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Archivio per 2 giugno 2010

ALEMANNO: «BRUTTO SEGNO LA MANCATA PRESENZA DEI LEGHISTI»

Il ministro Maroni non partecipa alle celebrazioni di Roma. Il Capo dello Stato: «Chiedete a lui perché non c’era»

VARESE – «Vengo a Varese da tre anni». Roberto Maroni, come tutti i leghisti, non partecipa alle celebrazioni del 2 giugno che si tengono a Roma.

Il ministro dell’Interno preferisce invece la festa che si tiene a Villa Recalcati: una cerimonia in grande stile, certo, con tanto di orchestra, onorificenza al merito, personalità. Ma senza Inno di Mameli.

Durante la deposizione delle corone ai piedi del monumento ai caduti in piazza della Repubblica, la banda dei carabinieri intona infatti il Silenzio, mentre nei giardini di Villa Recalcati l’orchestra giovanile studentesca della provincia suona «La Gatta» di Gino Paoli, «Con te partirò» di Andrea Bocelli e altri pezzi famosi degli ultimi 50 anni della canzone italiana.

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Michele Mancuso al battesimo del fuoco

Michele Mancuso con Gianfranco Miccichè

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E’ visibilmente soddisfatto Michele Mancuso, stanco ma soddisfatto.

Queste competizioni elettorali amministrative per lui sono state il battesimo del fuoco, per la prima volta infatti è stato lui a scendere in campo in prima persona e non per rappresentare un altro, come avveniva ai tempi in cui era legato ad Alessandro Pagano.

Mancuso – dopo l’abbandono del Pdl Sicilia da parte del gelese Pepe, transitato nell’Udc - è rimasto la punta di diamante in provincia del partito costituito da Gianfranco Miccichè che verrà a Mussomeli immediatamente per ringraziare gli elettori.

Anche in altri piccoli comuni ha giocato bene le sue carte, ma – strano per un partito di centrodestra – un pò dovunque il Pdl Sicilia ha fatto squadra con candidati della sinistra. Come a Gela. E proprio a Gela e Mussomeli, i centri più grossi in cui si votava, il Pdl Sicilia ha mietuto notevoli consensi. Addirittura uguali al Pdl storico che in provincia è rappresentato al massimo livello dall’on.le Alessandro Pagano, mentore di Michele Mancuso. Come dire che oggi l’allievo ha superato o sta superando il maestro.

I numeri di Mussomeli:

  • Sicilia per Mussomeli 682 (9,22%)
  • PdL 692 (9,36%)

hanno fatto dire a Michele Mancuso a caldo:

“Il risultato più bello che si poteva sperare. Un risultato meritatissimo dove ognuno di noi ha dato il massimo. Da domani si lavorerà per dare soluzione ai problemi della città”.

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Quel referendum del ’46…

Ancora oggi, a distanza di oltre sessant’anni dall’esito del voto referendario, vengono mosse critiche e accuse di illegittimità del risultato da parte dei movimenti monarchici.

