Un lavoro al coperto!
di Giuseppe Virciglio
L’industria era già nel sogno di un piccolo gruppo di sei giovani milocchesi, tutti della stessa “robba”, arrivati ad Asti nel febbraio del 1954.
Così racconta uno dei sei: “Nell’atrio della stazione una signora, vedendo che eravamo emigrati, ci dà un indirizzo di una cascina nel comune di Vigliano. Gli altri volevano lavorare nell’industria. Ci siamo dati un appuntamento per vederci la domenica successiva alla stazione. Tutti eravamo andati in campagna, non c’era l’industria.
Bisognerà arrivare al 1961-62 per trovare qualche milocchese assunto, oltre alla Saclà e da Fava e Scarzella, in altre industrie della città, per essere più precisi in due aziende, la Sisa e la Vetreria, industrie ambedue legate al settore viti-vinicolo, la prima per la produzione di cartoni ondulati per imballaggi e la seconda per la produzione di bottiglie e damigiane. Due aziende con una storia completamente diversa, che anche per gli immigrati di Milena hanno avuto un valore completamente differente.
La Vetreria nata nel 1906 divenne astigiana nel 1911, negli anni 60 iniziò la meccanizzazione e diventò prima la Saciv che poi fu assorbita dall’Avir. Tra il 1960 e il 1971 è passata da 460 a 490 addetti, nel 1978 543 per poi iniziare un lento ma inesauribile declino: oggi si è passati a 381 di cui 150 in cassa integrazione.
Il primo rapporto di alcuni milocchesi con questa azienda è da far risalire ai primi anni ’60, quando manovali dell’Impresa edile Ercole, che aveva in appalto la manutenzione della Vetreria, parteciparono alla costruzione di un forno. Chi si comportò bene nel corso di questi lavori potè meritarsi l’assunzione in fabbrica.




















