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Due papi e un morto

croce eretta in onore di papa Wojtyla a Cevo, in Valcamonica

La croce eretta in onore di papa Wojtyla a Cevo, in Valcamonica

 

Il giovane abitava in via Giovanni XXIII Marco Gusmini era figlio unico e viveva con la famiglia a Lovere, sulla sponda bergamasca del lago di Iseo. Il ragazzo, altra coincidenza, viveva in via Papa Giovanni XXIII, il Pontefice che domenica sarà Santo proprio insieme a Wojtyla.

Il giovane schiacciato abitava in via Giovanni XXIII
Marco Gusmini era figlio unico e viveva con la famiglia a Lovere, sulla sponda bergamasca del lago di Iseo. Il ragazzo – altra straordinaria coincidenza – viveva in via Papa Giovanni XXIII, il Pontefice che domenica sarà Santo proprio insieme a Wojtyla.

freccia gif25 Aprile: perché la festa della Liberazione divide gli italiani?

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imagesCAQOM4G2Invece di unire tutti gli italiani, il 25 aprile inteso come festa della Liberazione dal nazifascismo, continua a dividere. Bisogna prenderne atto, a poco servono – pare – gli appelli di stampo retorico.

Le divisioni sono spesso alimentate dall’attualità della lotta politica, le cui esigenze hanno poco a che fare con la memoria storica dell’Italia. Scriveva anni fa Gian Enrico Rusconi: “La Resistenza rimane un episodio geneticamente positivo ma psicologicamente, culturalmente, politicamente remoto. E’ entrato nel rituale e nel lessico ufficiale della Repubblica, ma non è diventato solida memoria collettiva dei suoi cittadini”. Perché?

Soprattutto perché, specie da sinistra, in particolare dal PCI, si è voluto dare al 25 aprile una dimensione simbolistico-rituale oggettivamente inaccettabile dagli altri. La guerra di Liberazione fu vincente perché “unitaria”: poi ci fu chi volle metterci il cappello, cercando di egemonizzarla politicamente.

La festa del 25 aprile fu decisa nel 1946 dal premier democristiano Alcide De Gasperi, ma erano stati i comunisti a spingere, con Giorgio Amendola, dirigente PCI e allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri che il 4 aprile 1946 la sottopose al capo del governo.

Scriveva Amendola: “così come negli altri paesi si festeggia la vittoria sulla Germania e sui fascismi indigeni” in Italia serve “una giornata dedicata alla solenne commemorazione dei sacrifici e degli eroismi sostenuti dal popolo italiano durante la lotta contro il nazifascismo”. Ciò “risponderebbe non solo a criteri di giustizia […], ma anche a criteri di opportunità specialmente nei confronti degli alleati ai quali verrebbe ricordato, specie in questo particolare momento in cui si sta stendendo il trattato di pace con l’Italia, il nostro contributo alla guerra condotta dalle Nazioni Unite”.

ImageLa data del 25 aprile appariva densa di significati politici e simbolici. Se negli altri Paesi si voleva festeggiare l’anniversario della resa della Germania nazista e la fine della guerra, in Italia invece, l’idea di una festa della nazione democratica era ricondotta non all’anniversario della cessazione della guerra – il 2 maggio – ma al ricordo della insurrezione generale proclamata dal Comitato di Liberazione dell’Alta Italia per la liberazione delle principali città settentrionali.

Scrive Maurizio Ridolfi su Le feste nazionali (Il Mulino): “Nell’assunzione di quell’evento come anniversario da porre al centro della «politica della festa» della nuova Italia, le forze antifasciste ne legittimavano la rilevanza storica e lo trasformavano in mito grazie a cui poter ridefinire i codici della retorica politica e i contenuti della memoria pubblica”.

Poi le polemiche si alimenteranno per il “Sangue dei vinti” e le nefandezze che la storia riserva sempre dopo le rivoluzioni.

Fatto sta, che il PCI volle impossessarsi della Liberazione legittimandosi come la principale forza antifascista portatrice (con le armi) della libertà e quindi legittimata a governare l’Italia antifascista e democratica. Il PCI era stato l’artefice della lotta contro il fascismo e protagonista della Resistenza ma forzò la mano per motivi ideologici e politici. Togliatti, pur nel suo proverbiale doppiogiochismo, cercò un riequilibrio politico, basandosi sulla Costituzione Repubblica, capolavoro e architrave della nostra democrazia.

