Falcone costituisce ancora oggi un’anomalia nel panorama della magistratura italiana. (…) I giornalisti di passaggio a Palermo hanno più volte cercato di scoprire come viveva, quale era l’intensità della sua paura quotidiana, se la vicinanza del pericolo gli dava angoscia. L’ironia della morte fa parte del retaggio culturale siciliano. Leonardo Sciascia ne era maestro.
Falcone da parte sua racconta con un certo divertito compiacimento le battute del tempo del maxiprocesso. << Mi viene a trovare a casa il collega Paolo Borsellino. “Giovanni”, mi dice “devi darmi immediatamente la combinazione della cassaforte del tuo ufficio.” “E perché?” “Sennò quando ti ammazzano come l’apriamo?“ E ancora sorride… >>
VIDEO (QUASI INEDITO) POCO PUBBLICIZZATO DAI MASS MEDIA “CUFFARO-FALCONE-BORSELLINO”
| Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due giudici siciliani che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia. Di loro si racconta infatti che quando erano ancora adolescenti giocavano a pallone nei quartieri popolari di Palermo e che fra i loro compagni di gioco c’erano probabilmente anche alcuni ragazzi che in futuro dovevano diventare uomini di “Cosa Nostra”. |
| E forse proprio il fatto di essere siciliani, nati e cresciuti a contatto diretto con la realtà di quella regione, era la loro forza: Falcone e Borsellino infatti capivano perfettamente il mondo mafioso, capivano il senso dell’onore siciliano e capivano il linguaggio dei boss e dei malavitosi con cui dovevano parlare. Per questo sapevano dialogare con i “pentiti” di mafia, sapevano guadagnarsi la loro fiducia e perfino il loro rispetto. |
| Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano coetanei: il primo è nato a Palermo nel 1939, il secondo nel 1940.Durante l’università – alla fine degli anni Cinquanta – Paolo Borsellino si iscrive al FUAN, un’organizzazione politica di estrema destra. È molto bello pensare che nessuno avrà mai il coraggio di rinfacciargli questa scelta: il suo comportamento è sempre stato così onesto e pulito che sia da destra che da sinistra si doveva necessariamente rispettarlo. Nel 1963 entra in Magistratura: lavora in diversi tribunali e nel 1975 è trasferito al tribunale di Palermo, dove entra all’Ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici.Lavora con il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile alla sua prima indagine sulla mafia e nel 1980 fa arrestare un primo gruppo di sei mafiosi. Nello stesso anno il capitano Basile viene assassinato. |
| Per la famiglia Borsellino la vita cambia e da quel momento in poi tutti vivranno blindati e continuamente protetti da una scorta.Continua a lavorare senza tregua nel pool anti-mafia guidato da Rocco Chinnici, a stretto contatto anche con il suo amico Giovanni Falcone che nel 1979 era entrato anche lui all’Ufficio istruzione processi penali. Ma nel 1983 anche Rocco Chinnici viene assassinato dai mafiosi. Sembra la fine di un’esperienza che stava dando qualche risultato. |
| A Palermo, al posto di Chinnici, arriva Antonino Caponnetto che è assolutamente deciso a portare avanti il lavoro del suo predecessore. Con Falcone e Borsellino e altri bravi magistrati comincia allora l’avventura del pool anti-mafia. In pratica i magistrati di Palermo cercano di combattere la mafia così come negli anni precedenti si era combattuto – e vinto – il terrorismo. Nel 1983 altri due funzionari di Polizia Giuseppe Montana e Ninni Cassarà – stretti collaboratori di Falcone e Borsellino – sono uccisi dalla mafia Ma grazie alla capacità dei magistrati di indagare e all’intelligenza di Falcone nel ricostruire la “geografia mafiosa” di quel periodo, un gran numero di mafiosi finisce in galera. E finalmente Falcone e Borsellino riescono a mettere in piedi il famoso maxi-processo, un processo in cui sul banco degli imputati siedono ben 475 mafiosi che nel 1987 saranno condannati. |
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Ma il 23 maggio 1992 – con un attentato spettacolare – la macchina di Falcone viene fatta esplodere sull’autostrada che collega Palermo e Trapani: 500 chili di tritolo che tolgono la vita a Falcone, a sua moglie Francesca Morvillo e a tre agenti di scorta.Quando Falcone salta in aria, Paolo Borsellino capisce che non gli resterà troppo tempo. Lo dice chiaro: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. Il 19 luglio dello stesso anno un’autobomba esplode sotto casa di sua madre mentre Paolo Borsellino sta andandola a trovare. Il magistrato muore con tutti gli uomini della scorta. Pochi giorni prima aveva dichiarato:Non sono né un eroe né un Kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell’aldilà. Ma l’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento… Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno.
