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La letteratura dei 90°

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inchinio2Ora non è che vogliamo infierire per forza?! No! Vorremmo soltanto e semplicemente parlare, in chiave socio-geometrica s’intende, di meta geometria o postulati inesistenti, ma pur sempre dimostrabili con moderni teoremi.

Anche se il grado sembrerebbe del tutto irrilevante alla fine non lo è affatto, ma va a stigmatizzare meglio il soggetto. Iniziamo col dire che la posizione potrebbe apparire davvero scomoda, soprattutto se si ha una certa età è quasi penosa, mentre per altri versi diviene invece confortevole, funzionale e utile.

C’è chi nasce in questa posizione, anziché in quelle famose. Si trovano avvantaggiati nascendo a 90°, presumibilmente sono la minoranza, con parti molto difficili e dalle misteriose conseguenze per il nascituro. La vita sembrerebbe segnata …

Comunque sia, il novantesimo grado al giorno d’oggi è sinonimo di beneficio checché se ne dica, nessuna malalingua ha mai potuto smentire tale asserzione. E’una provvidenza che dà buoni frutti.

Si esce già da casa assemblati per il servizio che, ad uno sguardo distratto, potrebbe sembrare facile, ma non lo è, perché laborioso, lungo e a volte estenuante. Una faticaccia tenere il ritmo! Però riteniamo confortante il pensiero che lo si possa provare gradevole e quindi effettuarlo con estremo gaudio.

Il parallelo al terreno facilita i rapporti con il pubblico, media relazioni pericolose, equilibra situazioni fastidiose, prepara e riscalda, se necessario anche col proprio corpo, l’ambiente per evitare al capo sbalzi termici. Dà la caccia impietosa alle mosche, ingoia rospi a volte anche indigesti, si immola in eventi drammatici per convenienti, commoventi, dettagliati e puntuali resoconti. Non sparla, non parla, ma esegue anche a costo di versare sangue per amore e dedizione del superiore.

Non c’è nulla da fare, il personaggio reclinato a novanta gradi è quello che tutti capi auspicano avere al proprio fianco; è colui il quale non monta di serie la dignità personale, ma che pur di apparire in una sorta di sotto-scala sociale sta prostrato praticamente perennemente. Puntuale e preciso, arriva il primo e va via l’ultimo, non sporca, non abbaia e soprattutto scodinzola. Un eccelso!

73017Riteniamo che lo pseudo potere, che sono convinti di gestire, sia con molte probabilità l’unico afrodisiaco mai vissuto e goduto.

C’è da dire poi che fare tutto a novanta gradi è difficoltoso, pensiamo a scrivere a 90° oppure a guardare in faccia, o ancora a esporre un programma, tutte attività che bisognerebbe affrontare da eretto, ma che non può. Certo, per altri versi, come allacciarsi le scarpe, contare le formiche o spazzare i pavimenti si trova in posizione di privilegio.

E diciamola tutta: che vita però! Non va mai in vacanza, mai un divertimento, mai uno svago. Lui è sempre lì al posto dove lo abbiamo lasciato, ma che vacanze! Il mentecatto pur se fosse tipo da spiaggia in realtà non le frequenterebbe neanche! No, perché deve tritare e ritritare, proporsi e riproporsi, pestare e ripestare … insomma non si autoelimina, non si autopulisce, non auto scompare … ma si rigenera sempre, con buona pace degli astanti!

Da parte nostra … è callo che non duole, quanto alla “letteratura” … pensiamo si tratti del classico caso del “vuoto” cosmico Leopardiano!

Troppi furti in abitazione il sindaco scrive al prefetto

Roberto Mistretta

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bompensieretelaIn una sola settimana a Bompensiere si sono registrati ben tre raid ladreschi in tre diverse abitazioni. E nel più piccolo paese dell’intera provincia (soltanto 600 abitanti), la preoccupazione è alle stelle, tant’è che il sindaco Salvatore Lo Sardo, ha reiterato una propria richiesta per attivare in loco un presidio dei carabinieri.
Nel paese, infatti, ormai da anni non esiste più la Stazione dei Cc, ma dopo gli ultimi furti, c’è tanta preoccupazione, tant’è che tanti cittadini si sono portati dal sindaco chiedendo un maggiore controllo del territorio e provvedimenti volti ad assicurare la perduta tranquillità.
Dice il sindaco: “Si sono registrati tre furti in una sola settimana. I ladri hanno rubato oro ed altri oggetti preziosi, e nell’ultimo furto anche un televisore. Ho già presentato una richiesta in Prefettura così come già avvenuto mesi addietro, quando era stata presa di mira la tabaccheria dove avevano rubato contante, stecche di sigarette e valori bollati. Purtroppo da noi da tanti anni non è più presente un presidio dei carabinieri ma mi dicono che non ci sono i fondi disponibili in tal senso, per mantenere la presenza dei carabinieri in un paese di appena 600 abitanti.
Qui comunque – prosegue il primo cittadino- la preoccupazione è alle stelle e molta gente è venuta a protestare manifestando la propria apprensione. Il nostro è un paese popolato per lo più di anziani. Per quanto mi riguarda ho anche firmato un ordine di servizio indirizzato ai nostri due vigili urbani per effettuare maggiore servizio esterno e controllare quindi il territorio”.

