Le prime casalinghe operaie
di Giuseppe Virciglio
Un’altra azienda, diretta da un gruppo familiare, con dimensioni di grande industria di conservazione alimentare, è la Saclà costituita nel 1939.
Ha altri quattro stabilimenti, due in Italia e due all’estero. In quello di Asti, situato nella zona del rione S. Rocco, tra la ferrovia e la zona adiacente al centro storico che comprende anche il Casermone, arrivano i prodotti conservati, pronti per essere confezionati e immessi nel mercato. Moltissimi emigrati furono coinvolti a diversi livelli nella lavorazione dei prodotti della Saclà, quelli milocchesi arrivarono negli anni ’6o ad una media di 60-80 impiegati.
Vi erano tre categorie di persone che lavoravano per l’azienda:
1) gli assunti fissi prima degli anni ’60, soprattutto uomini, anzi uomini di forza, che non a caso venivano chiamati “gorilla”, perlopiù piemontesi; 2) gli assunti stagionali, più di tre quarti donne; 3) i lavoratori a domicilio.
Quest’ultima categoria fu numerosissima. Non c’era cortile nel borgo S. Rocco dove non si ripulissero, pelassero e tagliassero ortaggi, consegnati a domicilio, con i camion, in cassette da lavorare e ritirare, pronte per la conservazione. Il grande cortile del “Casermone”, in certi periodi dell’anno, sembrava un grande opificio, dove instancabilmente, anche di notte, intere famiglie lavoravano i prodotti della Saclà. Il lavoro era retribuito in base al numero delle cassette lavorate. Il misero ricavato era una necessaria integrazione allo stipendio dei capifamiglia.


















