Comunque sia un lavoro…
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L’intrecciarsi delle vicende raccontate e le relative dinamiche nei rapporti di parentela e di amicizia che hanno portato alla costituzione del primo nucleo di milocchesi nell’astigiano, devono essere considerate la premessa del successivo costituirsi, proprio ad Asti, della più numerosa comunità di immigrati da Milena.
Determinante, nello svilupparsi di questo flusso verso una zona specifica, è stato il ruolo di mediazione svolto da alcuni tra i primi arrivati, sia verso la società ospite, sia nei riguardi della comunità di origine, assolvendo la funzione di una sorta di agenzia per l’emigrazione.
(…) A fianco di questo movimento ufficiale se ne verifica un altro a carattere stagionale, costituito essenzialmente da giovani al di sotto dei trent’anni che lavoravano in campagna come garzoni “da primavera a S. Martino” e in parte in città nell’edilizia; in ambedue i casi spesso come lavoratori abusivi.
Nel 1958 già qualche nucleo familiare emigrato nella campagna astigiana inizia il suo trasferimento verso la città. Tale fenomeno successivamente avrà una certa rilevanza. Chi riuscì ad ottenere la cittadinanza, cosa non facile in quegli anni, solitamente considerò la propria un’emigrazione definitiva.
Per quanto riguarda l’occupazione si può brevemente dire che in campagna molti lavoravano spesso in cascine con contratto di mezzadria; in città moltissimi erano manovali nell’edilizia, qualcuno lavorava da Fava e Scarzella (laterizi) e in numero sempre crescente (30 nel 1960), maschi e femmine, come operai stagionali alla Saclà (industria alimentare). Qualcuno trovò lavoro alla fornace Merlino di Isola d’Asti.
E’ proprio in questo periodo che si accentua il fenomeno della migrazione stagionale, non registrata, di tantissimi giovani (cfr. Ravensteijn, 1979, p.9), molti dei quali si stabiliranno ad Asti solo dopo aver trovato un lavoro sicuro e aver contratto matrimonio spesso a Milena (cfr. Scuderi, p.177).
L’atavica disaffezione alla terra si manifesta in questi anni con il rilevante numero di famiglie milocchesi che dalla campagna astigiana si trasferisce in città (in totale 81 individui dei complessivi 171, che dai comuni della provincia sono immigrati ad Asti, e sono attualmente residenti), cioè il locus hominis, cioè il luogo ideale dove gli uomini aspirano a vivere.
Giuseppe Virciglio
da Milocca al nord
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http://www.sacla.it/sitinazioni/italia/pagine/it/sacla/storia.lasso










La nostra emigrazione come nessuno ce la aveva fatto capire con una vista di insieme che non ha niente a vedere con i casi singoli come ce li raccontano i nostri parenti e amici e per come la abbiamo vissuta noi stessi.
E’ vero che lo studio serve a comprendere e per questo che ringrazio il prof. Virciglio e la mia grande MML.
Dalla campagna alla città, ed oggi dopo tanti anni la tendenza inversa. In tanti, se possono, lasciano la città per tornare in campagna
Ho lavorato alla Saclà ma non ho nessuna foto so che alcuni miei compaesani ce l’hanno e allora perchè non la mandano al blog che ci possiamo rivedere come eravamo contenti di lavorare e anche giovani.