“La mafia è incompatibile con il Vangelo”
di MASSIMO LORELLO

Il Papa rende omaggio a Falcone e la sua scorta davanti la stele di Capaci
Benedetto XVI conquista l’ovazione più convinta dei siciliani quando parla apertamente della lotta a Cosa nostra. Lo fa durante l’incontro con i giovani che chiude la sua visita a Palermo.
Una visita cominciata in mattinata con la messa e l’Angelus al Foro Italico, proseguita con l’incontro in cattedrale con i sacerdoti e i seminaristi e conclusa appunto con l’abbraccio ai giovani in piazza Politeama.
Per la verità, il viaggio del pontefice in Sicilia si è portato dietro anche un fuori programma: il papa, mentre rientrava all’aeroporto di Punta Raisi, si è fermato sul luogo della strage di Capaci per una preghiera e per lasciare un mazzo di fiori proprio dove vennero uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
Il papa ha detto: “La mafia è una strada di morte”, Benedetto XVI ha ripreso, dunque, lo storico discorso di Giovanni Paolo II che, dalla Valle dei Templi di Agrigento, il 9 maggio del 1993 ricordò ai boss e ai loro soldati il giudizio divino che li attendeva.
Quattro mesi dopo, la mafia assassinava don Pino Puglisi, il parroco del quartiere Brancaccio. E Puglisi è l’esempio che il papa offre ai sacerdoti e ai seminaristi incontrati in cattedrale. “Vi esorto a conservare la memoria della sua feconda testimonianza sacerdotale imitandone l’eroico esempio”.
Tra “le splendide testimonianze” che il papa ha suggerito ai giovani affinché ne prendano esempio, c’era anche il nome di Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” ucciso dalla mafia a soli 38 anni e ora al centro di una causa di beatificazione.
“Non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani” anche di fronte alla “mancanza del lavoro”, “all’incertezza per il futuro” e alla “sofferenza fisica e morale” provocata dalla “criminalità organizzata”.
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