Alla prima Festa della legalità e dello sviluppo di Gela manifestazione di protesta degli insegnanti con cartelli e striscioni
Il dibattito sulla crisi politica nazionale e regionale svoltosi l’altro ieri sera alla villa comunale nell’ambito della prima festa della legalità e dello sviluppo promossa dall’eurodeputato ed ex sindaco Rosario Crocetta, ha avuto un “fuoriprogramma”.
Protagonisti sono stati i precari della scuola pubblica che, con striscioni e manifesti listati a lutto, si sono schierati davanti alla platea di rappresentanti del Governo nazionale, regionale ed europeo, intervenuti alla villa per dibattere il tema e lanciare nuove proposte per una politica più fattiva e più vicina ai problemi ed alle richieste della collettività. In silenzio hanno voluto far sentire il dramma di chi, grazie ad una riforma capestro, la 133/2008 nota come riforma Gelmini, voluta dal Governo nazionale, sta privando della dignità migliaia di lavoratori ed operatori della scuola pubblica.
Si richiamano ai dettami della Costituzione, ed in particolare a quell’articolo 1 che stabilisce il diritto al lavoro di ogni singolo. Principi calpestati in una terra in cui il lavoro diventa sempre più una chimera.
Il loro grido di dolore non ha lasciato insensibili gli esponenti della politica che, prima dei loro interventi, hanno voluto ascoltare il dramma di chi, dopo anni di studio e di precariato, rischia di rimanere “al palo” e senza prospettive di lavoro. L’unico barlume di speranza resta sempre quella della valigia per emigrare al nord o all’estero verso lidi più fortunati.
A parlare per tutti sono stati la prof. Debora Malandrino e l’assistente amministrativo Emanuele Caci rivolgendosi ai senatori Giampiero D’Alia, Giuseppe Lumia, Giovanni Pistorio ed agli onorevoli Fabio Granata e Rosario Crocetta.
I rappresentati della scuola, hanno sottolineato la necessità di intervenire in maniera concreta per risollevare le sorti della scuola pubblica prima che si reciti il suo “de profundis”. Hanno sottolineato che non può esistere legalità se, agenzie educative come la scuola, vengono lasciate morire. I laboratori dove si educano e preparano i giovani del futuro, oggi rischiano di rimanere senza educatori.
Hanno parlato senza essere interrotti e con interesse i rappresentanti dei nostri Governi hanno ascoltato le richieste d’aiuto di quelli che oggi, una legge nazionale, vuole trasformare in “lavoratori fantasma”. La prof. Malandrino, dal palco, ha anche denunciato l’assenteismo di politici e sindacati a sostegno delle battaglie e delle richieste avanzate dai cosiddetti precari. E sono stati citati anche i numeri sui tagli occupazionali che questa riforma della scuola determinerà. Solo nella nostra Provincia – solo per fare un esempio – si perderanno 446 posti di lavoro, tra insegnanti e personale Ata. Numeri da brivido in un territorio in cui trovare un’occupazione è sempre più difficile e non solo per colpa della crisi che ha messo in ginocchio l’economia mondiale, ma per la mancanza di progettualità e di investimenti. «Il patrimonio della scuola – hanno concluso la prof. Malandrino e l’assistente amministrativo Caci – non può andare perduto per scongiurare il pericolo che la nostra società resti indietro rispetto al resto d’Europa, con personale privo di formazione e professionalità».
La prima festa della legalità, già prima del sit in spontaneo dei precari, aveva in scaletta un convegno sul tema “Quale futuro per la scuola pubblica?”. Se ne è parlato ieri sera con i segretari della Cgil, della Cisl e della Uil scuola. Al convegno sono stati invitati a partecipare i precari che, anche ieri sera, hanno portato le loro testimonianze.
D.V.










Non avrei mai pensato che il TG1 si riducesse alla pari del TG4, meglio Emio Fede che Minzolini, almeno Emilio è più spiritoso.