
LA VOLPE E IL CORVO
LA VOLPE e IL CORVO
Un giorno un corvo trovò sul davanzale di una finestra un bel pezzo di formaggio; lo prese col becco e volò sul ramo di un albero per mangiarselo in santa pace.
Proprio in quel momento passò di là una volpe che, allettata dal buon profumo, alzò la testa e vide quel pezzo di formaggio prelibato.
- Buongiorno signor corvo! – esclamò la volpe astuta – Come sei bello! Che splendide piume nere hai!…se la tua voce fosse bella come le tue penne, tu saresti certamente il re degli uccelli! -
Il corvo vanitoso si sentì lusingato dalle parole della volpe e, non resistendo alla tentazione di far sentire la sua voce, aprì il becco.
Il pezzo di formaggio gli cadde e la volpe prendendolo al volo se lo pappò con delizia.
Chi gode di essere lodato con parole ingannatrici prima o poi si pente.
La volpe e il corvo
Fabulae – Libro I – I, 13 – Vulpes et corvus
Qui se laudari gaudet verbis subdolis,
sera dat poenas turpes poenitentia.
Cum de fenestra corvus raptum caseum
comesse vellet, celsa residens arbore,
vulpes hinc vidit, deinde sic coepit loqui:
“O qui tuarum, corve, pennarum est nitor!
quantum decoris corpore et vultu geris!
Si vocem haberes, nulla prior ales foret”.
At ille stultus, dum vult vocem ostendere,
emisit ore caseum, quem celeriter
dolosa vulpes avidis rapuit dentibus.
Tunc demum ingemuit corvi deceptus stupor.










Ma, anche alla “furba” non finisce bene. La saggezza contadina docet: alla fine, tutte le volpi si rivedono in pellicceria.
ma k sfaccimm stu fedro nn s putev fa e cazz suoi?
Salve!
La favola de “La volpe e il corvo” scritta in latino mi ha portato indietro nel tempo quando, nell’immediato dopoguerra, a Palermo, frequentavo la seconda media all’Istituto Meli.
Come volano gli anni!
Saluti a tutti
Maria Stella