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L’ultimo orrore dell’Isis: in rete il video della donna lapidata

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adNon bastavano le decapitazioni degli ostaggi occidentali: americani, francesi e inglesi uccisi per rappresaglia contro l’intervento della coalizione occidentale contro il califfato che l’Isis vorrebbe creare a cavallo tra Siria e Iraq.

Ora, i mozzateste islamici hanno messo in rete un filmato di cinque minuti girato presumibilmente in Siria dove la vittima è una donna “rea” di adulterio, ovvero di essere andata con un uomo diverso dal marito.

ad4La donna, avvolta in un lungo abito, viene “condannata a morte” dal padre, che di fronte ai carnefici si rifiuta di perdonarla. Viene allora legata e poi adagiata in una buca e poi lapidata.

Le immagini impressionanti la vedono contorcersi a ogni pietra che le arriva addosso finchè di lei non resta che un fagotto informe immobile a terra.

http://tv.liberoquotidiano.it/video/11710382/L-ultimo-orrore-dell-Isis-.html

 

Attenti all’orca

Inquirenti di Napoli, non cercate solo l’orco ma anche l’orca

Carmelo Dini
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orcaNotizia triste e tremenda: “Bimba giù dal balcone a Napoli: subì abusi. La madre: ‘Un mostro nel palazzo’.
C’è un secondo caso. La piccola morì cadendo dal balcone di casa. L’autopsia ha rivelato nei mesi precedenti era stata vittima di abusi sessuali.
Quello della piccola è il secondo caso di un bambino volato da un balcone nello stesso palazzo.
Gli inquirenti ipotizzano che nel rione risieda un ‘orco’.
E se si trattasse di un’orca e non di un orco?
Sì, perché stavo parlando sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi, della violenza sessuale da parte di uomini che alle volte può culminare in femminicidi o in  infanticidi, ed una religiosissima signora ha avuto il coraggio di scrivere le testuali parole:
“L’abuso di donne su bambini esiste e con numeri importanti, solo che è totalmente sommerso. Non viene facilmente riconosciuto né dalle vittime né da chi dovrebbe proteggerli. Ha connotati diversi dall’abuso maschile, molto meno evidenti per ragioni fisiche, diciamo. E lascia segni nascosti che vanno cercati con pratiche invasive e segni psicologici devastanti proprio perché dalle donne non ti aspetti tanta violenza…
Tra qualche decennio avremo libri e una storia umana di violenza femminile documentata, e avrete i libri per capire”.
E non scherzava, diceva sul serio.
Quindi inquirenti di Napoli, non cercate solo l’orco ma anche l’orca.

I premi assegnati allo scomparso Angelo Barba e ai medici Mancuso e Indovina

Roberto Mistretta

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Angelo Barba

Angelo Barba

Mussomeli. S’arricchisce l’Albo delle Civiche benemerenze dove da sabato, sono stati iscritti altri tre nomi di mussomelesi che hanno dato e continuano a dare lustro alla propria città.

Nella Sala delle Adunanze di Palazzo Sgadari il Consiglio e l’amministrazione comunale hanno consegnato il prestigioso riconoscimento alle figlie Gabriella ed Adriana del prof Angelo Barba, storico cittadino mancato prematuramente, ed ai medici nonché prof. universitari, Giacomo Mancuso e Giuseppe Indovina, presenti alla cerimonia insieme ai propri familiari.

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Il nome del prof. Angelo Barba è stato proposto dal sindaco Salvatore Calà, mentre i proff. Indovina e Mancuso sono stati proposti successivamente da un nutrito gruppo di consiglieri.
A presiedere la seduta ovviamente è stato il presidente Mario D’Amico, con a fianco il sindaco.

Giacomo Mancuso

Giacomo Mancuso

Giuseppe Indovina

Giuseppe Indovina

Le figlie del prof. Barba nel ricevere la benemerenza e rimarcarne il tormentato percorso hanno detto: “Nostro padre non è morto del tutto, ma continua a vivere attraverso la memoria di quanti lo ricordano ogni giorno per le sue doti intellettuali e morali, per il suo onesto pensare e retto nel vivere, per il suo amore autentico per Mussomeli e la sua gente. Un ricordo genuino che spesso ci commuove, sempre ci gratifica e ci dà tanta forza di andare avanti”.

Quindi la consegna delle civiche benemerenze al dott. Giuseppe Indovina, professore associato di Cardiologia al Policlinico di Palermo e responsabile Elettrocardiografia dinamica ed Ambulatorio. E al dott. Giacomo Mancuso, professore associato alla Clinica pediatrica dell’Ospedale dei bambini di Palermo e che da decenni ogni domenica mattina da Palermo si porta a Mussomeli, dove nel suo ambulatorio visita gratuitamente i bambini.
Anche per loro momenti di commozione nel ringraziare per il prestigioso riconoscimento e quindi a conclusione, la foto ricordo dell’evento.

