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Archivio per 3 giugno 2010

I mercanti del Tempio Perduto

Quì Gerusalemme

Camminare per le strade di Gerusalemme vecchia è molto, molto difficile. Una Via Crucis, sarei tentato di dire, se non fosse che a quel poveraccio è decisamente andata meglio.

L’ascensione al Golgota è un’esperienza terribile. Chino, schiena inarcata, il peso della croce è sostituito da una ben più urgente necessità: quella di schivare oggetti, tappeti, lampade e santini esposti nei negozi per souvenirs. Una specie di interminabile limbo (attenzione: ci riferiamo qui non al celebre limbo dantesco, ma al ben più profano gioco da nave da crociera); una grande gara a chi schiva crocifissi lanciati ad altezza uomo da compulsivi venditori. Il cammino si fa a testa bassa, perchè incrociare lo sguardo di un commerciante (ebreo o arabo che sia) sarebbe un errore imperdonabile.

Mentre ci arrampichiamo per la dura erta (sì e no 20 metri di dislivello fra casuzze basse in pietra e forti odori forti del mercato), il mio compagno di viaggio che potete vedere nella foto mentre irride un poliziotto, sprezzante del pericolo – ha avuto l’ardire di sollevare la testa volgendo gli occhi al cielo, quasi a chiedere perdono al Padre per l’avventatezza di quella decisione. La decisione di seguire la Via Dolorosa fino alla Basilica della Deposizione.

Neanche il tempo di alzare la testa che il poveretto già si ritrova in mano due sacchetti di curry, uno di peperoncino dolce e un rosario in pietra pomice; al collo, una kefia da-vero-palestinese.

La stessa con la quale mi sono bardato nel tragitto di ritorno Tel Aviv-Gerusalemme per proteggermi dall’aria condizionata del bus, finchè un soldato è salito per un controllo e mi ha intimato di consegnargli i documenti, a mitra spianato. Non dev’essere un gadget particolarmente di moda, ho pensato. “Ho solo freddo”, mi sono giustificato. Ma il militare è stato inflessibile: ha voluto controllare i miei documenti per accertare che non mi facessi saltare in aria da lì a poco.

Ma torniamo al nostro sventurato pellegrino, che ricoperto di oro incenso e mirra è ormai pronto al suo ingresso in Basilica. Sfuggiti alle trappole turistiche, siamo infatti giunti alla tanto sospirata cima del monte.

Ecco, quando vi dicono “monte”, non credeteci mai. La collina del Getzemani, il Monte degli Ulivi – accanto al cimitero dell’Armageddon – il Golgota.. impilati l’uno sull’altro, fanno fatica a raggiungere il centinaio di metri di altezza sul livello del mare.

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Coni per la scuola

SCUOLA E SPORT AL PARCO URBANO

Chi le vuole pubblicate può mandare 2-3 foto della manifestazione a:

milenalibera@yahoo.it

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I SOGNI STESI

di Henry

.

E’ giorno

guardo il soffitto bianco a strisce

gioco di luce

che invade dalle persiane chiuse,

tre metri quadrati d’intimità.

Il sole è un bimbo viziato

che scarabocchia nuove geometrie.

Mi stropiccio gli occhi

 e stendo fuori ad asciugare

i sogni della notte.

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Il moto salva la vita

Attività fisica: un salvavita da prescrivere come gli atri farmaci

di Brigida Stagno

Per la cura di molte malattie tipiche dei paesi occidentali, dal diabete, all’ipertensione, all’obesità, fino alla sindrome metabolica, poca importanza viene data all’esercizio fisico, vero e proprio salvavita, da prescrivere in diversi casi, come un qualsiasi farmaco.
Quando il movimento viene consigliato insieme alla dieta e alla pillola per la pressione, ogni scusa è buona per giustificare la sedentarietà: condizioni metereologiche non sempre ideali, mancanza di tempo e, dopo una certa età, anche dolori a ossa e articolazioni. Quasi la metà degli italiani non pratica nessuno sport, altri lo iniziano, magari prima dell’estate, per rinunciare dopo appena pochi mesi.
Eppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che la sedentarietà sia responsabile ogni anno di circa 2 milioni di morti. Lo stile di vita “pigro” è alla base di oltre il 10 per cento dei tumori del colon e di diabete e di più del 20 per cento dei casi di malattia ischemica cardiaca, mentre dai 50 anni, soprattutto nelle persone affette da malattie reumatiche (quasi sei milioni nella penisola), favorisce l’aumento della rigidità articolare.
Le prove scientifiche degli effetti benefici del movimento regolare non mancano: l’esercizio fisico riduce la pressione arteriosa, aumenta il colesterolo HDL (quello buono) e diminuisce il colesterolo cattivo o LDL, riduce i trigliceridi, aumenta il metabolismo basale e il dispendio energetico, la fluidità del sangue, ostacolando la tendenza a formare trombi, riduce il rischio di infarto e ictus, aumenta la mineralizzazione delle ossa, prevenendo l’osteoporosi, migliora la funzione respiratoria, mantiene attiva la funzione intestinale, previene il diabete, il soprappeso e l’obesità, combatte l’ansia e la depressione.
Muoversi, forse non tutti lo sanno, aiuta anche ad affrontare meglio la vecchiaia, in quanto la potenza muscolare, l’equilibrio, la coordinazione motoria e l’agilità che ne derivano riducono nelle persone anziane il rischio di mal di schiena, difficoltà nel movimento e cadute, diminuendo il rischio di fratture del femore e delle vertebre. Nell’età evolutiva infine, il movimento regolare (le canoniche due volte a settimana di sport non bastano, ma andrebbero integrate dal gioco all’aperto e da uno stile di vita più attivo ogni giorno), previene l’obesità, le patologie metaboliche, i problemi di postura, ma anche di apprendimento.

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