco più di un ora e al termine della funzione la bara è stata nuovamente accolta dagli applausi delle centinaia di persone presenti.
Ad aprire la cerimonia è stata l’omelia dell’Arcivescovo ordinario militare Vincenzo Pelvi. “Matteo è stato chiamato a partecipare all’umana solidarietà nel dolore, diventando un agnello che purifica e redime. La sua bara è come una reliquia della redenzione” ha spiegato l’arcivescovo nella sua omelia. Nell’omelia, l’arcivescovo ha voluto dedicare una parola a tutti i nostri militari: “il Paese vi ringrazia uno per uno; è il mondo intero che ha bisogno di persone come voi che ogni giorno donano qualcosa di eterno”.
Ora la salma sarà trasferita in Veneto a Thiene, città di origine del militare, dove sarà allestita la camera ardente e sarà celebrato un rito funebre privato.
“Sarebbe davvero un insulto non portare a termine la missione in Afghanistan con la stessa intensità e dedizione con la quale Matteo l’affrontava”, ha detto il 2 gennaio il ministro della Difesa Ignazio La Russa.Una stretta di mano al momento di scambiarsi il segno di pace: così il il presidente di Consiglio, Silvio Berlusconi, ha espresso il suo cordoglio ai familiari di Matteo Miotto, il giovane alpino morto in Afghanistan. Durante i funerali il premier si è allontanato dalla fila in cui sedevano le autorità per avvicinarsi ai genitori e alla fidanzata del militare. Alla cerimonia religiosa erano presenti in rappresentanza del governo anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni letta, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e il ministro Roberto Brunetta. Oltre a loro il questore di Roma Francesco Tagliente e vari leader di partito fra cui Lorenzo Cesa e Antonio di Pietro.
“C’e’ stato un solo colpo che ha provocato una lesione che ha determinato la morte immediata”, ha detto il direttore dell’Istituto di medicina legale dell’Universita’ La Sapienza Paolo Arbarello dopo l’autopsia condotta sul giovane alpino. “E’ stata una morte immediata – ha spiegato Arbarello – qualunque soccorso non sarebbe valso a cambiare le cose”. Quanto all’equipaggiamento Arbarello ha osservato che era “assolutamente adeguato, c’erano tutte le protezioni adeguate, e’ stata una circostanza assolutamente sfortunata”.
Redazione Tiscali











La sapessero fare la guerra! Vogliono vincere la guerra militarmente?
Mandino milioni di soldati con bravi generali, occupino il suolo per cinque anni e nel frattempo mandino missioni veramente umanitarie. Devono assalire i rivoltosi da ogni parte fino a ridurli in una riserva ed impedire che ne escano, come una prigione a celo aperto.
Il resto è quello che vediamo, giovani morti a non finire spacciati per portatori di pace. Nauseabondo ed ipocrita, i ragazzi ci vanno per i soldi, se avessero un altro lavoro siamo sicuri che partirebbero ugualmente?