La gassosa con la pallina
di Sarubbi Biagio
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Questa bottiglia era riempita con una particolare macchina dove veniva posta con l’apertura rivolta verso il basso, il prodotto si iniettava a pressione e una volta piena, la pallina di vetro in essa contenuta per effetto della gravità cadeva verso il basso finendo a contatto con la guarnizione collocata nella bocca della bottiglia.
Rimettendo la bottiglia in posizione normale, la pallina rimaneva schiacciata verso l’alto dalla stessa pressione del gas contenuto nella gassosa, sarebbe quindi bastata una leggera pressione su di essa con un apposito legnetto, che i fornitori distribuivano così come oggi si distribuiscono i cavatappi, o con le stesse dita, come molti usavano fare, per aprire la bottiglia.
E’ ovvio che tutta la polvere accumulatasi sulla parte esterna della pallina cadeva con essa nella gassosa, un po’ come capita oggi con le attuali lattine per bibite, fu quindi per motivi di igiene che venne sostituita con la più moderna bottiglia a tappo automatico.
E’ comunque da sottolineare l’ingegno con cui era stato progettato questo contenitore, si possono notare nella foto le due rientranze ricavate nel collo della bottiglia che servivano a bloccare la pallina nel caso in cui il prodotto veniva consumato senza l’ausilio di un bicchiere, evitando che la stessa andasse ad ostruire la fuoriuscita del liquido contenuto, inoltre la bottiglia era schiacciata al centro, evitando in tal modo alla pallina bruschi movimenti.
Nella foto l’introvabile bottiglia con la pallina, prodotta in questo caso dalla Vetreria Operaia Federale di Livorno.
