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Queste immagini, quelle delle aule giudiziarie e quelle, dal vivo, propinateci a Milena si commentano da sole.
un video inqiuetante specie considerando il comizio finale dell’attuale amministrazione.
Complimenti per il brano illuminante scelto da Milena Libera che ha aperto uno squarcio sul vissuto di due eroi che sono certa hanno iniziato il conto alla rovescia per la mafia. La durata di questo conteggio dipende solo da noi. Io ci credo, i mei figli sulla lotta alla mafia non hanno alcun dubbio o le perplessità che ho io e mio marito. Speriamo bene.
Mi lascia stupita invece la vostra scelta del video in cui Cuffaro se la prende con il giudice “corrotto”, è una scelta coraggiosa se intrapresa come fatto positivo in se stesso mi auguro che non sia “strumentale” che non vi serva per un attacco all’amministrazione comunale come sembra dai primi due commenti. Comunque sia il vostro è un raro esempio di impegno politico e sociale degno della migliore sinistra.
Un bacione a tutti da Serena
Video molto interessante, che colpisce subito il telespettatore.
DOVE VOLETE ANDARE APARARE DUTTU
Compagni di scuola
Siamo sempre là quando un dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito, guarda il mezzo, e si perde l’obiettivo che è la vista della bella luna. Tutti giù a criticare non, come sarebbe giusto, l’intervento di Cuffaro e la presenza di Giovanni Falcone ad un talk show, ma la libera scelta di Milena Libera di recensire un libro sulla mafia scritto da Giovanni Falcone in collaborazione con una grande giornalista francese, Marcelle Padovani.
Il giudice Falcone – un eroe da qualsiasi parte lo si guaardi -è stato un peronaggio controverso tanto che molti e anche alcuni tra i suoi colleghi, non gli perdonarono la nomina del 13 marzo 1991 a direttore degli affari penali del ministero di Grazia e Giustizia a Roma. Cuffaro stesso, come si vede e si sente nel video, lo accusa in modo aperto.
Milena Libera che ha fatto di male nello scegliere di parlare di mafia e di acconsentire il post del video inviato da un internauta del blog?
Nulla, solo qualche sciocco può vederci altri fini che non ci sono. proprio l’altra sera a Rai 3 hanno dato ampio spazio alla clinica dell’ing.re Aiello di Bagheria e ai suoi rapporti con Cuffaro. Anche loro come Milena Libera perseguono lo stesso disegno di abbattere l’udc nazionale, regionale e comunale?
Tirate diritto dunque voi di Milena Libera che è veramente libera. Dimenticavo, io sono contro la mafia e se dovesi scegliere tra Falcone e Borsellino e Cuffaro, starei e sto con chi ha perso la vita credendo a ideali nobili e non con chi ha sprecato la sua vita a gestire potere e sottogoverni senza guardare bene chi gli stava vicino e grazie a lui faceva affari illeciti. Che poi lo stesso Cuffaro e, più grave ancora, il suo partito non abbiano sentito il dovere di non candidarlo e lo abbiano fatto eleggere al senato di questa repubblica, vivaddio, ci sia consentito di criticare questo fatto anomalo e negativo.
