Israele/2
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Nella foto si possono scorgere due bambini che sembrano quasi prigionieri sul loro stesso balcone. Come se fossero scimmiette in uno zoo che protendono le mani oltre la gabbietta per respirare un po’. E’ stata scattata a Nazareth, città a maggioranza musulmana dove la maggiore attrazione - e la maggior fonte di introiti - è la basilica della Natività.
Quando si parla di città “a maggioranza musulmana” forse qualcosa di fuorviante scatta nei vostri cervelli. Suggestioni bombarole, check points, mitragliatori e via dicendo. Niente di tutto ciò.
Solo odori accesi e confusione, tanto caldo e macchine disposte in maniera disordinata per la strada: un’atmosfera di eterno caos urbano, clacson che suonano e gente che urla per le strade la propria merce e la propria vita. Sembra un po’ di stare in Sicilia, in fin dei conti, in una Palermo congestionata all’ora di punta. I bambini giocano per le strade, ignari di tutto. Non si trovano campi di concentramento per bambini-scimmiette ma della povera, sorridente routine quotidiana fatta di mercati e giochi fra le poche pozzanghere rimaste per la siccità. All’arrivo a Nazareth, si passa di solito qualche ora a cercare parcheggio con la schiena incollata al sedile per il sudore e la fronte carica di cristalli gelidi di frustrazione.
A missione compiuta, ci si avvia alla moderna basilica dell’Annunciazione, rifatta ai primi del secolo sulle spoglie di altre 453 chiese di età precedente. Pare che i cristiani abbiano sentito il bisogno di affermare la loro presenza ad ondate cicliche. Questo è il turno del calcestruzzo e degli ampi spazi interni per favorire il raccoglimento dei fedeli. Prima di entrare nel cortile della basilica, ci accorgiamo di un cartello che ci campeggia sulla testa. Un solo versetto del Santo Corano che avverte il turista, in arabo e inglese “che chiunque scelga una religione diversa dall’Islam, non glielo sarà mai perdonato, e nell’Aldilà sarà nelle fila di coloro che hanno perso”.
Con le ovvie conseguenze… Una buona accoglienza, pensiamo. In Israele, in fondo, si fa di tutto per tenere le contraddizioni e le frizioni con gli altri popoli all’esterno, ai confini.


















