… basta una sola foto per descrivere l’Italia brutta di questi tempi
Oppure prendete gli anni di piombo, ed ecco la foto di Walter Tobagi supino su un marciapiede milanese dopo che due canaglie del terrorismo rosso gli avevano sparato alle spalle. Niente meglio di una foto, di una singola immagine, riassume il racconto e le emozioni di un’intera epoca.
E veniamo a noi, ai giorni nostri, alle pene e alle miserie di questi giorni. Ebbene, per quanto mi riguarda eleggo a foto simbolo di questo nostro tempo la foto che ritrae Giancarlo Tulliani, il fratello della Elisabetta Tulliani compagna di Gianfranco Fini, mentre sta lavando la sua bellissima Ferrari, un esemplare a quanto leggo ambitissimo e costosissimo.
E’ una foto magnifica. Una situazione della vita di tutti i giorni dov’è riuscitissima la composizione, i particolari, i personaggi. C’è lui, “il cognato” come lo chiamano sui giornali, uno che sino a qualche anno fa dichiarava al fisco poche migliaia di euro e di cui non si sa bene che mestiere faccia, quella sua aria spavalda e sicura di sé, uno che fa da simbolo e campione dei “nuovi ricchi” di questi nostri anni miserevoli.
Leggo che quella splendida Ferrari l’ha avuta in dono dall’ex amante di sua sorella, Luciano Gaucci, uno che è scappato dall’Italia per debiti e insolvenze e che parla della famiglia Tulliani come di una famiglia di sanguisughe (“’Sti morti di fame!”). Per essere un romanzo che racconta gli eroi dei nostri tempi, è perfetto. Ma la ricchezza della foto non si esaurisce qui, nella palpitante accoppiata tra la Ferrari e il “nuovo ricco” bravo in non sappiamo che cosa.
C’è anche la ragazza, una ragazza ritratta da dietro mentre guarda l’atto del pulire la macchina e che è come in attesa e in ammirazione. E’ bionda, affilata, i jeans che la inguainano a perfezione, le zeppe che la slanciano verso il glamour femminile e la possibile gloria. E come potrebbe non venirle la gloria televisiva o altro, dato che lei frequenta un uomo valoroso e ben “raccomandato” quale Gianfranco Tulliani?
L’ho detto. Una foto, un’inquadratura, una immagine ed ecco che l’hai rappresentata l’Italia tutta di questi nostri anni. E chissà che il peggio non debba ancora venire.










Mi auguro che i nostri giudici sappiano fare quello che dicono e non cerchino sempre i morti di fame per davvero. Bravo signor Mughini onora la sua fama di uomo libero e imparziale.