Le polemiche di oggi vengono quindi da lontano. Dopo oltre 60 anni forse è giunta l’ora di valutazioni storiche, non più politiche.

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bc25 APRILE ANNIVERSARIO DI UNA SCONFITTA

Roberto Lauro

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Sarebbe possibile indurre il Presidente Napolitano a leggere l’ultimo, ben documentato libro di Pansa, Bella Ciao, prima di esternare magniloquenti discorsi resistenziali, in occasione di una data che segna una cocente sconfitta italiana ed esaltata invece come una fulgida vittoria?

La nostra Marina è stata l’unica nella storia a consegnare al nemico una flotta in piena efficienza (magnifica preda, dichiarò Churchill) invece di affondarla come fecero tedeschi e francesi nella prima e seconda guerra mondiale.

Vi@ da internet

Homayoun Mahmoudi, Gran Bretagna – Grand Prix internazionale Scacchiera

Sconcerto democratico

Ora il Consiglio di Serradifalco è decaduto: si dimette Palumbo e i consiglieri restano 7 su 15, senza possibilità di surroghe

Carmelo Locurto

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Francesco Palumbo

Francesco Palumbo

Il consiglio comunale, è ufficialmente decaduto. Il consigliere indipendente Francesco Palumbo si è infatti dimesso dalla carica di consigliere comunale. Dimissioni che l’ex candidato della lista “Giovani Siciliani” ha motivato con ragioni strettamente “personali” che nulla avrebbero a che vedere con questioni di carattere politico. Tuttavia, si è trattato di una decisione pesantissima per le sorti del già traballante consiglio comunale che, a seguito delle sue dimissioni, è tornato nuovamente a sette componenti, ma che non ha più a disposizione alcuna possibilità di surroga essendo state esaurite sia le graduatorie dei non eletti della lista “Giovani Siciliani” che della lista “Semplicemente Serradifalco”.
Dunque, è durato appena otto giorni il ritrovato numero legale della massima assise civica. Lo scorso 15 aprile era stato il solo Emanuele Miraglia (Strata Nova) ad accettare la surroga di uno dei tre consiglieri di maggioranza (Flavio Aprile, Giuseppe Montante e Gianpaolo Costa) che si erano precedentemente dimessi consentendo al consiglio di avere la metà più uno dei componenti (8) per non decadere. Con le dimissioni di Francesco Palumbo, il numero dei consiglieri in carica è tornato a 7 (Carmelo Magro Malosso, Totò Caramanna e Graziano Cipollina del Pd, Salvatore Virgadauro e Ciro Raggio dell’Udc, Rosario Ristagno ed Emanuele Miraglia della Strata Nova).
Per altro, ironia della sorte, proprio Francesco Palumbo era stato l’unico dei non eletti della Lista “Giovani Siciliani” ad accettare la surroga di uno dei sei consiglieri del gruppo di minoranza che nel giugno del 2012 si era dimesso in blocco. Da allora si è registrata una vera e propria emorragia in termini di dimissioni e rinunce alla surroga. Dopo le dimissioni di Francesco Palumbo, il dato aggiornato parla di ventiquattro candidati su trenta, tra eletti e non eletti, delle due liste che si erano presentati alle amministrative del 2010 che si sono o dimessi o hanno rifiutato di surrogare i dimissionari. Un dato politicamente sconcertante che coinvolge pesantemente entrambi i gruppi presentatisi alle elezioni comunali di quattro anni fa. Dei 30, tra eletti e non eletti delle due liste, tra gli eletti in consiglio se ne sono dimessi 8 nella minoranza e 3 nella maggioranza, mentre tra i non eletti hanno rifiutato di surrogare i dimissionari 8 della minoranza e 5 della maggioranza.
A questo punto, una volta decaduto il consiglio comunale, quanto prima dovrà essere nominato da parte dell’assessorato regionale alle autonomie locali un commissario straordinario con i poteri del consiglio (sindaco e giunta restano in carica) che dovrà provvedere, da qui in avanti, ad approvare i provvedimenti che avrebbero dovuto essere di competenza del decaduto consiglio comunale, a cominciare dallo spinoso esame ed eventuale approvazione del bilancio di previsione 2013.

