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Archivio per 20 novembre 2010

La Carfagna e il Bocchino

La ministra fotografata in flagranza da Alessandra Mussolini

Carfagna con il "corpo del reato"

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Stavolta la Mussolini non se la prende con la Santanché ma con il ministro Carfagna.

A lei si è rivolta nell’Aula della Camera con un “vergogna”, dopo averla fotografata con il telefonino mentre parlava con Bocchino (Fli) sui banchi del governo. La tensione si è accesa nel pomeriggio in relazione alle decisioni del Consiglio dei ministri sui rifiuti in Campania.

“Carfagna si deve vergognare per la liaison con Bocchino che sta mettendo a rischio il partito”, ha spiegato la Mussolini, indicando come fatto incriminato “lo spostamento di competenze sul termovalorizzatore sottratto alle Province”, nella convinzione che il ministro abbia propugnato in Cdm la tesi del Pd e dei finiani: “E’ una situazione che ha creato scompiglio fra tutti i parlamentari del Pdl”.

Nel vedersi fotografata, la Carfagna ha ha applaudito con sarcasmo, dicendo alla Mussolini “brava, brava”. Ma non ha poi voluto aggiungere nulla con i cronisti che domandavano chiarimenti.

La collega di partito, invece, non trattiene il disappunto e rincara la dose con la l’accusa di ‘intelligenza col nemico’ anche in vista delle prossime elezioni comunali a Napoli: “Non si può tenere una gamba di qua e una di là, parlando in atteggiamento amorevole con Bocchino”.

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Gli devastano l’intestino con un compressore

di Giulia Martorana
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Ci son tre indagati per il gravissimo e inqualificabile episodio avvenuto alcune settimane fa e del quale è stato vittima un ventenne che probabilmente porterà per sempre i segni di una violenza brutale.

Da tempo circolava la voce di un ragazzo finito in ospedale con gravissime lacerazioni interne provocate da un compressore. Voci che hanno trovato conferme solo adesso, dopo la denuncia a carico di tre troinesi tra i 20 ed i 30 anni che avrebbero aggredito il ragazzo all’interno di un garage. Sembra che per giorni la vittima si sarebbe rifiutata di raccontare cosa gli era accaduto.

Era arrivato all’ospedale Basilotta di Nicosia, accompagnato dai familiari. I medici si erano subito accorti delle condizioni critiche del ragazzo e dopo i primi accertamenti avevano scopeto gravissime lacerazioni all’intestino. Era stato disposto un intervento chirurgico d’urgenza che avrebbe comportato l’asportazione delle parti lacerate.
I medici sono riusciti a strappare il ventenne ad una morte atroce, anche se inizialmente risultava difficile, a fronte del silenzio della vittima, capire cosa gli fosse accaduto.

Poi la verità è venuta a galla. Il ragazzo che sembra fosse da tempo vittima di continue vessazioni da parte dei tre, avrebbe probabilmente reagito allo scherno continuo. Un ragazzo mite, incapace di azioni forti, che probabilmente ha chiesto di essere lasciato in pace. Tra lui ed i tre energumeni ci sarebbero state quindi alcune liti per le quali alla fine i tre, che sembra si siano giustificati parlando di uno scherzo, hanno pensato di vendicarsi del ventenne.
Il giovane sarebbe stato aggredito all’interno di una officina, spogliato e bloccato in modo da rendergli impossibile qualunque movimento, quindi sarebbe stato azionato il compressore con il quale gli è stata immessa l’aria ad alta pressione nell’intestino. Il ventenne sarebbe poi stato abbandonato a poca distanza dal luogo dove era avvenuta l’aggressione. Tra dolori lancinanti e perdite copiose di sangue il ventenne era riuscito ad arrivare a casa, dove i familiari vedendolo in quelle drammatiche condizioni lo avevano immediatamente portato in ospedale.
Erano partite le indagini dei carabinieri della stazione di Troina e della Compagni di Nicosia che hanno ricostruito i fatti ed identificato i presunti responsabili.