I ladri, sempre più spavaldi, agiscono anche in pieno giorno. I furti sarebbero avvenuti infatti per lo più di mattina, quando i residenti sono fuori per lavoro.

Zolfo nero

Filippo Falcone

Filippo Falcone

Mussolini diede molto rilievo alla produzione mineraria nel periodo in cui l’Italia subiva le sanzioni economiche

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Così il nostro zolfo fu al centro dell’autarchia fascista

di Filippo Falcone

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Nel 1938, anno XVII dell’era fascista, Mussolini inaugurava a Roma, nel suggestivo quadro del Circo Massimo, la mostra autarchica del minerale italiano. In fase, ormai, di piena politica economica nazionalista, il settore minerario, infatti, non poteva che rappresentare un dei punti fermi della “volontà italiana” di autosufficienza dagli altri stati.

mo2Tutti gli italiani – secondo il regime fascista – avevano il dovere di conoscere “l’Italia mineraria” dello zolfo, ferro, carbone, rame, piombo, zinco, stagno, alluminio ecc. Scriveva G. Poggiali ne “L’Italia mineraria”, pubblicato quell’anno per evocarne il solenne evento: «che dal male di una nequizia internazionale che si chiamò sanzioni, ci vennero formidabili impulsi di bene nazionale».

moD’altronde, alla fine del 1935, in una riunione di tutte le strutture corporative del regime – dopo le sanzioni mercantili delle 52 Nazioni all’Italia fascista dell’impresa africana – era stata adottata, per voce dello stesso duce, la decisione che «I produttori italiani colgano l’occasione delle contingenze attuali per realizzare nel Paese una sempre maggiore autarchia economica che li svincoli al massimo da forme di asservimento dall’estero, gravemente pregiudizievoli della libertà e dell’indipendenza del popolo italiano». In definitiva, la parola d’ordine del fascismo in materia economica, voluta da Mussolini in persona, era diventata: “bastare a noi stessi”.

sanzioCon estrema enfasi la stampa di regime dava notizia che in molti paesi e città d’Italia le maestranze, a causa delle “inique sanzioni”, cedevano giornate del loro salario allo Stato. Era, ad esempio, il caso di Sommatino, dove i dipendenti comunali, nel dicembre di quell’anno, chiedevano al podestà di poter cedere un giornata del proprio stipendio mensile per la Patria “quale contribuito per la campagna di resistenza contro l’assedio economico”.
In quella battaglia, la mineralogia assunse una parte preminente. Lo stesso duce presiedette la Commissione suprema dell’autarchia, puntando proprio sui minerali italiani. Un ruolo centrale, in quel contesto, non potevano non avere lo zolfo e le zolfare siciliane – ed in particolare quelle del nisseno – allora epicentro per eccellenza dell’estrazione mineraria isolana.

I giacimenti di zolfo allora in Sicilia, si estendevano tra le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna ed avevano una lunghezza di circa 130 km ed una larghezza di 60.  Nel 1937 l’Italia aveva prodotto 367 mila tonnellate di zolfo, di cui ben 250 solo nello zolfare siciliane. Le più importanti erano proprio in provincia di Caltanissetta: Trabia-Tallarira, tra Sommatino e Riesi; quelle in area di Caltanissetta: Juncio-Testasecca, Trabonella, Tumminelli, Gessolungo; Apaforte e Bosco in territorio di Serradifalco ed altre ancora.

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uno schieramento della milizia fascista nel piazzale della stazione ferroviaria di Caltanissetta

La richiesta internazionale di zolfo italiano, per uso pirite, anticrittogamici ecc., sino ad allora era stata forte. Già da primi del ‘900 la nostra produzione rappresentava gli 8/10 di quella mondiale. E’ di quella fase, però, anche la scoperta dei giacimenti solfiferi americani, che avrebbe rappresentato un duro colpo per l’industria dello zolfo nazionale.

A dire il vero la crisi italiana pagava anche la non voluta modernizzazione nei metodi estrattivi da parte dei gestori, che puntavano solo sullo sfruttamento sovraumano della manodopera; il caso siciliano dei “carusi” era tragicamente emblematico. Dopo l’avvio dei metodi estrattivi americani lo zolfo siciliano era costretto ad affrontare, per la prima volta, la concorrenza estera. La situazione si era aggravata ancor di più allo scoppio del primo conflitto mondiale, quando erano venute a mancare forza-lavoro e combustibile, mortificando ulteriormente l’esercizio delle miniere italiane e siciliane in testa.

autCon l’avvento del regime fascista, Mussolini, in effetti, già aveva intuito l’importanza delle ricchezze naturali italiane, non a caso nel 1924 aveva voluto visitare, nel suo viaggio in Sicilia, la miniera Trabia-Tallarita, allora bacino solfifero più grande d’Europa.

