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Un successo il “Robba rock in collina”

di Giusy Terrasi

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10352744_10203536276200328_6982539345500262132_nPiù di mille persone a Milena per l’edizione 2014 dell’ormai tradizionale appuntamento con il “Robba Rock in… collina”, con la “Robba Canigli” teatro della nona edizione.

Per tutta la serata il numeroso pubblico ha potuto a musica dal vivo, videoproiezioni, esibizioni di artisti di strada, alla mostra fotografica curata da Giuseppe Palumbo e le immancabili degustazioni di prodotti enogastronomici: pane caldo con olio, salsiccia e spaghetti accompagnati dal buon vino rosso della terra milocchese.

A presentare la serata Emanuele Garlisi e Antonella Provenzano. Tutti gli artisti e le band che si sono succeduti sul palco sono di Milena e sul finire della serata si è ballato fino a notte tra le strade della Robba al suono dei DJ Musiclovesound.

10410362_10203536283200503_7876486609477263394_nUna proposta originale per le nostre zone, per una manifestazione che ogni anno si tiene in una delle circa 60 “robbe” di cui è composto il territorio di Milena. La manifestazione è organizzata dall’associazione culturale “Erbatinta” di cui è presidente Carmelo Palumbo, e della quale fanno parte anche Massimo Ingrao, Nicolò Tona, Floriana Saldì, Salvatore Mantione, Giovanni Mendola, Giuseppe Palumbo, Paolo Gagliano e Giuseppe Provenzano che da nove anni organizzano questa manifestazione che, di anno in anno, cresce e che richiama il pubblico anche dai centri vicini. Un evento che ormai è entrato di diritto nelle estati di Milena organizzate dall’amministrazione comunale e il cui fascino è dato dal fatto che, ogni anno cambia “location” passando da una robba all’altra. Soddisfazione espressa dagli organizzatori dell’associazione che a fine nottata hanno dato appuntamento al prossimo anno con la rituale frase propiziatrice “Domani è un’altra robba”.

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Prossimamente tutte le foto della serata

Amori di plastica

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imagesF0WGJ0VGLaurea, battesimo, comunione, chi più ne ha più ne metta e … e anche matrimoni.

Matrimoni … a dire il vero per i matrimoni pare sia cominciata una nuova era. Partecipare un evento, dovrebbe essere la gioia dell’evento, sembra avere assunto una particolare e speciale importanza, tant’è che non ci si limita più alla telefonata, all’invito a casa o al biglietto.

Partecipare è diventato un momento, un modo per manifestare ed esprimere non più e non solo la gioia, ma anche … sembra quasi un’esplosione di qualcosa che non si riesce a trattenere dentro ed a cui si associa una specie di liberazione intima. Lo fanno i protagonisti, lo fanno i parenti, ma lo fanno anche gli amici e questi con la parvenza goliardica del bontempone.

a2Assistiamo, dunque, ad un’invasione di avvisi, più o meno caserecci, attraverso cui il “fatto” viene pubblicizzato e con esso si coglie l’occasione per mandare segnali e messaggi. Forse non si ha il coraggio, da amici, di dire a parole o forse non si ritiene opportuno farsi ricordare come chi … ha avvisato; sta di fatto che in concomitanza di un qualsiasi matrimonio c’è sempre l’amico di turno che pensa bene, nascondendosi dietro un anonimato cellofanato, di elencare pubblicamente tutte le disgrazie a cui l’incauto sposo (si, in genere questi messaggi sono rivolti al maschietto) va incontro.

E va bene siamo contenti che giovani e anche non giovani si dia molta importanza a questo evento, ma rimaniamo fortemente delusi soprattutto se si antepone l’immagine alla sostanza, se contano più i segni esteriori che non quelli intimi.

a1Bello avere degli amici che si prodigano per la buona riuscita del matrimonio … bello! Una attestazione di amicizia, di stima, di affetto, di condivisione.

Si tappezza il paese con carte trasparenti recanti unità metriche “poetiche” oppure si  affigge su tutti i pali dei crocevia con foto dei novelli colombi. Parliamoci chiaro: non siamo contro i “volatili” a nozze, quello che disturba è l’ambiente deturpato da queste effusioni che permangono per mesi e sopravvivono sia alle intemperie ed, in alcuni casi, alla durata delle unioni stesse. Chi l’ha detto che gli abitanti devono subire l’immortalità delle sciocchezze delle promesse?