2 giugno 1946

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Tali attacchi alla legittimità del voto a favore della repubblica riguardano i presunti brogli elettorali che si sarebbero verificati, secondo i sostenitori di questa tesi, modificando i risultati nelle circoscrizioni dove il voto repubblicano era già comunque vincente.
Sul piano giuridico, invece, si fa rilevare che la proclamazione della repubblica avvenne in modo anticipato rispetto alla ratifica, poiché non si aspettò il pronunciamento della Corte di Cassazione.
Alla lettura dei primi dati, che indicavano un forte vantaggio per la monarchia soprattutto nel meridione, l’allora guardasigilli Palmiro Togliatti inviò migliaia di funzionari del proprio ministero a prelevare i verbali elettorali direttamente all’interno dei seggi, ordinando la contestuale sospensione delle operazioni di spoglio.
I verbali furono portati a Roma e qui sottoposti a pesanti manipolazioni. Qualche ora dopo, Togliatti scrisse al presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Pagano invitandolo a dare semplice lettura dei verbali complessivi delle 31 circoscrizioni elettorali, senza effettuare alcuna proclamazione del risultato. Pagano ribatté che la procedura era illegale e per tutta risposta fu minacciato di morte.
Lo storico Giulio Vignoli afferma inoltre che Togliatti intervenne per ritardare il rientro in Italia dei reduci dai campi di prigionia russi, in quanto ne temeva le testimonianze ai fini del voto.
Non poterono votare neppure coloro che prima della chiusura delle liste elettorali (aprile 1945) si trovavano ancora fuori del territorio nazionale nei campi di prigionia o di internamento all’estero, o comunque non sul territorio nazionale. Di queste centinaia di migliaia di persone non furono ammesse al voto neppure quelle rientrate tra la data di chiusura delle liste e le votazioni. Furono inoltre escluse dal voto: la provincia di Bolzano con Bolzano, la Venezia Giulia con Gorizia, Trieste, Pola e Fiume, la città di Zara.
Secondo il messaggio di Umberto II si trattò di un colpo di Stato:

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Guatemale city - La voragine

Le piogge tropicali portate dalla tempesta Agatha hanno messo in ginocchio il Guatemala.

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Questa immensa voragine si è aperta nel centro di Guatemala City, tra le città più colpite.

In quel punto sorgeva una palazzina di tre piani, risucchiata completamente dal crollo della sede stradale. Nell’incidente è morto un uomo. Le cause dell’incredibile voragine sono ancora dubbie e i geologi stanno analizzando il terreno per capire cosa sia successo in quella particolare area.

Una tragedia che a Guatemala City non è nuova: nella stessa area si era aperta una voragine altrettanto impressionante tre anni fa. In quell’episodio erano morte tre persone e la causa era stata attribuita al sistema di drenaggio, incapace di far defluire l’acqua portata dagli uragani.

foto: AP Photo/Guatemala’s Presidency, Luis Echeverria

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In alto le ali!

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Libertà è…

 Riflessioni
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 La libertà è come l’aria:

ci si accorge di quanto vale

quando comincia a mancare

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Piero Calamandrei

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ITALIA UNITA SOTTO IL RE. FESTEGGIAMENTI. INSULTI AL VESCOVO E PRIMI MAL DI PANCIA

Il barone di Trabonella

Il 18 ottobre 1860 un manifesto tappezza Caltanissetta, con queste parole:

«Concorriamo unanimi, concorriamo tutti a presentare domenica il supremo spettacolo della nostra calunniata civiltà all’Europa plaudente. Sì, noi vogliamo dal cuore l’Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele re costituzionale e suoi discendenti. Sì, lo vogliamo ed è la miglior corona che sapremmo intessere al benedetto capo del Grande Italiano, Giuseppe Garibaldi. Tutti adunque all’urna col grido che schiaccia i tiranni: “Viva l’Italia una ed indivisibile! Viva il Re galantuomo Vittorio Emanuele! Viva l’immortale Garibaldi!”».

Sono le parole con cui il governatore di Caltanissetta, Francesco Morillo barone di Trabonella, invita la cittadinanza a recarsi a votare per il plebiscito per l’annessione delle province siciliane e napoletane al Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II.

E così, mentre l’Eroe ha già risalito con le sue camicie rosse quello che era stato il Regno delle Due Sicilie, scontrandosi a più riprese con le truppe di Francesco II e riportando proprio all’inizio di quel mese la vittoria al Volturno, ecco che i nisseni e i siciliani tutti sono chiamati ad esprimere, col voto, la loro volontà di essere annessi al Regno d’Italia: una volontà, invero, più volte manifestata ed espressa in quei mesi in città già a partire da giugno, quando l’avanzata garibaldina in Sicilia aveva innescato dappertutto la nuova rivoluzione antiborbonica.

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Autodifesa “fai da te”.

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