Quì Gerusalemme
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Camminare per le strade di Gerusalemme vecchia è molto, molto difficile. Una Via Crucis, sarei tentato di dire, se non fosse che a quel poveraccio è decisamente andata meglio.
L’ascensione al Golgota è un’esperienza terribile. Chino, schiena inarcata, il peso della croce è sostituito da una ben più urgente necessità: quella di schivare oggetti, tappeti, lampade e santini esposti nei negozi per souvenirs. Una specie di interminabile limbo (attenzione: ci riferiamo qui non al celebre limbo dantesco, ma al ben più profano gioco da nave da crociera); una grande gara a chi schiva crocifissi lanciati ad altezza uomo da compulsivi venditori. Il cammino si fa a testa bassa, perchè incrociare lo sguardo di un commerciante (ebreo o arabo che sia) sarebbe un errore imperdonabile.
Mentre ci arrampichiamo per la dura erta (sì e no 20 metri di dislivello fra casuzze basse in pietra e forti odori forti del mercato), il mio compagno di viaggio che potete vedere nella foto mentre irride un poliziotto, sprezzante del pericolo – ha avuto l’ardire di sollevare la testa volgendo gli occhi al cielo, quasi a chiedere perdono al Padre per l’avventatezza di quella decisione. La decisione di seguire la Via Dolorosa fino alla Basilica della Deposizione.
Neanche il tempo di alzare la testa che il poveretto già si ritrova in mano due sacchetti di curry, uno di peperoncino dolce e un rosario in pietra pomice; al collo, una kefia da-vero-palestinese.
La stessa con la quale mi sono bardato nel tragitto di ritorno Tel Aviv-Gerusalemme per proteggermi dall’aria condizionata del bus, finchè un soldato è salito per un controllo e mi ha intimato di consegnargli i documenti, a mitra spianato. Non dev’essere un gadget particolarmente di moda, ho pensato. “Ho solo freddo”, mi sono giustificato. Ma il militare è stato inflessibile: ha voluto controllare i miei documenti per accertare che non mi facessi saltare in aria da lì a poco.
Ma torniamo al nostro sventurato pellegrino, che ricoperto di oro incenso e mirra è ormai pronto al suo ingresso in Basilica. Sfuggiti alle trappole turistiche, siamo infatti giunti alla tanto sospirata cima del monte.
Ecco, quando vi dicono “monte”, non credeteci mai. La collina del Getzemani, il Monte degli Ulivi – accanto al cimitero dell’Armageddon – il Golgota.. impilati l’uno sull’altro, fanno fatica a raggiungere il centinaio di metri di altezza sul livello del mare.