Questo articolo mi ha colpita, l’accostamento con Sciascia anche, infatti “L’ironia della morte fa parte del retaggio culturale siciliano” come di sciascia si accosta al vissuto di questi uomini.
cara Maria
più che di “ironia della morte” io punterei l’accento sulla “fatalità della morte” tipico dei siciliani e forse retaggio dell’antico islam che si insediò in sicilia più di mille anni fa e che tutt’ora pernea molti comportamenti.
Il discorso é complesso (quello sul concetto di fatalità tipico dei siciliani e vissuto dai siciliani in maniera diversa dalla Fatalità come generalmente concepita da altre culture) e stasera ho pochissimo tempo per rimanere collegato ma spero che su questo blog si affronti da parte di tutti un dibattito molto ampio su come ognuno di noi vede la CULTURA SICILIANA. mi auguro che gli amministratori del blog aprano uno spazio dove chi vuole può intervenire su questo concetto, Ciao , mi scuso per il poco tempo a disposizione, spero che l’argomento sia affrontato specie perchè proprio in questi giorni ho letto qualcosa di tomasi di lampedusa dove parla del “paesaggio siciliano ” come “irredimibile”.(nel gattopardo)
ciao a buon leggerti
lasciando perdere il personaggio Totò Cuffaro non vorrei che qualcuno scaricasse sul povero Totò le colpe degli altri. Chi lo ha conosciuto sa che Totò é buono ed anche ingenuo e certe volte va a cacciarsi nei guai senza accorgersene.
Ho visto in diretta quella trasmissione e non vi nascondo che allora mi fece piacere vedere quel giovane Cuffaro lottare convinto contro chi aveva tantato di distruggere “la meglio dc” forse perchè io allora mi riconoscevo in quella dc che non era fatta come dicono ora da gente corrotta anzi la sua forza erano le seconde linee, il sindacato, la coldiretti e le associazioni cattoliche.
Ci fu in effetti il tentativo giudiziario di fare fuori dc e psi in particolare, riuscito per mano di Di Pietro che ora furoreggia in parlamento. Mai un personaggio come lui sarebbe diventato onorevole se dc e psi restavano tali.
Tornando all’argomento. Dopo tutti questi anni trascorsi da quella trasmissione devo riconoscere che l’on. Cuffaro non mi appare lo stesso giovane appassionato di allora ma in una cattivissima luce. Per colpa sua stavolta, per non essersi saputo fermare in tempo, per non avere avuto il coraggio delle dimissioni, per non aver saputo rinunziare a candidarsi al senato, per avere scoperto grazie alla tv e alle inchieste giudiziare che personaggi disgustosi frequentava e per questa sua “full immersion” nel mondo degli affari e per la sua troppa vicinanza al mondo mafioso.
Sono d’accordo con paolo. Non scarichiamo su Totò (che non è povero) le colpe degli altri. Gli bastano le sue.
Il Senatore Totò Cuffaro é una persona onesta e corretta
Vorrei semplicemente che si legge il passo evangelico di domenica scorsa con occhi sinceri e la mente scevra da qualunque ideologia politica.
In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò.
Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.
I martiri non sono soltanto quelli eletti dalla Chiesa ma chi lotta per una società migliore e a volte paga caro.
I vignaioli dovrebbero essere ciclicamente sostituiti affinchè la vigna sia sempre curata in maniera opportuna e non diventi oggetto di potere e di ricatto…e questo vale per tutti non soltanto per il senatore Cuffaro.
PD scrive:
Il Senatore Totò Cuffaro é una persona onesta e corretta
peccato che sia lo stesso condannato a 5anni per favoreggiamento a presone condannate per mafia…
ognuno di noi si rispecchia nei suoi simili….