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LA MENTE E’ COME UN PARACADUTE… NON SERVE SE NON SI APRE…

Montedoro. Incarichi a tecnici esterni. Altra polemica

Alcuni locali accusano, il sindaco replica: «Fanno politica»

Carmelo Locurto

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montTorna in primo piano la questione legata all’affidamento degli incarichi tecnici da parte del Comune.
Dopo le roventi polemiche del febbraio scorso, stavolta ad innescare la miccia è stato l’affidamento dell’incarico di responsabile del servizio di prevenzione e protezione che l’Amministrazione Comunale di Montedoro ha affidato ad un tecnico esterno.
In una nota i tecnici Calogero Genco, Serafino Mantione e Salvatore Tulumello hanno sottolineato: «Continua il teatrino degli incarichi tecnici affidati in maniera diretta dal Comune senza che le professionalità locali vengano coinvolte, quantomeno nella fase dei preventivi di spesa e analisi di mercato».
Secondo i tecnici «in tempi di crisi, in cui quasi tutti i Comuni si affidano a personale interno che viene opportunamente formato per l’espletamento di tale ruolo, sembra strano e contraddittorio che sia stato previsto un incarico esterno di 4 mila euro per anno solare; ma in ogni caso appare lampante che i professionisti di Montedoro non meritano di essere interpellati neanche per un preventivo che, tra le altre cose, avrebbe potuto determinare un risparmio economico per l’ente».

una precedente protesta dei tecnici locali

una precedente protesta dei tecnici locali

Infine, nel precisare che «non si contesta l’incarico ad un collega di fuori ma la mancanza di trasparenza nell’affidamento dei servizi tecnici», hanno poi concluso: «L’ideale sarebbe che venissero resi noti da parte dell’Amministrazione Comunale i criteri che hanno portato alla scelta del professionista designato per sgomberare il campo da ogni dubbio».
Il sindaco Federico Messana, dal canto suo, ha replicato: «Come ho detto pubblicamente, non ripongo alcuna fiducia nei loro riguardi; il loro comportamento è stato scorretto, se hanno cose da dire accettino il confronto pubblico in quanto loro, prima di essere tecnici, sono esponenti politici di un gruppo politico avverso l’amministrazione comunale e in particolare alla persona del sindaco; loro non fanno nulla e non scrivono nulla che non abbia come preciso scopo politico di mettere in cattiva luce l’amministrazione comunale».

Il 10 agosto la Super Luna oscurerà le stelle cadenti

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superluna-6402Il primo dei tre appuntamenti con la Super Luna è passato. Da New York a Islamabad il fenomeno è stato fotografato in ogni parte del mondo. Chi si è perso lo spettacolo a causa dei cieli nuvolosi d’Italia avrà altre due occasioni: il 10 agosto, notte di San Lorenzo e il 9 settembre.

Da oggi fino al 10 agosto prossimo pubblicheremo le più belle foto di quella Super Luna.

Come spiega Paolo Volpini dell’Unione Astrofili Italiani, ”quello della super Luna è un fenomeno poco visibile a occhio nudo, ma è più percepibile con le fotografie fatte in corrispondenza di apogeo e perigeo.

La super Luna maggiore sarà comunque quella del 10 agosto”.

pechino

Super Luna a Pechino

Nel suo moto di rivoluzione intorno alla Terra, il nostro satellite disegna come un’ellissi. Il punto nel quale si trova più distante dal nostro pianeta è l’apogeo quello in cui si trova più vicina è il perigeo. La distanza in queste due posizioni non è fissa ma mediamente la differenza tra le due è di circa 50.000 chilometri, abbastanza per notare una differenza nelle dimensioni. Quando poi la sua posizione in perigeo coincide con l’allineamento che rende possibile vedere il satellite illuminato per intero dal Sole (Luna piena) si verifica il fenomeno della super Luna.

Fonte: Il Fatto

palumbo gommeEcco le gomme del compattatore

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Le gomme dell’auto compattatore che provvede alla raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani erano ormai al limite per cui era urgente procedere alla sua manutenzione.

E siccome era necessaria la sostituzione dei pneumatici e la revisione periodica dell’automezzo utilizzato nel servizio comunale di raccolta dei rifiuti solidi urbani, ecco che il Comune, considerata l’impossibilità dell’Ato Cl1 a provvedervi, ha deciso di intervenire affidando l’incarico di sostituirle alla ditta Palumbo Giuseppe di Milena.

