Bunga Bunga mania: ecco il significato del nuovo tormentone del web
di Anna Coluccino
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Nella giornata di oggi -specie se avete passato qualche ora online- vi sarà capitato di sentirlo almeno un centinaio di volte, ma -a meno che non abbiate seguito la vicenda che ha generato il diffondersi dell’espressione Bunga Bunga- è molto difficile che riusciate ad avere una seppur vaga idea di ciò di cui si sta parlando.
Proliferano i link Facebook e i video Youtube che recano il titoloBunga Bunga, eppure -spesso- si tratta di link e video che non hanno molto in comune gli uni con gli altri e che presentano situazione varie connesse soltanto da una sottile linea rossa: il sesso. Il problema -infatti- è che il termine si è rapidamente staccato dalla vicenda a cui era legato per andare a colonizzare il linguaggio comune in tutti i suoi aspetti.
Ma proviamo a spiegare di cosa si tratta. Una volta che lo avrete scoperto -forse- la voglia di scherzarci su non sarà poi così pressante.
Il Bunga Bunga è un cerimoniale erotico maschilista che consiste in una brutale e selvaggia violenza sessuale anale di gruppo. Si tratta di una pratica tribale, una punizione che viene riservata a chi oltrepassa i confini territoriali di una data tribù africana. Ora, stando a quel che avete letto oggi e al suono simpaticamente esotico dell’espressione, di certo non vi aspettavate che si trattasse di qualcosa di così truce. E invece è proprio così.
Di questa pratica siamo venuti a conoscenza per via del racconto che il “presidente” libico Gheddafi ne ha fatto al presidente del consiglio Berlusconi. Il punto è che -stando alle dichiarazioni di una giovanissima ragazza egiziana, Ruby- la pratica del Bunga Bunga sarebbe stata riproposta nella villa di San Martino di Berlusconi, e lei vi avrebbe partecipato con la complicità di Emilio Fede e Lele Mora.


















