Postato in PerLaMente il giorno 27 novembre 2010 |
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La teoria dell’amore
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“Io,” dice Saverio “del mio quartiere so tutto.”
“E per forza, perchè a Napoli ci sono le corde tese da palazzo a palazzo per stendere i panni e su queste corde le notizie corrono e si diffondono” dice Bellavista. “E già perchè se ci pensate bene un momento per stendere una corda tra il terzo piano di un palazzo ed il terzo paino di un altro palazzo è necessario che le signore inquiline dei suddetti appartamenti si siano parlate, si siano messe d’accordo: “Signò, adesso facciamo una bella cosa, mettiamo una corda far noi e voi, così ci appendiamo il bucato tutt’e due. Voi il bucato quando lo fate? Il martedì? Brava, allora vuol dire che noi lo faremo il giovedì che così non ci possiamo tozzare”. E’ nato il colloquio ed è nato l’amore.”
“I panni stesi al sole sono tutti belli” dice Luigino. “Io da piccolo pensavo che i panni si stendevano al sole per festeggiare qualcosa, come se fossero bandiere. E ancora oggi tutti questi panni mi danno allegria. Il fatto poi che a Napoli queste corde legano tutte le case l’una con l’altra è una cosa veramente importante; ma voi ci pensate? Immaginate per un momento che il Padreterno volesse portarsi in cielo una casa di Napoli. Con sua grande meraviglia si accorgerebbe che piano piano, tutte le altre case di Napoli, come se fossero un enorme granpavese, se ne vengono dietro la prima, una dietro l’altra, case corde e panni.
(…) Ovviamente il sistema ha i suoi inconvenienti, i suoi prezzi da pagare. E quindi nulla di ciò che accade in una delle case può essere tenuto nascosto alle altre: amori, speranze, compleanni, corna, vincite al lotto e diarree, tutto dovrà essere di pubblico dominio. Insomma è l’amore che corre sulle corde ad informare e a ripartire gioie e dolori. Nessuno è libero, ma nessuno è solo, ed il clima mite favorisce la solubilità delle notizie mantenendo aperte le finestre delle case ed i portoni dei bassi”.
Quello che dice il professore è proprio vero!” dice Salvatore. “Noi non siamo come gli inglesi. Noi ci dobbiamo intricare dei fatti di tutti quianti, noi dobbiamo sapere, noi siamo curiosi”.
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