
Campo sportivo di Montedoro - Una formazione del Milena del '59 - Da sinistra: Enrico Schillaci, Pino Schillaci, Cristenzio Mancuso, Paolo Diliberto - Accosciati: Nino Falcone, Nino Cipolla, Totò Provenzano.
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8 luglio 1959. Dopoguerra. Sono lontani i tempi in cui si giocava a calcio con un pallone di pezze legate tra loro. Il fot-bal cominciava a pretendere anche una forma normale anche perchè le maglie, i calzoncini e la sfera (come Nicolò Carosio chiamava il pallone nelle sue radiocronache) diventavano alla portata delle tasche di tutti. Il calcio moderno venne importato a Milocca dai suoi più giovani cittadini andati fuori o per studio o per lavoro. Chi usciva dal paese aveva la possibilità e la fortuna di imparare a giocare a calcio. Anche in istituti religiosi: come Cristenzio Mancuso, il noto compagno, che studiò dai monaci di Ispica e Acireale: anche se giocava centroattacco, indossava la maglia col numero 10 comprata risparmiando i soldi dei coni estivi.
Però quando si doveva giocare “fuori” e per l’onore del paese, la maglietta doveva essere, come la legge, uguale per tutti. Avevano ancora a disposizione quelle a strisce democristiane, ma erano troppo di parte. Fu così che tutti i giocatori della rosa del Milena si misero d’accordo: avrebbero comprato quella del Milan, vuoi perchè il Milan andava anche allora per la maggiore, vuoi perchè “Milan” ricordava alle orecchie la cara “Milena”! Purtroppo… quelli del Milan a cui si erano rivolti, tardavano a dare una risposta . Allora i giovani ed impazienti calciatori si rimisero alla volontà del loro capitano. In pochi giorni Mimmo Bonomo andò a Caltanissetta e portò in paese fiammeggianti magliette: erano blucerchiate, erano quelle della Sampdoria!

Al campetto di Li Chiani Farcuna - CON LE MAGLIETTE DELLA SAMPDORIA Schillaci Pino - Tona Giuseppe - Ingrao Enrico - Cipolla Antonino - Bonomo Domenico // Angilella Ugo - Cipolla Carmelo - Cipolla Carmelo II (Miluzzu)
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Le magliette blucerchiate ancora esistono, resistono e conservano i colori.
Come quella ormai storica con il numero “3″ di Francesco Cipolla che giocava terzino.
L’altro terzino era Carmelo Cipolla (Miluzzu). Anche il portiere era un Cipolla, anzi erano tre: si poteva scegliere tra Carmelo, Ugo e Nino! Una difesa dunque a base di Cipolla!
Calzettoni e scarpette erano ancora degli optionals! Raramente si giocava con le scarpe di cuoio, più spesso con quelle senza i tanto sospirati tacchetti. Calzettoni? Più spesso “senza” che “con”. I pantaloncini invece non mancavano mai: erano di tutte le forme, di tutte le taglie e di tutti i colori.
E si giocava sempre contro il parere del padre e pure della madre. Del padre perchè d’estate gli mancavano due braccia di lavoro, della madre perchè poi, dopo la partita, doveva lavare quella robaccia sporca e sudata: si ricordi che allora nessuno aveva ancora in casa i tubi dell’acqua: dovevano andarla a prendere alla fontana con le brocche; Cristenzio era tra i più fortunati in questo senso perchè abitava a due passi da quella di Robba Minnulami.
A Milena si giocava a “villaggi contro villaggi” in campetti diversi appena mietuti. Il più frequentato era quello dove ora hanno eretto il monumento dei caduti. Si giocava sollevando tanta polvere e altrettante imprecazioni, poi si tornava a casa impolverati e facendo finta di essere stanchi morti per intenerire i genitori e farli sbraitare il meno possibile. Per i padri quei pallonari erano fannulloni, vacanti e malati di calcio…
Andavano pure a giocare fuori. Principalmente a Bompensiere e a Montedoro. Sutera era lontana, quasi irraggiungibile. Si andava in macchina e anche con le moto, tanto non si giocava mai in 11 contro 11. Spesso in sette, ad andare benissimo, in 9. E -dicono- il più delle volte si vinceva: davvero forti i ragazzi di allora.









Dalla comparazione delle foto da voi pubblicate a proposito di “calciatori d’altri tempi” si evince abbastanza chiaramente che lo sfondo è costtuito dalle colline che circondano Montedoro, a meno che anche l’altra volta la foto non sia stata scattata a Campofranco. Un dettaglio che non offusca certamente il piacere di rivedere volti noti.
Ringraziamo osservatore. Abbiamo già corretto: il campo in effetti è quello di Montedoro.
Ringraziamo anche l’amico che ci ha telefonato precisando che l’ultimo a destra è Totò Provenzano e non Bonomo come avevamo erroneamente scritto: e che Schillaci, il primo a sinistra in piedi si chiama Pino e non Pietro.
Molti errori. Adesso, per non sbagliare l’identikit del primo giocatore in piedi a destra, attendiamo di saperlo da Nino Cipolla che preghiamo di contattarci.
Grazie a tutti comunque e scusateci.
Anche, se come scrive osservatore:
Un dettaglio che non offusca certamente il piacere di rivedere volti noti.
preferiremmo non sbagliare, purtroppo la nostra è una “giovane” redazione e non consosce “i grandi giocatori del passato”.
Buon fine settimana a tutti
il giovane in piedi dovrebbe corrispondere al Sig. Diliberto il papà di Mariella e Antonio
Che emozione… io sono nato proprio l’8 luglio del 59