Innocenti evasioni

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«Da ieri Urologia, Neurochirurgia e Chirurgia vascolare fanno due sedute e non 4»

pagL’on. Pagano accusa. «Al S. Elia dimezzati gli interventi, anestesisti dirottati a Niscemi»

G. S.

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Tutti gli interventi di Chirurgia previsti all’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta da ieri sino a mercoledì prossimo verranno ridotti: «una situazione “sconcertante” – come è stata definita dal parlamentare nisseno Alessandro Pagano – che porta come conseguenza ad un ridimensionamento delle sedute operatorie: per cui in Urologia, in Neurochirurgia, in Chirurgia vascolare se ne faranno due invece che quattro, mentre in Chirurgia generale di interventi ne verranno assicurati due invece che tre».
«E tutto questo – ricorda il deputato del Nuovo Centro Destra – per tenere in vita all’ospedale di Niscemi una Chirurgia gestita in modo assurdo dai responsabili dell’Asp di Caltanissetta, i quali, con questa decisione contribuiranno ad aumentare al “Sant’Elia” le liste d’attesa degli interventi riguardanti patologie gravi e una perdita per il nosocomio nisseno di parecchie decine di migliaia di euro al giorno».
Quali le cause che hanno determinato questa situazione? «Perché – spiega l’on. Pagano – i due anestesisti in organico all’ospedale di Niscemi sono in malattia, per cui, per tenere in vita un reparto “discutibile”, gli anestesisti nisseni sono costretti ad interrompere la loro attività al “Sant’Elia” ed a recarsi a Niscemi, pur trovando lì un carico di lavoro quasi nullo. Infatti al “Basarocco” gli anestesisti di pomeriggio non hanno alcuna seduta operatoria, mentre la mattinata è dedicata a pochi interventi, tutti misteriosamente in urgenza. Credo invece che nella stragrande maggioranza dei casi, essi di urgenza hanno ben poco, e potrebbero essere tranquillamente programmati razionalizzando l’uso delle sale operatorie, così come si fa in ogni chirurgia del mondo civile. Va invece sottolineato che gli interventi chirurgici che di solito vengono effettuati all’ospedale di Caltanissetta sono mediamente complessi, e ciò anche perché il “Sant’Elia” rimane una struttura di terzo livello e deve dare delle risposte concrete a tutti i cittadini del centro della Sicilia che in esso affluiscono».
«Ad aggravare la situazione – sostiene ancora l’on. Alessandro Pagano, riferendo notizie acquisite recentemente – alcuni pazienti di Gela vengono trasferiti a Niscemi per essere operati di appendicite: anche questo fa scandalo, specialmente se si pensa che a Caltanissetta pazienti con fratture gravi o con patologie oncologiche sono costretti a subìre ulteriori allungamenti delle liste d’attesa. Assurdo dire agli operatori ospedalieri che presto verranno assunti degli anestesisti a Niscemi. La soluzione non va cercata in queste direzioni. Le decisioni sono organizzative e sono ben altre. La direzione generale dell’Asp deve assumersi subito la responsabilità di potenziare i due ospedali principali di Caltanissetta e di Gela: questa è la vera “battaglia” da affrontare e da vincere. Nessuno oggi può più sopportare costi economici e rischi sanitari così spaventosamente alti pur di soddisfare il desiderio di qualche operatore sanitario di qualche piccola realtà territoriale che continua a pensare che il mondo si è fermato al 1980… ».

Dubbi sul… toscano

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Esiste un toscano che non fuma?

Zap&Ida

hardSarà anche il momento di Renzi, ma questo Paese continua a girare attorno a Berlusconi e ai nodi irrisolti di vent’anni di antiberlusconismo

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L’ipocrisia che lega il giudice Tranfa al tribuno Santoro

Alessandro Sallusti

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Nelle ultime ore abbiamo assistito alla triste sceneggiata di un presidente di Corte di Appello, Enrico Tranfa, che si è dimesso dalla magistratura (per la verità a pochi mesi dalla pensione) in disaccordo con la sentenza, anche da lui emessa, che riconosce Berlusconi estraneo alle accuse di concussione e favoreggiamento di prostituzione minorile (il caso Ruby).

giudici Nessuno, prima di lui, aveva violato il segreto delle dinamiche che, all’interno di una corte, portano a una sentenza. Nessuno prima di lui non aveva accettato, in modo pubblico e plateale, un verdetto che quasi sempre viene emesso a maggioranza. Siamo alla ribellione del principio stesso di giustizia da parte di chi la giustizia la deve amministrare, al disconoscimento delle regole, delle norme materiali ed etiche che dovrebbero essere invece fonte di certezza del diritto. Se Berlusconi è condannato, chi eventualmente dissente deve tacere, oppure passare per servo, venduto.

Se assolto, bisogna invece inquinare la nitidezza e la fondatezza del giudizio perché un dubbio rimanga sempre nell’aria. Berlusconi non può e non deve essere, o solo apparire, innocente.

sanPer lui continuano a stravolgere le regole della giustizia e pure quelle dell’informazione. Prendiamo la lite in diretta tv tra Santoro e Travaglio. «A Servizio Pubblico si discute, non si offende», ha spiegato ieri Santoro per giustificare la sua irritazione nei confronti di Travaglio che in trasmissione era andato giù duro nei confronti del governatore Pd della Liguria Burlando.

Non si offende? Ma se per anni Santoro ha lasciato assoluta libertà di linciaggio a Travaglio nei suoi monologhi contro Berlusconi e chiunque gli gravitasse attorno, se per anni le sue trasmissioni hanno ospitato, senza contraddittorio, mafiosi, prostitute e ricattatrici purché infangassero il Cavaliere.

Solo fuori dal perimetro di Arcore Santoro diventa garantista e pluralista, solo fuori da quel perimetro a Travaglio deve essere messa la museruola. C’è un filo rosso che lega il magistrato Enrico Tranfa al tribuno Michele Santoro: adattare le regole, l’etica e la libertà al proprio uso e consumo per interesse personale e visione politica. Per una volta, forse la prima, anche Travaglio prova sulla sua pelle quanto sia insopportabile l’ipocrisia del doppio binario, tattica di cui lui è un vero maestro.

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