Nel frattempo alle popolazioni dei 14 Comuni della provincia (capoluogo compreso) interessati al problema si continua a dire di non utilizzare l’acqua distribuita dalla pubblica condotta per gli usi potabili come si fa ormai da febbraio quando fu accertato l’inconveniente.
Contemporaneamente la gente protesta anche perché paga l’acqua per buona mentre buona non è.
Caltaqua non ci sta e ribatte duro alla dichiarazione del direttore del servizio igiene degli alimenti dell’Asl 2 Antonio Bonura il quale ha detto che l’acqua è perfettamente potabile all’entrata nei serbatoi civici mentre presenta i trialometani in quantità superiore al previsto
all’uscita degli stessi serbatoi dove, pertanto, si verificherebbe l’inquinamento.
«Certamente – ha detto il vice direttore generale di Caltaqua Josè Gozzo – non siamo noi a buttare nell’acqua i trialometani. Caltaqua ha attenzionato il problema sin dal suo nascere per cercare di risolverlo e ha fatto quello che c’era da fare e fa quello che ci dicono di fare.
Sembra che la presenza dei trialometani in eccedenza sia dovuta a un eccesso di disinfezione dell’acqua, ma noi abbiamo ridotto la quantità di cloro sino ai limiti minimi; non possiamo però eliminare il cloro che è a salvaguardia della salute dei cittadini».
Ma a questo punto di chi o di cosa è la colpa e, soprattutto, cosa bisogna fare per eliminare l’inconveniente?
Per Gozzo «il problema va affrontato a monte e va rivisto l’intero sistema di disinfezione dell’acqua nelle varie fasi di travaso;
soprattutto va risolto con la collaborazione di tutti quanti siamo interessati ad eliminare o a ridurre la presenza dei trialometani».
Ma i trialometani rimangono e la preoccupazione delle popolazioni interessate aumenta. Per Gozzo però «la presenza dei trialometani nella quantità in cui è stata accertata non deve preoccupare perché non mette a rischio la salute dei cittadini».
Intanto ieri si è insediato il tavolo tecnico per varare il piano di azione per cercare di risolvere il problema. L’autorità sanitaria ha suggerito a Siciliacque e Caltaqua, che sono i soggetti gestori della distribuzione dell’acqua, di rivedere il sistema di disinfezione e di effettuare una disinfezione mista di biossido di cloro e ipoclorito di sodio.
Sarà subito fatta la prova, ma saranno le successive analisi a dire se è stata effettivamente imboccata la strada giusta.
In caso negativo bisognerà ricominciare daccapo e bisognerà aspettare altro tempo che si aggiunge a quell’altro già trascorso durante il quale qualcuno può avere bevuto l’acqua e potrà avere ricevuto danni per la sua salute.
Nel frattempo alle popolazioni dei 14 Comuni della provincia (capoluogo compreso) interessati al problema si continua a dire di non utilizzare l’acqua distribuita dalla pubblica condotta per gli usi potabili come si fa ormai da febbraio quando fu accertato l’inconveniente.
Contemporaneamente la gente protesta anche perché paga l’acqua per buona mentre buona non è.
LUIGI SCIVOLI










Ma chi è il VERO interlocutore?
Caltaqua, che ne deve essere solo il “portatore” del servizio o l’ATO, questo misterioso nostro garante per un “ottimale” servizio?
Ma perchè parla sempre il signor Caltaqua e quasi mai (o forse mai) l’ATO? Che, oltre all’appalto del “servizio” abbia anche dato delega della politica gestionale?
In tutti i disservizi lamentati il signor ATO ha mai applicato anche una pur minima sanzione, così come previsto nel disciplinare contrattuale e nella “carta dei diritti dell’utente”?
Ricordando, magari qualche volta, che l’ACQUA è, e deve rimanere, un bene pubblico!