Buona educazione imporrebbe tante cose che non stiamo qui ad elencare, non ultima, comunque, la rimozione, o sarebbe meglio dire la tumulazione, dei carteggi da parte degli stessi esecutori, una forma di esequie post sposalizio. Chiamarla igiene ambientale, pulizia, decoro, rispetto verso il territorio e verso prossimo forse è una pretesa troppo esorbitante.

strisChi ha tappezzato, nel tempo, il paese non ha mai pensato di togliere le amenità e soprattutto togliere dagli occhi e dal globo le barbe e le volgarità dedicate ai consorti.

I segni di inciviltà assoluta e totale generalmente vanno puniti per legge, chi sporca e produce inquinamento va sanzionato, chi non osserva la normativa va segnalato.

Perché si chiude l’occhio davanti a questa evidenza? Perché si fa finta di non vedere?

Perché queste “emissioni” non vengono considerate alla stregua del comune alterare l’ambiente?

E’ possibile che i preposti all’ordine pubblico o il sindaco e il suo vice, assessori al ramo, in passato solerti e vispi, non si siano accorti di questa insulsa abitudine e non abbiano diffidato gli allegri mattacchioni? Tra l’altro neanche gli operatori ecologici hanno mai trovato il tempo o hanno avuto la direttiva di rimuovere il pattume urbano … e questo la dice lunga.

untitledNoi siamo dell’idea che a volte la tolleranza da parte di chi è al governo sia un muro dove nascondere il menefreghismo e la superficialità. Il “laissez faire” sembrerebbe essere la parola d’ordine, ma con la sensibilità dei cittadini non si può!

Il rispetto, se non si è abituati a praticarlo, difficilmente viene riconosciuto.

Il rispetto delle regole, l’ossequio alle leggi seguono lo stesso percorso

Questa sarebbe la moralità e l’etica di chi sporca e di chi lascia sporcare?

Questo, a nostro avviso, è soltanto grande MALCOSTUME … degli uni … e degli altri.

Prosit, auguri a tutti gli sposi e all’amministrazione cieca!

Kenna, Urbi et Orbi, Agosto 2014.

Gotta, per prevenirla è necessario più controllo dell’uricemia

di Brigida Stagno
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Se un tempo riguardava i ceti sociali più elevati, oggi la gotta non fa sconti e colpisce nei paesi industrializzati, tra cui l’Italia, l’1-2% della popolazione, ma i valori sarebbero sottostimati. Il riscontro di uricemia elevata ( > 7 mg/dl ), presupposto fondamentale per lo sviluppo della malattia, è decisamente più frequente e si aggira intorno al 5 per cento della popolazione. Negli ultimi anni si è registrato un aumento dei casi, complici le variazioni della dieta e dello stile di vita, la maggiore diffusione del sovrappeso, l’allungamento della vita media, ma anche gli effetti indesiderati di alcuni farmaci (aspirinetta, diuretici, ciclosporina).

imagesUL5X5175Percepita ancora come una malattia “vecchia” e rara, non sempre però viene riconosciuta e curata. Eppure, tra gli uomini oltre i quarant’anni e nelle donne in menopausa, è la forma più comune di artrite infiammatoria, ma non sono rari casi tra donne giovani che abusano di diuretici per perdere peso. La sua prevalenza aumenta in genere con l’età, toccando il 7 per cento circa negli uomini dopo i 65 anni.

La causa? Gli alti livelli di acido urico nel sangue (per l’aumento della sua produzione o l’insufficiente eliminazione renale), che portano alla formazione di cristalli (di urato monosodico), nelle articolazioni e in altri tessuti (tofi), provocando crisi acute intermittenti e molto dolorose di artrite (scatenati spesso da traumi, assunzione di alcolici o pasti copiosi), ad alterazioni renali, spesso associate a ipertensione, a formazione di calcoli renali.

Il dolore, che insorge soprattutto la sera e si accentua durante la notte, parte il più delle volte dall’alluce, ma la malattia può coinvolgere anche caviglie, gomiti, ginocchia, spalle o polsi, con gonfiori, arrossamento e forti bruciori. Se non curata, la gotta si ripresenta con attacchi acuti successivi, evolvendo con il tempo e nelle forme più gravi verso la distruzione delle articolazioni, con comparsa di deformità.

imagesN9B5TYDZPer la diagnosi della malattia, oltre al dosaggio dell’acido urico nel sangue (che però spesso diminuisce durante l’attacco acuto e va quindi ripetuto dopo una o due settimane), fondamentale è l’analisi del liquido sinoviale delle articolazioni colpite, che permette di dimostrare la presenza dei cristalli di urato monosodico, e il dosaggio dell’acido urico nelle urine in alcuni pazienti selezionati.