 

«Il servizio dei rifiuti costerà il 35% in meno»freccia gif

Carmelo Sciangula

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images4VSW50TFIl costo del servizio mensile della gestione dei rifiuti si abbassa del 35% grazie ad un lavoro certosino dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Crispino Sanfilippo. Il costo passa così da 59 mila euro a 39 mila euro mensili, con un notevole risparmio annuo per le casse comunali.

«Un grande risultato raggiunto – spiega il sindaco Sanfilippo – in fatto di smaltimento rifiuti integrati con risparmio non solo per il Comune di Sommatino ma anche per i cittadini. La notizia non può che fare piacere ai sommatinesi che purtroppo sono sempre più vessati di tributi che giungono dal Governo. Giorni addietro abbiamo sottoscritto anche il passaggio della gestione dei rifiuti di Sommatino dalla ditta Sap alla ditta Tek. Ra di Angri, che si è aggiudicata la gara della proceduta negoziata fino al 30 settembre 2014, con un ribasso del 13,89%. Vogliamo evidenziare che a Sommatino si effettua da sempre la raccolta differenziata integrata porta a porta tra ditta appaltatrice e personale dipendente, raggiungendo a tutt’oggi oltre il 55% di raccolta differenziata che ci porta ad essere uno dei primi in provincia. L’amministrazione ha abbassato i costi per il servizio dei rifiuti e garantito il livello occupazionale evitando, ciò che si paventava e cioè la riduzione del personale in forza alla Sap e alla fine, grazie al lavoro che abbiamo svolto, si è evitato ciò che poteva essere davvero una tragedia per i lavoratori impegnati nel servizio di raccolta porta a porta.
Tarsu1Oggi – aggiunge Sanfilippo – siamo riusciti ad ottenere un duplice successo: dall’importo di 59mila euro siamo passati ai 39mila euro con un risparmio di 20 mila euro al mese che significa una diminuzione della Tarsu che è stato il nostro principale obiettivo, dopo ampi dibattiti che abbiamo avuto con il Comitato civico spontaneo per la Tarsu con cui intendiamo intensificare i rapporti per raggiungere insieme risultati in favore dei cittadini ed anche quello di mantenere i posti di lavoro in atto esistenti

Questo è uno dei tanti risultati conseguiti da questa amministrazione che vale la pena ricordare, e cioè di avere abbattuto il debito con l’Ato CL2 di quasi 2 milioni di euro, garantendo il pagamento degli arretrati e degli stipendi ai lavoratori Sap mediante l’accesso al fondo di rotazione, nonchè al pagamento di oltre 700 fornitori».

 

Manutenzione dei cassonetti Nu

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un cassonetto milenese

un vecchio cassonetto milenese

Le condizioni in cui versano diversi cassonetti zincati nei quali si raccolgono i rifiuti solidi urbani sono critiche con la fuoriuscita di liquami maleodoranti. A segnalare questo stato di cose sono stati alcuni cittadini che hanno chiesto all’amministrazione comunale di attivarsi al fine di garantire la manutenzione dei cassonetti oltre che la pubblica salute dei cittadini. Il sindaco Peppuccio Vitellaro s’è pertanto attivato nonostante la sistemazione dei cassonetti spettasse all’Ato Cl1 che, tuttavia, è ormai in liquidazione.

Dopo aver messo a punto il preventivo di spesa occorrente tramite l’ufficio tecnico comunale (1.708 euro), è stato lo stesso Comune a procedere all’intervento sostitutivo per la manutenzione straordinaria dei cassonetti. Sono state invitate diverse ditte locali e alla fine l’offerta più vantaggiosa per il Comune è stata quella della ditta Palumbo Santo di Milena, che ha offerto un ribasso dell’11% sui 1.708 euro posti a base d’asta e che, dunque, procederà alla manutenzione straordinaria dei cassonetti zincati.

Fonte: La Sicilia

baudelaireRarità diamantina

di Anna Piano

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Charles Baudelaire, il famoso autore de “I fiori del male” e sottile critico d’arte, aveva tendenza squisitamente aristocratiche.

Un giorno confessò a un amico:

“Io credo solo alle cose rare: ai grandi intelletti, ai grandi caratteri, agli straordinari temperamenti. Il resto, che vale? Il maggior elogio che si possa fare di un diamante è definirlo ‘solitario’ “.

 

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