Il costo è stato di 870 euro per l’acquisto e il montaggio di due pneumatici, equilibratura e smaltimento di quelli deteriorati.

Fonte: La Sicilia

Tra rigattieri

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Ad attivare questo florido mercato sono stati sempre un folto gruppo di operatori nel settore del trovarobato che anticamente avevano un loro punto di riferimento che era il cortile “cascino”, ubicato in appezzamento di terreno all’interno di via D’Ossuna.

Ma in questo settore un posto meritevole di questo appellativo è da sempre il “mercato delle pulci” impiantato negli anni cinquanta in un slargo venutosi a creare dopo la sistemazione ottenuta con la demolizione del reticolo murario cinquecentesco, oggi piazza Domenico Peranni, intitolata all’ex sindaco di Palermo che governò verso la fine dell’ottocento, dopo che i rigattieri facevano mercato a piazza Marmi.

Limitrofo ad esso si ritrovano tra il corso Alberto Amedeo e la via Papireto tutta una serie di negozi di antichità, che come una grande fabbrica concentra il suo prodotto in unico centro, ed attorno ad esso gravita il suo indotto, in questo caso: restauratori, antiquari veri e propri, falegnami ebanisti e tutto quel piccolo mondo che gira intorno all’antiquariato.

Il periodo bellico ha favorito la nascita di questo mercato che ha continuato fino ai nostri giorni, per arrangiarsi e sbarcare il lunario la gente si vendeva gli oggetti trovati tra le macerie e quelli di casa propria.

La piazza composta da una strada centrale ad attraversamento con ai lati due marciapiedi alberati, ha dato la possibilità a questi rigattieri di stazionare sopra le banchine, i propri oggetti all’interno di casupole in legno e lamiera utilizzando come principale sostegno la presenza degli alberi, prestando così a poco a poco corpo a quello che ormai tutto il mondo conosce come il mercato delle pulci di Palermo.

L’attraversamento stradale, consente ai visitatori di scrutare, cercare, mercanteggiare e acquistare di tutto: pezzi autentici, anticaglie, patacche, quadri, libri e soprattutto mobilio antico e ristrutturato con pezzi vecchi secondo un certo stile.

“Lavamanu” di ferro smaltato con “vacili e bucali” che a volte era anche in pesante maiolica, di solito completava l’arredamento “d’u ritre”, quando nelle case non c’era ancora l’acqua corrente, oggi si utilizza per decorare le camere da letto.

Si trovano cassapanche (casciabbancu), mobile composto dalla cassa e dal sedile, o semplicemente “cascia” che anticamente contenevano la biancheria da corredo, “bastunieri”(attaccapanni) di legno tornito, tavoli “tunni” e “mizzini” quest’ultimi costituiti da due mezzi tondi, alle volte resi ovale con l’inserimento di un tavolino rettangolare.

Quadri con cornici dorate, statuette di bisqui, orologi di ogni tipo e d’epoca, lumi antichi, già a petrolio trasformati con tanto di portalampada e filo per la luce elettrica, “ducesse” (poltrone), librerie, “siggie” (sedie) di Vienna, lampadari, “sufà” (divano) foderati di “damasco”, angoliere, “funografi”, “scritturi” (studio) dove era sistemato “u scagnu” che in tre dei lati, i due corti e quello lungo posto lontano da chi si sedeva per scrivere, era cinto da una balconatina a colonnine tornite,  “guardaroba” dove si conservavano i vestiti delle stagioni passate, stoviglie di uso giornaliero, letti di rame o di ottone con quattro “puma” dello stesso metallo o di vetro colorato, prevalentemente azzurro e ornato “ o capizzu” di angeli, nastri e fiori dello stesso metallo, fuso.

Letti di lamiera smaltati con intarsi di madreperla, tipici dei primi del novecento siciliano, “tulette” ballerina con la “balata” di marmo e con lo specchio girevole tramite l’asse orizzontale che il retro conteneva sempre una rappresentazione di una giovane donna ammicchevole.

Armadi, detto alla francese “ armariu”, con un unico e ampio sportello munito di specchio e con, sul fronte “u rabisco” in centro e “d’u puma” agli angoli anteriori.

