“ I MULINI “
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Come già scritto a quel tempo non c’erano panifici che fornivano il pane agli esercizi alimentari per la vendita al pubblico, perciò ciascuna famiglia doveva darsi da fare per produrselo.
Per prima cosa doveva portare il grano, prodotto in proprio o comprato, al mulino per macinarlo e ricavarne la farina che in casa serviva per molti usi: per il pane, a volte per la pasta, per infarinare alcuni cibi, per ricavarne la crusca come mangime per gli animali domestici. Da quì l’esistenza di quattro mulini (…) fu servendosi del mulino di proprietà di don Rocco Belloni che un tale don Fortunato fornì la prima luce elettrica al paese.
(…) I quattro mulini, prima che nel 1930 potessero usufruire della ormai disponibile energia elettrica, funzionavano a carbone, risultando molto numerosi. Durante il periodo di guerra, a causa del razionamento di tutti i generi alimentari, tali mulini furono messi sotto controllo di appositi ispettori per impedire che si macinasse più grano di quanto ne consentiva la restizione dovuta alla guerra. Cioè si voleva impedire che chi aveva il grano ne facesse una speculazione.
Successivamente, dopo la fine della guerra, si ebbe un grandissimo svilupp0 dell’industria del settore per cui questi ultimi mulini scomparvero, meglio ne rimase uno solo.
Prof. Antonio Vento
da “ Cattolica, tra le due Guerre Mondiali (1920 – 1940) ”