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Processo dell’Utri, le motivazioni della sentenza: “Il senatore mediatore tra i boss e Berlusconi”

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Il senatore Marcello Dell’Utri avrebbe svolto una attività di “mediazione” e si sarebbe posto quindi come “specifico canale di collegamento” tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi.
Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Palermo nelle motivazioni, depositate oggi e in possesso dell’Ansa, della sentenza con la quale Dell’Utri è stato condannato in secondo grado il 29 giugno scorso a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
 
Per i giudici, Dell’Utri “ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso”. In particolare, l’imputato avrebbe inoltre consentito ai boss di “agganciare” per molti anni Berlusconi, “una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”. Per questi motivi la Corte ritiene “certamente configurabile a carico di Dell’Utri il contestato reato associativo”.
 
Il mafioso Vittorio Mangano fu assunto, su intervento di Marcello Dell’Utri, come ”stalliere” nella villa di Arcore non tanto per accudire i cavalli ma per garantire l’incolumita’ di Silvio Berlusconi. Lo scrivono nelle motivazioni della sentenza di condanna del senatore del Pdl, i giudici della corte d’appello di Palermo presieduta da Claudio Dall’Acqua.

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E il piano paesistico?

Al Sig. Sindaco del Comune di Milena

INTERROGAZIONE SUL PIANO PAESISTICO

 

Si chiede di conoscere:

  1. la data di impugnazione della sentenza del Tribunale Amministrativo dinnanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa;
  2. gli sviluppi dell’incontro del 06.05.2010 in riferimento alla promessa di sospensiva del provvedimento propedeutico ad una vera concertazione tra le parti interessate;
  3. le iniziative messe in atto dall’Amministrazione Comunale per far conoscere nel dettaglio tutte le implicazione del vincolo all’intera cittadinanza;
  4. le direttive impartite agli uffici comunali in riferimento alla vigenza ed efficacia del vincolo stesso;
  5. le risultanze di eventuali incontri di carattere politico amministrativo con le parti interessate e le relative decisioni adottate.

I componenti del gruppo consiliare

f.to Giovanni Randazzo Capogruppo consiliare - Gioacchino Palumbo - Salvatore Schillaci - Mugavero Giuseppe - Provenzano Sonia - Geraci Domenico

L’INTERROGAZIONE INTEGRALE

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Lu ma paisi

LU MA PAISI

di Vincenza Alessi

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Lu mà paisi chinu di genti

comu ‘na vota ora nun c’è ‘cchiù.

Carusi ca travaglianu nun nni vidi.

Quarcunu ca c’è, studia

e già si senti pruvissuri

e nun si cala pi travagliari.

Pua c’è sò patri e sò matri.

Diu ci  ni libera,

lu carusu nun si tocca

pi travagliari.

Ci fannu fari la vita di lu re:

la motoretta, la machina sportiva

e la sigaretta.

Lu telefoninu ca parla a chi ura e gghiè.

Avi l’aria stu carusu

di lu Conti Sguizzaru.

Mi diciva la Zza Pippineddra

mancu mi saluta ed è figliu di mà frati!

Lu mà paisi pari nnu campusantu.

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La Madonna di Tindari

di Nino Calarco

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Chi si reca al santuario della Madonna di Tindari, nella ridente cittadina di Patti, vede, ai piedi della montagna su cui si trova il santuario, un tratto di mare … asciutto!

Molti anni fa, una donna si recò col suo bambino in Sicilia per visitare, nel giorno della festa, la dolce Madonna.

Tindari /Foto Nino Calarco

Finiti i festeggiamenti, si preparava al rientro, quando il suo bambino, precipitò dal ciglio della montagna, che, in quel punto, scende a picco sul mare.

La donna, disperata, cadde in ginocchio e pregò con ardore la grande madre di dio. 

Il mare obbedì e il piccolo, seduto sulla sabbia asciutta, fu trovato che giocava tranquillamente, tra lo stupore della folla, che aveva assistito al grande miracolo.

Quelle preghiere furono accolte dalla Regina del Cielo, che ordinò al mare di ritirarsi dal punto in cui era caduto l’innocente bambino.

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