Secondo gli esperti, la gotta sarebbe la patologia articolare meglio curabile, ma anche quella peggio curata. La responsabilità va alla scarsa cultura medica sull’argomento, ma anche alla poca propensione del paziente a fare controlli e seguire una cura costante, dovuta alla brevità rassicurante dell’attacco acuto (7-10 giorni).

Ma soprattutto, ancora più a monte, è spesso sottovalutato l’aumento dell’acido urico nel sangue, presente prima ancora che si instauri la gotta. L’aderenza alla terapia ipouricemizzante, in grado cioè di abbassare l’uricemia, è poi piuttosto bassa anche in chi soffre di gotta e, secondo un recente studio della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale), sarebbe di soli 84 giorni l’anno. Troppo poco per mantenere i valori di acido urico nel sangue al di sotto dei 6,0 mg/dl raccomandati.

images9NKLPUD4imagesLHW91GW7Se il livello dell’uricemia è aumentato, ma senza alcuna manifestazione, basta agire sullo stile di vita: solo il 30 per cento di chi ha l’uricemia elevata andrà incontro a un attacco di gotta e la maggioranza non richiede terapia.

Se però l’iperuricemia non si riduce e si associa ai sintomi dolorosi, serve un tempestivo intervento farmacologico. La cura, oltre a risolvere l’attacco acuto, dovrebbe prevenire i danni articolari e renali, favorendo la dissoluzione dei cristalli e, una volta risolta la crisi, ridurre l’uricemia, mantenendola intorno a valori di 6 mg/dl, per evitare la deposizione di nuovi urati. I farmaci di scelta nell’attacco acuto sono gli antiinfiammatori (FANS e cortisonici, evitando l’aspirina), mentre a lungo termine l’obiettivo è mantenere bassa l’uricemia con farmaci come l’allopurinolo, che però può dare effetti collaterali, o il febuxostat, più tollerato.

images7LTGMX1YE’ però fondamentale seguire quelle misure dietetiche e di stile di vita che aiutano a controllare l’uricemia. L’eliminazione di alcuni cibi, l’astensione dall’alcol, la riduzione del sovrappeso, l’assunzione di due di acqua ogni giorno, la sostituzione dei diuretici con altri farmaci antiipertensivi.

In pratica, bisogna evitare l’eccesso di proteine nella dieta (da bandire le diete iperproteiche), abolire o ridurre gli alimenti ricchi di purina, una sostanza che aumenta la quantità di acido urico (di cui sono ricchi animelle, rognoni, fegato, cervello, cuore, aringhe, sardine, acciughe, cacciagione, oche, salumi, crostacei, carni rosse), non esagerare con i cibi ricchi di fruttosio (contenute in bevande dolcificate con questo zucchero e nella frutta), ridurre i grassi, abolire l’alcol in generale (anche la birra), perché stimola la produzione di acido urico e ne rende più difficile l’eliminazione.

Novecento siciliano

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Una casa dei primi anni del 1900, dove si può notare la caratteristica “naca”e un “sulareddu” alla quale si accedeva con una scala a pioli. /Ciliberto, Ribera (Ag)

 

Gli estremisti del politicamente corretto

Scandalo per l’allegato sui gay di Visto

di ALESSANDRA MENZANI

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imagesY13QZ34DPremessa. A giudicare il libricino denominato Le migliori barzellette sui gay, tali freddure fanno pena. «Ti va di giocare a nascondino?», chiede un tizio, versione fumetto, con lo scollo a V aderente. E l’amico, con la manina all’insù: «Ok, se mi trovi mi puoi violentare, se non mi trovi… sono nell’armadio». Diciamo che l’allegro volumetto difficilmente vincerà il Nobel della Letteratura per l’umorismo; da qui a dire, o solo pensare, che la battaglia per i diritti civili degli omosessuali sia in pericolo e che l’omofobia in Italia conoscerà un picco improvviso a causa di queste battute mal partorite, fa parecchio ridere. Più delle barzellette stesse.