“ Rinalieri” (comodini) sicchi e luonghi, “capizzali” con la sacra famiglia in gesso ed a stampa, acquasantiere, sedie a dondolo di legno curvato e impagliata con paglia di Vienna.

“u portaserviziu” (cristalliera) che conteneva i servizi buoni, cassettoni (cantaranu) con “cascuni” ampi, il cui ripiano e rivestito di marmo, un tocco di francesismo è per il “comò” di ogni stile e tempo.

“Suttaspecchiu (consolle) e cifunera” (fr.chiffonnière), entrambi erano due mobili simili, con ripiano largo coperto da una lastra di marmo, il primo sormontato da un grande specchio con la cornice damascata (decorazione con l’inserimento di fogli oro o argento in un disegno intagliato) che si adagiava al muro e con un grande cassetto, il secondo senza specchio e con diversi cassetti correllata sopra il ripiano da una vetrina apribile da due vetri.

In mezzo a tanta mescolanza disordinata, si ci mette alla ricerca di suppellettili o arnesi liberty, divenuto di gran moda, dopo anni di immotivata esclusione, si valorizza tutto, il bello come il brutto.

Aperto tutti i giorni, festivo compreso, dalla mattina fino al tramonto, i rigattieri offrono ai visitatori e turisti la loro grande professionalità che anno acquisito nel tempo.

Naso a punteruolo

puntPUNTERUOLO PERUVIANO

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Se pensate che il vostro naso sia un po’ sproporzionato consolatevi con la foto di un punteruolo del Perù (Rhinastus latesternus).

In realtà questa specie di proboscide – detta “rostro” – è una caratteristica comune a tutta la sua famiglia, che appartiene all’ordine dei coleotteri e che comprende più di 60 mila specie di insetti “nasuti” simili a questo.
Sulla punta del rostro si trova l’apparato boccale masticatore, che i punteruoli utilizzano per sgranocchiare foglie, frutti e radici.

Inutile dire che questo loro “appetito” non è particolarmente gradito ai contadini, che si vedono spesso danneggiare frutti e verdure.

Aspettando il cambiamento, nulla cambia

Salvatore Ferlisi

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Salvatore Ferlisi

Salvatore Ferlisi

Ogni comunità umana, di tanto in tanto, ha necessità di cambiare il proprio assetto direzionale, l’organizzazione burocratica, l’indirizzo politico ed economico e la propria classe dirigente, per meglio veicolare ed indirizzare il proprio destino .

Cambiano le grandi comunità e cambiano le comunità minori.

I capi eletti, nominati o autoproclamatisi tali, a volte vengono messi da parte democraticamente, a volte vengono braccati e fatti fuori nelle forme più diverse senza tanti fronzoli e forme: gli esempi sono tanti e la metodica seguita è varia e raccapricciante, spesse volte. Quasi nessuno di questi, nel ricordo collettivo resta icona del bene pubblico, quasi tutti vengono ricordati con disprezzo e repulsione.

vitellaro

Giuseppe Vitellaro

Anche in un piccolo centro come il nostro, tante volte abbiamo tentato di cambiare, “ il capo “ : è sempre stata un’impresa titanica smontare il castello di interessi diretti, indiretti e trasversali: ma qualche volta ci siamo riusciti. Con l’ultimo cambiamento, avevamo immaginato di aver fatto una vera ed autentica rivoluzione! E’ stata un’illusione vana, vacua ed infondata, perché permeata e costruita su vecchi schemi, antichi intrecci burocratici non sorpassati, non azzerati, non rinnovati: non cambiati !

Tutto è rimasto come prima. E’ cambiato qualche viso: ma la sostanza è rimasta tale e quale. Colui che doveva guidare il cambiamento è stato e rimane l’emblema della restaurazione e dell’immobilismo.

gattopardoE’ stato facile profeta, Tomasi di Lampedusa, nel fare affermare ad uno dei suoi personaggi, che tutto deve cambiare, affinché tutto resti come è. Anche noi abbiamo sperato che tutto potesse cambiare: non è cambiato niente! Tutto è uguale a prima.

La nostra è stata la rivoluzione di Masaniello.

A questo punto, con le dovute differenze temporali e storiche, certa la sanità mentale dell’autocrate, mi auguro che il novello rivoluzionario faccia lo stesso percorso umano del predecessore, nella speranza che nelle more di una necessaria alternativa di cambiamento, non provochi ulteriori danni .

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