E se, sino ad allora, lo zolfo siciliano esportato, raggiungeva i porti marittimi a dorso di mulo o con rudimentali mezzi di trasporto tipo carretti, cospicue risorse economiche, da lì a poco, il regime avrebbe destinato alla costruzione di ferrovie, teleferiche, tranvie ecc.
Ancora oggi, a testimonianza di ciò, rimane, quasi intatto, – senza essere stato mai completato e utilizzato il tragitto ferrato che attraversa tutta la Valle del Salso, con i suoi percorsi, ponti, caselli ecc.

Così come altrettanto intatta – nei libri del regime – rimane la retorica fascista dell’autarchia. Dirà in merito Mussolini, parlando di “alto monito”: «La battaglia per l’autarchia sarà condotta inflessibilmente, travolgendo qualsiasi palese o larvata resistenza rivelatrice di una mentalità superata, che nello Stato fascista è l’economia e che deve servire la politica e non viceversa».

Come una farfalla

Come una farfalla

farfalleL’impiegato la mangiava con gli occhi, lo sguardo bovino, le labbra appena dischiuse. Batteva lentamente sulla tastiera indeciso se farle o no un complimento un po’ spinto. Ma le parole si rifiutavano di mettersi in fila e il coraggio diminuiva man mano che le dita saltellavano sui tasti; il silenzio era diventato opprimente.
Anche perché lei appariva altera, inaccessibile, con quegli occhiali bui dietro ai quali si poteva immaginare solo un mondo di favola, fatto di lenzuoli di seta e amanti premurosi.

Poi il ronzio della stampante attirò l’attenzione della donna che, girati i lineamenti scolpiti, si mise nuovamente a fissare l’uomo davanti a sé; gli regalò un sorriso brumoso, senza speranza, quasi avesse sorriso alla stampante e non a lui. L’uomo afferrò il foglio, fitto di righe, lo imbustò a fatica provando più volte finché non glielo rese imbronciato perché il tempo accanto a lei era concluso. Si accontentò allora di ammirarla mentre si voltava verso l’uscita e sino a quando nella sala vuota non rimase sospeso che il suono dei suoi tacchi.

In strada l’aspettava un cielo troppo vicino che si era chiuso di nuvole vagabonde, intanto che il vento saliva insistente dal mare grigio per un abbraccio distratto a rinfrescare la calura ostinata di quei giorni. Le foglie di alcune piante, di cui non ricordava neppure più il nome, avevano cominciato ad accartocciarsi come una mano attorno a un obolo, mentre il volo dei rondoni era diventato confuso nel cielo sopra la sua bella testa bionda, note di un pentagramma composto e subito disfatto per una sinfonia impossibile. Sì, stava per piovere. Lo sentiva sulla pelle, lo avvertiva nel profondo del pozzo della sua esistenza, dove l’acqua ferma si era lievemente increspata. Accelerò istintivamente il passo guardando ogni tanto con malcelato interesse la busta chiusa che ancora teneva in mano. Sembrava pesante. Chi doveva scrivere, aveva scritto molto.

gatNella casa la penombra la accolse come un’amica. Si lasciò andare sulla poltrona senza accendere la luce. Il gatto arrivò lentamente con la coda ritta strusciandosi sulle caviglie e reclamando attenzione. Ma lei se ne stette immobile ad ascoltare una musica che galleggiava in quell’aria spessa, un motivo già sentito che adesso era sfuggito da qualche finestra proprio come una farfalla finalmente libera. Tastò la busta che rispose sommessamente con un rumore stropicciato: pareva che ne volesse indovinare il contenuto attraverso i polpastrelli. Sì, lo sapeva: era arrivato il momento di aprirla.

Ora la dicitura attraverso la finestrella di cellophane ‘Laboratorio di analisi mediche’ brillava nel chiaroscuro della stanza come un avvertimento severo. La musica cessò di colpo. Due amici si salutarono per via e un tuono lontano mugugnò risentito.

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Sindacati e sindaco

Vertenza forestali portata al Comune

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comune bibliotecaLe segreterie comunali di Fai Cisl e Flai Cgil, rispettivamente rappresentate da Salvatore Insalaco e Carmelo Manta, hanno colto l’invito delle Segreterie regionali e unitamente ai lavoratori forestali di Milena, si sono recate in municipio per un incontro con gli amministratori locali per rivendicare il diritto al completamento delle giornate lavorative. Negli ultimi giorni sono state diverse le manifestazioni e gli incontri in vari Comuni.

“Le garanzie che il governatore Crocetta aveva dato ai lavoratori – dicono i sindacalisti – sono venute meno nelle ultime ore, da qui l’esigenza di mettere immediatamente in campo iniziative di ogni genere per affrontare il problema.

Gli amministratori locali, capeggiati dal sindaco Giuseppe Vitellaro, si sono mostrati vicini ai lavoratori e hanno dato piena disponibilità ad affiancare in ogni luogo e con ogni mezzo possibile la battaglia messa in atto da sindacati e lavoratori. Il sindaco ha annunciato che provvederà a comunicare lo stato di agitazione dei lavoratori alla Prefettura di Caltanissetta”.

Il libro raro

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Pensarci prima ?!?

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