La dimostrazione empirica che in Italia si può scherzare su tutto tranne che sui gay è arrivata ieri. Si può sfottere il Papa con imitazioni più o meno riuscite (da Ballantini a Crozza), fare vignette sui cardinali, si possono deridere carabinieri, avvocati, suore, preti, comunisti, fascisti, Totti, la statura di Berlusconi o di Brunetta, la culona della Merkel, le Milf, i tedeschi e gli inglesi nelle storiche barzellette che abbiamo sentito dalle elementari, ma i gay sono intoccabili.

images0HCB68VHL’operazione del settimanale Visto dovrebbe suscitare al massimo l’indifferenza. Che si scomodino parole come «omofobia» e che nascano delle petizioni online appare francamente ridicolo. Invece… Sui social network è scoppiata l’ira. «I rotocalchi che ci meritiamo. Complimenti», «Mai vista una schifezza del genere». Su Change.org sono state lanciate due petizioni, una anche di Gaia Italia, rivolte alla redazione e al direttore del rotocalco, Roberto Alessi: «Per impedire la diffusione del pregiudizio e del dileggio discriminatorio contro le persone omosessuali. Se l’editore e la redazione si scusano con i lettori e le lettrici e ritirano l’allegato omofobo dimostrano correttezza e civiltà nei riguardi di milioni di persone». E poi inviti a boicottare la rivista e allarmi contro il pericolo di sostegno al bullismo.

Fatto anomalo: il mondo gay, di solito compatto, è inaspettatamente diviso sulla questione. L’Arcigay tuona: «Bieca operazione che trae profitto dall’ipocrisia. Direttore e editore sono degli irresponsabili».

C’è chi si vede demonizzato dalle freddure e dall’esistenza delle barzellette sulla categoria, c’è chi reagisce diversamente: «Invece di scandalizzarsi per un libricino non sarebbe il caso di impiegare lo stesso” impeto civico” su questioni più serie e sostanziali?», scrive Aldo.

Inaspettata anche reazione di Roberto Alessi, direttore della testata (e anche di Novella 2000). «Non ne so niente: non è un’iniziativa redazionale, probabilmente è un’iniziativa che attiene alle politiche distributive di cui non mi occupo. Chiedo scusa in prima persona. Per quanto riguarda la posizione di Visto sul rispetto e la considerazione del mondo omosessuale basta leggere i nostri servizi, ultimo quello della settimana scorsa sul vicesindaco di Viareggio o sull’impegno sociale di Vladimir Luxuria nel suo quartiere a Roma».

images59THYT8IimagesB3RG5WGCNon si scusa, invece, Federico Silvestri, ad e direttore generale di Prs, società proprietaria di Visto, in precedenza edito dal gruppo Rcs. «Difendo e rivendico la scelta di allegare a Visto opere di barzellette su varie tematiche, tra le quali anche i gay, che non sono più un argomento tabù. A discriminare, piuttosto, è chi pensa il contrario. Sto seguendo con enorme sorpresa il montare di questa polemica, assolutamente artefatta e fuori luogo. Abbiamo deciso di abbinare alla rivista dieci titoli di barzellette sulle tematiche “classiche”, da Pierino ai carabinieri allo sport. Mi chiedo dunque perché ci si indigni per i gay e non per i carabinieri o le mogli tradite. Respingo con forza la polemica, anzi la rivolgo a chi la monta: sono loro che discriminano».
Forse in questi casi l’ago della bilancia è la qualità della satira. Al momento l’unico ad aver messo d’accordo tutti è stato Checco Zalone con il capolavoro d’ironia Gli uomini sessuali. Lui faceva ridere, tutto qui.

 

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1° Premio Il Bugiardino d’Oro

al 24°Concorso Naz.della Bugia – Le Piastre ( Pistoia ).

Urinano nel cestino

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ve1Un’estate assolutamente da dimenticare per Venezia.

E stavolta non parliamo di maltempo, ma di turisti incivili. Già nelle scorse settimane il comportamento di molti tra le migliaia di turisti che ogni giorno sbarcano nella città lagunare era stato stigmatizzato.

Pranzi al sacco nei luoghi storici, abbigliamento poco decoroso in giro per le calli, improvvisati bagni o pediluvi nel Canal Grande, ma quello che è accaduto e fotografato nelle scorse ore ha quasi dell’incredibile.

Due ragazzi, infatti, sono stati beccati mentre facevano pipì dentro un cestino dei rifiuti a pochi passi dalla Chiesa della Salute. Un comportamento indegno.

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Fanno sesso sul Ponte degli Scalzi

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ve2Venezia è una delle città preferite dagli innamorati e due giovani turisti hanno deciso di mostrarlo a mezzo mondo.

Si sono messi a fare l’amore, in pieno giorno, sul ponte degli Scalzi, la porta d’accesso al centro storico appena si esce dalla stazione ferroviaria.

La coppia non è stata disturbata, ha soltanto provocato la curiosità di altri turisti, che l’hanno fotografata.

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